Cosa fare se l’acqua del rubinetto presenta troppo calcare

Il calcare in eccesso presente nell’acqua di rubinetto è un problema comune a tantissime persone. Chiaramente non è consigliabile il bere un’acqua con una presenza eccessiva di calcare, tecnicamente chiamata “dura”, perché possono esserci diversi effetti nocivi sulla nostra salute.

Troppo calcare nell’acqua potrebbe ad esempio andare ad appesantire il lavoro dei reni, o contribuire alla formazione di quelli che comunemente chiamiamo “calcoli renali”. Meglio evitare di fare questa esperienza dunque, e giocare d’anticipo.

A parte questo, possono esserci altri piccoli problemi che possiamo riscontrare direttamente in casa quando l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto è troppo ricca di calcare. Vediamo insieme quali.

I problemi legati al calcare nell’acqua del rubinetto

I problemi che tipicamente si riscontrano quando l’acqua del rubinetto di casa presenta troppo calcare sono noti. Tra questi ad esempio, il malfunzionamento di diversi elettrodomestici che necessitano di acqua per funzionare.

Il caso classico è quello del ferro da stiro, il quale va rapidamente a rovinarsi se l’acqua che mettiamo al suo interno presenta troppo calcare. I fori di emissione vanno infatti lentamente ad ostruirsi al punto che poi la fuoriuscita di vapore non è più sufficiente.

Lo stesso si può dire per la macchinetta del caffè o per qualsiasi altro dispositivo che necessiti di acqua per funzionare. Qui il calcare va ad accumularsi nel tempo andando lentamente ad impedire al dispositivo di lavorare correttamente, per questo va effettuata l’operazione di decalcificazione.

Inoltre il calcare in eccesso va a rovinare anche la rubinetteria ed i sanitari, macchiando in maniera quasi permanente, ma non solo. Eventuali piatti doccia di colore scuro o pareti della doccia dello stesso colore possono macchiarsi di bianco e necessitano dell’utilizzo di determinati di prodotti chimici per tornare ad essere come muovi.

Chiaramente tali prodotti chimici a lungo andare causano anch’essi dei problemi per cui le conseguenze del calcare si noteranno comunque a lungo andare. Dunque non sono soltanto elettrodomestici ed i dispositivi di casa, ma anche rubinetteria e soffioni doccia a risentirne.

Questi ultimi spesso tendono ad intasarsi e vanno smontati e puliti adeguatamente per poter ricominciare a funzionare normalmente. Da qui la necessità di trovare una soluzione che consenta di rimuovere il calcare in eccesso dall’acqua presente nel rubinetto di casa.

In questi casi, un depuratore d’acqua risolverebbe egregiamente il problema, per questo tante persone sono interessate a scoprire i depuratore acqua casa prezzi per comprendere l’effettivo risparmio.

I vari tipi di depuratori d’acqua esistenti in commercio

La tipologia di depuratore da scegliere cambia in base al tipo di acqua che arriva in casa. Ogni tipo di depuratore è in grado di risolvere esigenze specifiche. Vediamo di seguito insieme i quattro tipi principali di depuratori esistenti in commercio

Depuratori ad osmosi inversa

I depuratori ad osmosi inversa sono la tipologia più diffusa e maggiormente presente in casa. Si tratta di un dispositivo che riesce ad eliminare dall’acqua i vari elementi nocivi o quelli troppo pesanti, come i nitrati. I depuratori ad osmosi inversa funzionano grazie ad una speciale membrana che consente loro di filtrare l’acqua trattenendo così le impurità.

Addolcitori

Gli addolcitori sono da preferire quando l’acqua che arriva nel rubinetto di casa è troppo ricca di calcare. Essi lavorano infatti grazie ad un particolare procedimento chimico che funziona con uno scambio ionico per il quale riescono ad eliminare la durezza dell’acqua, e dunque ridurre la presenza di calcare. Al tempo stesso gli addolcitori aggiungono del sodio.

Filtri al carbone attivo

I filtri al carbone attivo non hanno un impianto a sé, come per gli altri tipi di filtri, ma questi vengono applicati direttamente al rubinetto. Essi hanno il compito di rimuovere il cloro in eccesso e altre sostanze nocive. Il vantaggio dell’adottare tale tipo di filtro sta certamente nel fatto che la sua installazione è particolarmente rapida.

