Sostituzione caldaia: come scegliere?

Se la nostra vecchia caldaia comincia a fare i capricci, facciamo bene a chiederci se sia arrivato il momento di sostituirla con una nuova o meno.

Molto dipende chiaramente dall’età della caldaia e dalle sue condizioni. Se essa ha superato i 10 anni, o se presenta dei malfunzionamenti che richiedono un esborso economico per il quale è più conveniente acquistarne una nuova, a questo punto è meglio pensare di sostituirla.

È proprio in questo momento che sorge l’interrogativo relativo a quale caldaia acquistare. In commercio ne esistono infatti diversi modelli e i parametri per sceglierne una piuttosto che un’altra non sempre sono noti all’utente medio.

Si tratta di ogni modo di piccole cose che è bene studiare per cercare di fare un acquisto azzeccato e dunque di acquistare una caldaia che sia commisurata alle esigenze della famiglia.

Ecco di seguito quali sono le cose da tenere a mente, così da poter individuare il dispositivo più adatto alle proprie necessità.

La classe energetica

Quello della classe energetica è un aspetto sicuramente prioritario. La classe energetica ci dice infatti quali sono effettivamente i consumi della caldaia che stiamo pensando di acquistare.

Certamente una caldaia con una classe energetica superiore potrebbe costare qualcosina in più rispetto una con una classe energetica inferiore, ma potrebbe consentirci di recuperare l’investimento nel corso del tempo, dato che è in grado di assicurare consumi più bassi e dunque un certo risparmio in bolletta.

Per questo una delle prime cose che dobbiamo valutare quando pensiamo di acquistare una nuova caldaia è la sua classe energetica.

Il prezzo

L’errore che commettono in molti è quello di cercare la caldaia con il prezzo più basso. Va bene risparmiare, ma considera che se una caldaia costa veramente poco, probabilmente non è della stessa qualità di una di fascia di prezzo superiore.

Considerando che si tratta un dispositivo che viene utilizzato continuamente nel corso dell’anno, fai bene ad investire qualcosa in più per avere un prodotto migliore.

Non per forza devi comprare la più costosa sul mercato, ma puoi provare a cercare un buon compromesso…il classico rapporto qualità/prezzo più conveniente.

La potenza

La potenza è un fattore determinante per ogni tipo di caldaia. Maggiore è la potenza della caldaia infatti, maggiore sarà la sua capacità di riscaldare l’acqua in un arco di tempo minore.

Solitamente, è necessario valutare l’acquisto di caldaie con potenza superiore alla media nel momento in cui le si vanno ad installare all’interno di appartamenti particolarmente grandi o in cui vi è un nucleo familiare particolarmente numeroso.

Lo spazio

Ad influenzare la tua scelta sarà anche il luogo che ha individuato per posizionare la tua nuova caldaia. Se desideri posizionarla all’interno di un ambiente chiuso, potresti aver qualche problemino con gli spazi.

Per questo motivo in tal caso potresti valutare l’acquisto di una caldaia dalle dimensioni più compatte.

All’esterno invece, puoi disporre sicuramente di maggior spazio e dunque puoi pensare anche ad una caldaia dalle dimensioni standard.

Conclusione

Quando una caldaia comincia a dare segni di cedimento, quello è il momento giusto per pensare di sostituirla con un modello più moderno e performante, anche dal punto di vista dei consumi.

Come hai visto, i criteri da tenere in considerazione per la sua sostituzione non sono poi tantissimi, ma al contrario si tratta di piccole cose che puoi gestire facilmente anche se non sei un esperto.

Puoi parlarne anche con il tuo tecnico di installazione caldaie di fiducia per avere il parere di un esperto e sapere se la caldaia che pensi di aver individuato possa effettivamente essere la scelta giusta per la tua famiglia.

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Cosa fare se l’acqua del rubinetto presenta troppo calcare

Il calcare in eccesso presente nell’acqua di rubinetto è un problema comune a tantissime persone. Chiaramente non è consigliabile il bere un’acqua con una presenza eccessiva di calcare, tecnicamente chiamata “dura”, perché possono esserci diversi effetti nocivi sulla nostra salute.

