Whatsapp mette il contatore alle bufale online

Whatsapp dichiara guerra alle bufale, e in seguito alle pressioni provenienti da diversi Paesi e istituzioni, sviluppa un contatore che indica quante volte un messaggio è stato re-inoltrato e una funzione per la verifica delle immagini. Tutti e due gli strumenti sono già disponibili nella versione sperimentale dell’app, la versione beta. App di messaggistica e social network sono diventate veicolo di migliaia di contenuti fuorvianti. A partire dagli Stati Uniti, che con le elezioni presidenziali del 2016 hanno vissuto il momento di maggiore crescita della disinformazione, mentre negli ultimi mesi si osserva un incremento nella diffusione di fake news e catene caratterizzate da contenuti d’odio, soprattutto in India, dove si sono verificati 13 linciaggi, tutti riconducibili a campagne d’odio veicolate attraverso l’app di messaggistica di proprietà di Facebook.

Un contatore indica quante volte è stato inoltrato un contenuto

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà verità”: qualsiasi notizia falsa a furia di essere ripetuta può diventare credibile, e in seguito, creduta. Per questo motivo Whatsapp vuole inserire una funzione che consentirà di vedere quando un messaggio è stato inoltrato frequentemente. In particolare, se è stato condiviso almeno cinque volte. L’utente potrà quindi sapere se il contenuto che ha condiviso è stato inoltrato anche da altri utenti, e un apposito contatore indicherà quante volte. La funzione potrebbe servire per incoraggiare i più responsabili a pensare attentamente prima di rendere virale un’informazione, aiutandoli a controllarne prima l’affidabilità.

La funzione per il controllo delle immagini

Il team di Whatsapp, riporta Agi, ha anche sviluppato una funzione che consente di cercare automaticamente un’immagine attraverso il motore di ricerca Google Immagini, così da individuarne di simili. Questo strumento può essere molto utile nel caso di fotomontaggi: verificando l’origine dello scatto l’utente può controllare se ne esistano versioni differenti. Un esempio tipico è quello in cui alcuni manifestanti vengono ritratti con dei cartelli in mano. Simili scatti sono stati spesso utilizzati da propagatori di false notizie per inserire messaggi fuorvianti sui cartelli, inducendo l’osservatore a credere a notizie per lo più orientate contro alcuni gruppi o etnie.

Un atteggiamento critico

Troppo facilmente si tendono a condividere informazioni false o pretestuose solo perché confortano le nostre opinioni. Ma a una censura preventiva dei contenuti sarebbe preferibile un atteggiamento critico nei confronti delle notizie, e un maggiore rigore nella scelta di ciò che viene condiviso sui profili social. A questo deve seguire lo sforzo delle aziende tecnologiche per limitare la diffusione di notizie false e di un atteggiamento aggressivo sulla rete.

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