Sistemi di microfiltrazione

Esistono infine i sistemi di microfiltrazione, i quali sfruttano una particolare membrana che consente loro di rimuovere le parti solide dall’acqua, rendendola così più leggera e sicura.

Adesso hai dunque a disposizione tutte le informazioni che ti possono aiutare ad individuare il tipo di depuratore più adatto in base alla qualità dell’acqua cui hai accesso dal rubinetto di casa.

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Agli italiani piace la gift card

E’ la gift card il regalo del Natale 2021, tanti che si attende un vero e proprio boom di questa forma di cadeau. Niente buste con i soldi o pensierini improvvisati, ma card per acquistare in libertà quello che si preferisce: a prevedere il crescente successo di questa formula è il recente studio “Italy Gift Cards Market” realizzato dalla società Allied Market Research. In base ai dati della ricerca, il giro d’affari delle card, sia fisiche sia digitali, passerà dai 5,7 miliardi di euro del 2020 a quasi 16 miliardi entro il 2028 con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 14% e una forte polarizzazione verso il digitale. 

Le ragioni del successo

Sono diverse, secondo gli analisti, le ragioni di questo exploit presente e futuro. Innanzitutto, il Covid ha rivoluzionato le abitudini di acquisto di tutti noi, facendoci orientare sempre più spesso verso canali digitali e le card in questo comparto funzionano benissimo. C’è poi da sottolineare che, sempre secondo gli esperti, il mercato delle gift card in Italia deve ancora raggiungere la sua maturità: attualmente il giro d’affari si concentra sui beni di consumo e sul commercio al dettaglio, ma ci sono altri ambiti dove si prevede una crescita rilevante del business in futuro come la ristorazione, il wellness, il turismo (soprattutto in ottica post Covid-19) e il welfare aziendale.

Un regalo gradito

Come riporta anche Ansa, le ricerche evidenziano come il buono acquisto sia uno dei regali più graditi non solo sotto l’albero. Uno studio condotto dalla società di consulenza canadese Leger per Blackhawk Network sul mercato USA in vista delle prossime festività natalizie ha mostrato come il 69% dei consumatori vorrebbe ricevere sotto l’albero una gift card con punte del 75% se andiamo ad osservare la Generazione X e i Millennials. La ricerca inoltre sottolinea come per Natale 2021 la capacità di spesa per i regali salirà del 17% rispetto al 2020, toccando quota 663 dollari e il 40% di questa somma verrà spesa per regalare gift card (+27% sull’anno precedente).

Card sotto l’albero

Insomma, si regalano e si regaleranno card questo Natale. Ma per acquistare cosa? La classifica delle tipologie dei buoni acquisto più regalati a Natale vede al primo posto quelli relativi alla ristorazione, seguiti dalle gift card multi-brand e da quelle del travel. Così da fare tutti contenti.

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Importo mutui: oltre 142.000 euro, il valore più alto degli ultimi 10 anni

A ottobre si registra un’ulteriore crescita dell’importo medio dei mutui richiesti (+6,8%), che con 142.345 euro tocca il valore più elevato degli ultimi 10 anni. La dinamica del comparto fa però segnare una nuova flessione (-16% rispetto a ottobre 2020), in linea con il trend del trimestre precedente. Questo, nonostante la costante crescita  delle istruttorie presentate dagli under 35 (+2,6%), che arrivano a piegare una quota record del 30% del totale. È quanto emerge dall’analisi delle richieste registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF.

Un ritrovato interesse per i progetti di investimento sulla casa 
“La ripresa delle compravendite e la crescita dei prezzi degli immobili testimoniano il ritrovato interesse da parte degli italiani per il progetto di investimento sulla casa – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Questo si riflette, coerentemente, su un importo dei mutui richiesti in costante aumento, al punto da aver toccato a ottobre il valore più elevato degli ultimi 10 anni. Possiamo leggere questo dato come una positiva indicazione del livello di fiducia delle famiglie, che in questa fase di ripartenza dell’economia si sentono di poter prendere impegni di lungo termine con la certezza di riuscire a sostenere gli oneri finanziari senza eccessivi affanni”.