Troppo calcare nell’acqua potrebbe ad esempio andare ad appesantire il lavoro dei reni, o contribuire alla formazione di quelli che comunemente chiamiamo “calcoli renali”. Meglio evitare di fare questa esperienza dunque, e giocare d’anticipo.

A parte questo, possono esserci altri piccoli problemi che possiamo riscontrare direttamente in casa quando l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto è troppo ricca di calcare. Vediamo insieme quali.

I problemi legati al calcare nell’acqua del rubinetto

I problemi che tipicamente si riscontrano quando l’acqua del rubinetto di casa presenta troppo calcare sono noti. Tra questi ad esempio, il malfunzionamento di diversi elettrodomestici che necessitano di acqua per funzionare.

Il caso classico è quello del ferro da stiro, il quale va rapidamente a rovinarsi se l’acqua che mettiamo al suo interno presenta troppo calcare. I fori di emissione vanno infatti lentamente ad ostruirsi al punto che poi la fuoriuscita di vapore non è più sufficiente.

Lo stesso si può dire per la macchinetta del caffè o per qualsiasi altro dispositivo che necessiti di acqua per funzionare. Qui il calcare va ad accumularsi nel tempo andando lentamente ad impedire al dispositivo di lavorare correttamente, per questo va effettuata l’operazione di decalcificazione.

Inoltre il calcare in eccesso va a rovinare anche la rubinetteria ed i sanitari, macchiando in maniera quasi permanente, ma non solo. Eventuali piatti doccia di colore scuro o pareti della doccia dello stesso colore possono macchiarsi di bianco e necessitano dell’utilizzo di determinati di prodotti chimici per tornare ad essere come muovi.

Chiaramente tali prodotti chimici a lungo andare causano anch’essi dei problemi per cui le conseguenze del calcare si noteranno comunque a lungo andare. Dunque non sono soltanto elettrodomestici ed i dispositivi di casa, ma anche rubinetteria e soffioni doccia a risentirne.

Questi ultimi spesso tendono ad intasarsi e vanno smontati e puliti adeguatamente per poter ricominciare a funzionare normalmente. Da qui la necessità di trovare una soluzione che consenta di rimuovere il calcare in eccesso dall’acqua presente nel rubinetto di casa.

In questi casi, un depuratore d’acqua risolverebbe egregiamente il problema, per questo tante persone sono interessate a scoprire i depuratore acqua casa prezzi per comprendere l’effettivo risparmio.

I vari tipi di depuratori d’acqua esistenti in commercio

La tipologia di depuratore da scegliere cambia in base al tipo di acqua che arriva in casa. Ogni tipo di depuratore è in grado di risolvere esigenze specifiche. Vediamo di seguito insieme i quattro tipi principali di depuratori esistenti in commercio

Depuratori ad osmosi inversa

I depuratori ad osmosi inversa sono la tipologia più diffusa e maggiormente presente in casa. Si tratta di un dispositivo che riesce ad eliminare dall’acqua i vari elementi nocivi o quelli troppo pesanti, come i nitrati. I depuratori ad osmosi inversa funzionano grazie ad una speciale membrana che consente loro di filtrare l’acqua trattenendo così le impurità.

Addolcitori

Gli addolcitori sono da preferire quando l’acqua che arriva nel rubinetto di casa è troppo ricca di calcare. Essi lavorano infatti grazie ad un particolare procedimento chimico che funziona con uno scambio ionico per il quale riescono ad eliminare la durezza dell’acqua, e dunque ridurre la presenza di calcare. Al tempo stesso gli addolcitori aggiungono del sodio.

Filtri al carbone attivo

I filtri al carbone attivo non hanno un impianto a sé, come per gli altri tipi di filtri, ma questi vengono applicati direttamente al rubinetto. Essi hanno il compito di rimuovere il cloro in eccesso e altre sostanze nocive. Il vantaggio dell’adottare tale tipo di filtro sta certamente nel fatto che la sua installazione è particolarmente rapida.