L’andamento dell’importo medio
Nel complesso, le richieste tra 100.000 e 150.000 euro rappresentano la soluzione preferita dagli italiani (circa 30% del totale), un dato in linea con il corrispondente periodo del 2020. Al secondo posto (25,6%) permane la classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro, mentre valori al di sotto dei 100.000 euro caratterizzano 4 richieste su 10. A ottobre si registra però una flessione generalizzata delle richieste da parte di tutte le fasce di richiedenti, a eccezione degli under 35, che registrano il dato più alto degli ultimi 10 anni. In particolare, la classe tra i 18 e i 24 anni è invece arrivata al 2,7% rispetto al 2,2% di un anno fa, e quella tra i 25 e i 24 anni al 27,3% (vs 25,2% di ottobre 2020). La classe di età che rappresenta la quota maggioritaria delle richieste di mutuo rimane comunque quella compresa tra i 35 e i 44 anni, con il 32,7%% del totale.


Gli italiani si confermano prudenti
Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata si conferma il trend degli scorsi mesi, che vede la classe compresa tra i 26 e i 30 anni sempre più in cima alle preferenze delle famiglie, con il 27,6% del totale (+4,4%). Cresce anche la classe tra i 20 e i 25 anni (+1,1% vs 2020), che assorbe il 24,1% delle richieste totali. In generale, quasi 8 richieste su 10 presentano piani di rimborso superiori ai 15 anni, a conferma dell’atteggiamento tradizionalmente prudente delle famiglie italiane, che tendono a spalmare la restituzione del finanziamento su un orizzonte temporale sufficientemente lungo per ridurre quanto possibile il peso delle rate sul bilancio familiare.

Alla bellezza non si rinuncia: il fatturato della cosmetica a quasi 12 miliardi di euro

E’ uno dei settori di eccellenza del Made in Italy, nonché una passione di italiani e non solo: è la cosmetica, un comparto che di anno in anno dà prova di sapersi innovare e di resistere alle cicliche ondate di crisi. Il 2021 si preannuncia come un’ottima annata per il mondo del beauty, tanto che a fine anno il fatturato del comparto dovrebbe oltrepassare gli 11,7 miliardi di euro, con un balzo in avanti del 10,4% rispetto al 2020. Le previsioni sono contenute nell’indagine congiunturale presentata dal Centro studi di Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese del comparto, che prevede per la seconda parte del 2022 il raggiungimento dei valori pre-crisi.

Balzo in avanti dell’export

La normalizzazione della situazione sanitaria ha portato anche la ripresa degli scambi commerciali europei e internazionali. In virtù di questo, l’export dovrebbe chiudere a fine anno con un salto in avanti in positivo, ovvero a 4,7 miliardi con un +14% rispetto all’anno prima. La bilancia commerciale supererà i 2 miliardi. Le stime per la fine del 2021 indicano una crescita del mercato interno a 10,6 miliardi (+8,5%).

Tra i canali di vendita cresce l’ecommerce

In generale, tutti i canali di vendita registrano delle buone performance nel segmento beauty. Più di tutti gli altri, però, cresce l’ecommerce, che fa un balzo in avanti del +29,7% e che, secondo le stime, dovrebbe raggiungere un valore di 900 milioni di euro. Bene anche il canale della farmacia (+4,0%), che arriva a toccare gli 1,9 miliardi, e della grande distribuzione (+1,5%), che raggiunge i 4,5 miliardi. Anche i canali professionali reagiscono positivamente: acconciatura (+14,8%) ed estetica (+12,6%) registrano una stima di chiusura a fine anno rispettivamente di 520 e 190 milioni, recuperando parzialmente le chiusure forzate del 2020. La ripresa nel 2021, riporta una nota Ansa, influenza positivamente anche il recupero delle vendite nella profumeria (+22,1%, per un valore di oltre 1,8 miliardi), che si avvicina alla quota di distribuzione pre-pandemia. Le previsioni di fine anno del canale erboristeria (+12,7%) portano a un valore di chiusura di oltre 370 milioni. Conferme anche dalle vendite dirette (+3,7%) che, nelle stime di fine esercizio, portano a una proiezione di chiusura pari a circa 360 milioni. Il fatturato del contoterzismo sale infine ai livelli pre-pandemia, toccando a fine 2021 i 2 miliardi (+20%), sostenuto dalla ripresa della domanda estera.