Sistemi di microfiltrazione

Esistono infine i sistemi di microfiltrazione, i quali sfruttano una particolare membrana che consente loro di rimuovere le parti solide dall’acqua, rendendola così più leggera e sicura.

Adesso hai dunque a disposizione tutte le informazioni che ti possono aiutare ad individuare il tipo di depuratore più adatto in base alla qualità dell’acqua cui hai accesso dal rubinetto di casa.

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L’importanza della prevenzione nella cura del cancro al seno

Le statistiche in Italia fornite dal Ministero della Salute evidenziano come 4 casi su 10 di cancro nelle donne siano localizzati nel seno.

Si tratta di una eventualità che purtroppo è ancora oggi largamente diffusa, nonostante la scienza abbia fatto passi da gigante in tal senso, e la ricerca sia sempre più vicina a trovare le cure definitiva possano aiutare a sconfiggere questa malattia.

Al momento comunque, la prevenzione rimane l’arma più importante a disposizione di ogni donna per riuscire a individuare in tempo questo tipo di patologia e accedere così con largo anticipo alle cure necessarie, aumentando in maniera esponenziale le probabilità di guarigione.

Prevenzione e l’importanza dell’autopalpazione

Una delle cose più importanti che è possibile fare per individuare con il maggior anticipo possibile questa patologia è quella di effettuare periodicamente la autopalpazione. Si tratta di una semplice pratica che è possibile adoperare autonomamente in casa e senza l’ausilio di alcun tipo di strumento se non le proprie mani.

È sufficiente per questo circoscrivere dei piccoli cerchi sul seno con le dita andando alla ricerca al tatto, di eventuali noduli o qualsiasi altra cosa che possa apparire come un corpo estraneo. È bene inoltre osservare anche la forma e l’aspetto del seno per vedere se vi sono delle irregolarità o differenze rispetto al passato, e questa operazione va ripetuta anche nelle cavità ascellari.

Se in occasione della autopalpazione si dovesse riscontrare la presenza di qualsiasi cosa che possa apparire come sospetta è bene avvisare tempestivamente il proprio medico di famiglia oppure effettuare direttamente una visita senologica così da avere il parere di un esperto.

È bene comunque sottolineare che i classici noduli che di tanto in tanto si presentano non sono pericolosi e che possono essere curati e risolti in maniera semplice, assumendo determinati farmaci che è sempre lo specialista a dover prescrivere.

Un controllo da effettuare annualmente

Ad ogni modo è bene far visitare il seno ad uno specialista almeno una volta l’anno così da avere la certezza che tutto sia a posto. Questo tipo di visita va effettuata annualmente quando si superano i 35 anni; nel caso invece vi sia in famiglia una precedente storia di tumore al seno, è bene invece andare ad effettuare questo tipo di controllo a partire già dai 30 anni in poi.

Le statistiche mostrano infatti con chiarezza che le donne le cui famiglie hanno già alle spalle una certa casistica di tumore al seno, hanno molte più probabilità di sviluppare questa malattia ed è bene per questo iniziare con un certo anticipo ad effettuare delle visite di controllo.

La prevenzione può essere determinante

Adottare questi semplici accorgimenti e già davvero molto importante per la prevenzione e consente di ridurre in maniera drastica l’avanzare della malattia e dunque evitare conseguenze anche gravi.

Grazie alla prevenzione è infatti possibile riuscire ad andare a lavorare per tempo su questa patologia aumentando notevolmente l’efficacia delle cure e dunque le probabilità di successo delle stesse, consentendo alla persona interessata di tornare rapidamente alla vita di prima senza dover affrontare delle cure particolarmente invasive.

Prevenzione significa dunque giocare d’anticipo, dover affrontare cure meno invasive, avere tempi di convalescenza più brevi ma soprattutto avere molte probabilità in più di guarigione.