Riforma del catasto, un proprietario su due è d’accordo

Se la maggioranza di chi oggi possiede un immobile vede positivamente l’intervento sul catasto, con un picco del 63,1% tra i residenti nel Nord Ovest, di contro il 16,3% è apertamente contrario. Ancora molti, comunque (26,7%), sono coloro che non hanno ancora un’idea precisa in merito. La riforma del catasto, e le sue possibili conseguenze, occupano il dibattito pubblico. Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione, da cui è emerso che più di 1 proprietario su 2 (57%) è d’accordo con la riforma.

Le ragioni dei favorevoli alla riforma

Il 58,7% dei favorevoli ritiene che la riforma possa far emergere i cosiddetti immobili “fantasma”, ovvero quei 1,2 milioni di edifici ancora sconosciuti al catasto e al fisco. La percentuale sale al 59,9% tra i residenti nel Nord Ovest, mentre raggiunge il minimo (54,7%) nel Centro Italia. Il 56,9% dei proprietari favorevoli, invece, pensa che la riforma possa contribuire a rendere più equo e trasparente il prelievo sugli immobili. Il 18,1% si fida del fatto che nonostante la riforma non cambierà nulla in termini di prelievo fiscale, mentre il 13,1% è convinto che la modifica porterebbe addirittura a un abbassamento del prelievo fiscale. La percentuale poi sale fino al 18,5% tra chi è alla ricerca della prima casa da acquistare.

Chi è contrario teme un aumento delle tasse

Se si considerano i proprietari che al contrario si sono dichiarati contrari alla riforma, la stragrande maggioranza (78,9%) è sfavorevole perché teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse che gravano sulla casa, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare. Il timore più grande relativo alla riforma del catasto è infatti il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, i cui effetti potrebbero avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare. Quasi 1 rispondente su 3 (31,4%) tra coloro che oggi sono alla ricerca della prima casa ha dichiarato di esser disposto a rinunciare all’acquisto qualora le tasse dovessero aumentare.

Nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere a uno stop delle compravendite

Anche nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere a uno stop delle compravendite, dato che il 29,7% del campione ha ammesso di essere pronto a rinunciare all’acquisto di un secondo immobile.
“La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione – spiega Facile.it – visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa”. Tanto che sono ben 2,2 milioni i proprietari immobiliari che in caso di aumento delle tasse potrebbero vendere la seconda casa.

Guardare un film al cinema fa bene alla salute

La ‘magia’ del cinema fa bene alla salute: la scienza conferma i benefici fisici, mentali ed emotivi dell’esperienza cinematografica in sala. Andare al cinema, insomma, fa bene alla mente e al corpo. Lo attesta uno studio inglese condotto dall’University College of London, che ha pubblicato i risultati di una ricerca commissionata da Vue International, il gruppo proprietario del circuito di sale cinematografiche, The Space Cinema. Obiettivo della ricerca, esplorare cosa succede al corpo e alla mente durante la visione di un film in sala. E i risultati non lasciano dubbi: la ricerca suggerisce infatti i tre elementi specifici e distintivi dell’esperienza cinematografica che giovano alla salute, ovvero, l’attività focalizzata, la socialità condivisa, e l’elemento culturale.

Un’opportunità per il nostro cervello: costruire la resilienza mentale

“Esperienze culturali come andare al cinema offrono al nostro cervello l’opportunità di dedicare la nostra completa attenzione per periodi di tempo prolungati – commenta il Dr Joseph Devlin, Professore di Neuroscienze Cognitive all’UCL -. Al cinema nello specifico, non c’è altro da fare se non immergersi. La nostra capacità di mantenere la concentrazione e l’attenzione gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della nostra resilienza mentale, perché la risoluzione dei problemi richiede in genere uno sforzo concentrato per superare gli ostacoli – aggiunge il Dr Devlin -. Le attività con un focus sociale condiviso, d’altra parte, aumentano la nostra creatività, le prestazioni di squadra e il legame con gli altri, ed è stato anche dimostrato che riducono i sentimenti di solitudine e depressione”.

Cosa succede durante la visione di un film?

Allo studio, condotto dalla Facoltà di Psicologia Sperimentale dell’Università londinese, ha partecipato un gruppo di volontari che ha preso parte alla proiezione di un film della durata di due ore indossando sensori biometrici, con i quali i ricercatori sono stati in grado di misurare un notevole aumento della frequenza cardiaca dei partecipanti. Il monitoraggio ha rilevato anche un progressivo allineamento dei battiti degli spettatori, quasi fino a sovrapporsi per andare all’unisono. I test sulla cute hanno mostrato inoltre che in alcuni momenti più coinvolgenti nella trama si è innescato un aumento dei livelli di eccitazione emotiva. 

Una sfida contro il multitasking e la vita always on

“Tra il destreggiarsi tra più dispositivi e il vivere in un mondo in cui non siamo quasi mai offline, spegnere tutto non è mai stato così importante – puntualizza Tim Richards, ceo di Vue International -. Il cinema è uno degli ultimi posti in cui ci si può davvero perdere, e questa ricerca conferma che non è solo un modo di dire, ma che gli effetti benefici sono persino misurabili scientificamente”.
Su questo tema è stato girato anche un film, Get Lost, lanciato da The Space Insomma, perdersi nell’esperienza di un film al cinema è ritrovarsi migliorati nello spirito e nel corpo. Ma è anche una sfida contro il multitasking, la vita always on, con le continue distrazioni davanti a display e monitor. L’invito è a disconnettersi dal mondo, quindi, e tuffarsi nella magia della sala.

L’importanza della prevenzione nella cura del cancro al seno

Le statistiche in Italia fornite dal Ministero della Salute evidenziano come 4 casi su 10 di cancro nelle donne siano localizzati nel seno.

Si tratta di una eventualità che purtroppo è ancora oggi largamente diffusa, nonostante la scienza abbia fatto passi da gigante in tal senso, e la ricerca sia sempre più vicina a trovare le cure definitiva possano aiutare a sconfiggere questa malattia.

Al momento comunque, la prevenzione rimane l’arma più importante a disposizione di ogni donna per riuscire a individuare in tempo questo tipo di patologia e accedere così con largo anticipo alle cure necessarie, aumentando in maniera esponenziale le probabilità di guarigione.

Prevenzione e l’importanza dell’autopalpazione

Una delle cose più importanti che è possibile fare per individuare con il maggior anticipo possibile questa patologia è quella di effettuare periodicamente la autopalpazione. Si tratta di una semplice pratica che è possibile adoperare autonomamente in casa e senza l’ausilio di alcun tipo di strumento se non le proprie mani.

È sufficiente per questo circoscrivere dei piccoli cerchi sul seno con le dita andando alla ricerca al tatto, di eventuali noduli o qualsiasi altra cosa che possa apparire come un corpo estraneo. È bene inoltre osservare anche la forma e l’aspetto del seno per vedere se vi sono delle irregolarità o differenze rispetto al passato, e questa operazione va ripetuta anche nelle cavità ascellari.

Se in occasione della autopalpazione si dovesse riscontrare la presenza di qualsiasi cosa che possa apparire come sospetta è bene avvisare tempestivamente il proprio medico di famiglia oppure effettuare direttamente una visita senologica così da avere il parere di un esperto.

È bene comunque sottolineare che i classici noduli che di tanto in tanto si presentano non sono pericolosi e che possono essere curati e risolti in maniera semplice, assumendo determinati farmaci che è sempre lo specialista a dover prescrivere.

Un controllo da effettuare annualmente

Ad ogni modo è bene far visitare il seno ad uno specialista almeno una volta l’anno così da avere la certezza che tutto sia a posto. Questo tipo di visita va effettuata annualmente quando si superano i 35 anni; nel caso invece vi sia in famiglia una precedente storia di tumore al seno, è bene invece andare ad effettuare questo tipo di controllo a partire già dai 30 anni in poi.

Le statistiche mostrano infatti con chiarezza che le donne le cui famiglie hanno già alle spalle una certa casistica di tumore al seno, hanno molte più probabilità di sviluppare questa malattia ed è bene per questo iniziare con un certo anticipo ad effettuare delle visite di controllo.

La prevenzione può essere determinante

Adottare questi semplici accorgimenti e già davvero molto importante per la prevenzione e consente di ridurre in maniera drastica l’avanzare della malattia e dunque evitare conseguenze anche gravi.

Grazie alla prevenzione è infatti possibile riuscire ad andare a lavorare per tempo su questa patologia aumentando notevolmente l’efficacia delle cure e dunque le probabilità di successo delle stesse, consentendo alla persona interessata di tornare rapidamente alla vita di prima senza dover affrontare delle cure particolarmente invasive.

Prevenzione significa dunque giocare d’anticipo, dover affrontare cure meno invasive, avere tempi di convalescenza più brevi ma soprattutto avere molte probabilità in più di guarigione.

Questo è il motivo per il quale ogni donna dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di iniziare ad effettuare l’autopalpazione (se non lo fa ancora) e a prescindere prendere anche la buona abitudine di far controllare periodicamente il seno ad uno specialista così da avere la certezza che tutto sia a posto e che non sia necessario effettuare alcun tipo di ulteriore analisi diagnostica strumentale.

Design, i mega trend emersi a Milano

Come saranno le mode del presente e del futuro nell’ambito del design? A tracciare la strada dei nuovi modi dell’abitare è il Salone del Mobile di Milano, ritornato finalmente in presenza. Grandissimo palcoscenico di tutto ciò che riguarda il design, il Salone è stato anche l’occasione per individuare i mega trend dell’immediato futuro. Cosa ci aspetta, quindi? Un po’ come in tutti i settori della nostra vita, largo spazio è dato alla sostenibilità così come alla tecnologia utile. Ovviamente, non mancano soluzioni nate dalla necessità di dividere gli spazi domestici dopo l’avvento dello smartworking, ma c’è anche la voglia di vivere in ambienti ordinati, naturali e perché no, colorati.

Riciclo, sostenibilità e verde

Come riporta l’Ansa, a Milano si è visto un crescente interesse per la sostenibilità, con proposte di prodotto con un’elevata percentuale di materiali riciclabili, a basso impatto ambientale o frutto di un percorso di innovazione interno di un’azienda nella filiera per il controllo del consumo di energia e risorse. Un altro trend forte e chiaro è la biofilia, ovvero l’introduzione del verde negli oggetti che ci circondano ogni giorno. In fondo, non è una novità che l’aggiunta di piante negli ambienti che viviamo può migliorare significativamente il nostro benessere, aiutare a ridurre lo stress e aumentare la produttività. 

Colori forti e linee leggere

Il Supersalone è anche il luogo dove sono state individuate le ultime tendenze nella tavolozza dei colori: certo, gli evergreen come il bianco o i toni neutri resistono alla prova del tempo, ma emerge anche il desiderio di colori forti e accesi. I colori primari vengono accostati o caratterizzano i singoli elementi d’arredo; lo spazio viene suddiviso alternando toni forti, anche in contrasto, per definire un ambiente vivace ed energetico. Sempre a proposito di stile, mentre le pareti si accendono gli arredi diventano più leggeri, quasi sospesi: mobili e complementi occupano lo spazio in modo discreto. Lampade ultrasottili, librerie con strutture quasi invisibili, poltrone con gambe affusolate e sedute dalle linee essenziali. 

Le trasformazioni dopo il covid

Infine, non potevano mancare le tendenze emerse dopo i cambiamenti imposti dalla pandemia. Ognuno in casa ha ora bisogno di trovare uno spazio per sé, il che porta a cercare un modo per separare gli ambienti senza però chiuderli. Prendono perciò piede pareti mobili o scorrevoli, magari in vetro così a far passare la luce. Nel nuovo modo di abitare, e dove si deve anche lavorare, si predilige l’ordine – magari con arredi trasformisti che “nascono” alla vista quello che c’è da celare – e l’aiuto della tecnologia,  intesa come alleato per rilassarsi e per rendere la propria quotidianità più semplice.

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I business traveller italiani vogliono tornare a viaggiare, ma con flessibilità

Per i business traveller italiani sono stati mesi di stop forzato alle abituali attività, ma ora che con i vaccini le cose vanno meglio sotto il profilo pandemico, è tornato il momento di viaggiare di nuovo. Ma i diretti interessati vogliono farlo? E se sì, a quale condizioni? A queste e ad altre domande ha risposto SAP Concur con la ricerca “Global Business Traveller and Travel Manager Survey 2021” commissionata tra aprile e maggio 2021 con l’obiettivo di mettere in evidenza l’entusiasmo dei viaggiatori d’affari italiani e globali nel rimettersi in viaggio. La survey indica inoltre le azioni già adottate dalle aziende e quelle ancora da compiere per garantire una ripresa redditizia e responsabile del business travel, in grado anche di soddisfare le esigenze dei dipendenti e poter così trattenere i migliori talenti.

Pronti a ripartire

In base ai dati raccolti, si scopre che i business traveller italiani sono pronti a ripartire: infatti, il 95% di loro è disposto a viaggiare per lavoro per il prossimo anno e oltre la metà (il 52%) si dichiara molto desiderosa. Al contempo, il 78% dei viaggiatori d’affari italiani teme che la ridotta possibilità di viaggiare nei prossimi 12 mesi possa danneggiarli personalmente e professionalmente. Le principali preoccupazioni includono difficoltà nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni commerciali (45%), minori guadagni (39%) e mancato avanzamento di carriera (27%). Sono inoltre preoccupati del fatto che la riduzione dei viaggi d’affari abbia portato la loro azienda a firmare un numero minore di nuovi accordi (39%), a rinnovare meno contratti (35%) e a rimanere indietro rispetto alla concorrenza (31%).

Alle proprie condizioni

Un altro aspetto che emerge con forza, specie nel campione italiano, è che i business traveller vogliono dettare le condizioni quando si tratta di spostarsi per lavoro. L’81% dei viaggiatori d’affari italiani (percentuale più alta tra tutti i mercati intervistati, che si riduce al 68% a livello globale) dichiara apertamente di voler tornare a viaggiare per lavoro ma alle proprie condizioni: in particolare, desidera avere maggiore controllo sull’itinerario con la flessibilità come fattore determinante per più di 2 viaggiatori su 3 (il 69%). Ma non solo: il 37% del campione  considera essenziale la scelta delle proprie sistemazioni preferite, così come la possibilità di prenotare i propri viaggi direttamente attraverso i siti web dei fornitori, come compagnie aeree o hotel (36%). A parte gli obiettivi aziendali, il desiderio di poter rimettersi in viaggio è motivato anche dalla possibilità di vedere posti nuovi (61%), prendersi una pausa dalla vita quotidiana (53%) e stabilire legami personali con clienti e colleghi (52%).    

Nei primi sei mesi del 2021 i fallimenti sono sotto i valori pre-Covid

Il numero delle imprese costrette a portare i libri in tribunale per chiudere l’attività nei primi sei mesi del 2021 resta contenuto, e al disotto dei valori del periodo precedente la pandemia. Lo attestano i dati elaborati da Unioncamere – InfoCamere, tratti dal Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, secondo cui nel periodo considerato sono state ‘solo’ 4.667 le imprese che hanno avviato una procedura fallimentare, contro le 5.380 del corrispondente periodo del 2019, ovvero, prima dell’irrompere dell’emergenza Covid. 

Il tasso di fallimento delle imprese italiane si attesta al valore di 0,76 

Secondo quanto risulta dall’indagine condotta da Unioncamere e InfoCamere, a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio sulle aperture di procedure fallimentari nei primi sei mesi degli ultimi tre anni, ‘nel mezzo’ si colloca il dato delle 2.924 dichiarazioni di fallimento presentate dei primi sei mesi del 2020. Questo dato tuttavia è caratterizzato dall’imposizione del lockdown e dal prolungato stop alle attività dei tribunali.
Il tasso di fallimento delle imprese italiane, emerso dal numero di procedure fallimentari aperte ogni mille imprese registrate, si attesta dunque al valore di 0,76. 

Tra le regioni più grandi solo la Sicilia segna un incremento rispetto al 2019 

Prendendo come riferimento il primo semestre del 2019, ovvero l’ultimo non affetto dalle conseguenze legate all’emergenza sanitaria, il bilancio della prima metà del 2021 mostra per quasi tutte le regioni valori in diminuzione, per una media nazionale che si attesta al -13,3%. Fanno eccezione alcune tra le regioni più piccole, come la Basilicata (+53,6%) e il Molise (+41,7%), dove però bastano pochi casi in più per determinare forti variazioni relative. Tra le regioni più grandi, a far segnare un incremento rispetto a due anni fa si segnala la sola Sicilia (+1,4%).

La dinamica attenuata si distribuisce in modo anche tra i settori di attività

L’unica regione, che pur in forte riduzione rispetto ai primi sei mesi del 2019 (-16,1%), si colloca sopra la soglia dell’uno per mille nel tasso di fallimento è la Lombardia. La dinamica attenuata dei fallimenti si distribuisce inoltre in modo diffuso anche tra i settori di attività delle imprese.  A mostrare un’accelerazione rispetto al primo semestre 2019 sono la fornitura di energia (+60%), il settore della sanità e assistenza (+21,6%), il trasporto e magazzinaggio (+19%), l’istruzione (+13.3%) e le attività assicurative e finanziarie (+3,2%).