Questo è il motivo per il quale ogni donna dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di iniziare ad effettuare l’autopalpazione (se non lo fa ancora) e a prescindere prendere anche la buona abitudine di far controllare periodicamente il seno ad uno specialista così da avere la certezza che tutto sia a posto e che non sia necessario effettuare alcun tipo di ulteriore analisi diagnostica strumentale.

È possibile personalizzare le cassette postali?

Le cassette postali non svolgono più un ruolo esclusivamente pratico: esse infatti, non sono più utili esclusivamente per ricevere la corrispondenza e tenerla al sicuro in nostra assenza fino al momento in cui la ritireremo, ma nel corso degli anni hanno acquisito anche un altro scopo non indifferente.

Oggi infatti le cassette postali condominiali rappresentano un importante elemento d’arredo esterno in grado di comunicare a chi le osserva tutta l’eleganza e la ricercatezza che gli abitanti di quell’edificio hanno deciso di adottare.

Parliamo dunque di un importante strumento in grado non soltanto di svolgere una funzione pratica, ma anche di comunicare qualcosa di noi agli altri, lasciando loro percepire una chiara sensazione di cura e raffinatezza.

Le cassette postali personalizzate

Proprio in conseguenza del fatto che la componente estetica sia diventata così importante, oggi sono sempre più i condomini che richiedono la realizzazione di cassette della posta personalizzate che possono venire incontro alle particolari esigenze del condominio (ad esempio cassette che possono ospitare anche pacchetti oltre che la corrispondenza, oppure i depliant pubblicitari più grandi) anche dal punto di vista dell’immagine.

Il mercato offre chiaramente soluzioni di questo tipo, ed è possibile pensare a cassette della posta personalizzate che presentano esattamente la forma, il colore, le dimensioni ed il tipo di installazione richiesto dal cliente. Ciò vale sia per le cassette da interni che per quelle poste sulla pubblica via, le quali sono tipicamente interessate dalle intemperie o dai tentativi di scasso e devono per questo essere anche particolarmente robuste e resistenti.

La resistenza dell’alluminio

Da questo punto di vista l’alluminio è un materiale assolutamente in grado di garantire il massimo della robustezza della resistenza: i modelli realizzati al 100% in alluminio hanno infatti una elevata resistenza all’ossidazione e sono sufficientemente robusti per resistere ai tentativi di scasso e di prelievo da parte di malintenzionati.

È possibile inoltre scegliere tra diverse decine di colori differenti quello che maggiormente si adatta al tipo di contesto in cui la nuova cassetta della posta andrà inserita, con la possibilità di avere anche tinte lucide e opache. È possibile anche far inserire delle decorazioni a piacere per una personalizzazione che sarà veramente completa.

Questa soluzione è veramente il massimo per migliorare l’estetica dell’ingresso del condominio, ma possono usufruirne allo stesso modo uffici, aziende e attività commerciali di ogni tipo che possono anche pensare di inserire una ulteriore personalizzazione quale il proprio logo ad esempio, per conferire un aspetto ancora più curato e identificativo della propria attività.

Una necessità dettata dalle nuove abitudini d’acquisto

Quella della casella di posta personalizzata e una opzione sempre più richiesta al giorno d’oggi, considerando anche che le nostre abitudini d’acquisto sono cambiate nel corso degli anni e di conseguenza siamo tutti molto più propensi a fare online  almeno una parte del nostro shopping.

Da qui nasce ad esempio la necessità di avere cassette postali più ampie e spaziose in grado di poter contenere anche i pacchetti che acquistiamo online, evitando dunque che il portalettere sia costretto a poggiarli per terra. In questo caso infatti, eventuali malintenzionati o persone di passaggio potrebbero sottrarre furtivamente il nostro pacchetto o semplicemente leggere i nostri dati personali scritti sulla confezione, andando così a violare la nostra privacy.

Ecco il motivo per il quale le cassette postali personalizzate riscuotono oggi un interesse crescente da parte degli utenti, e le tantissime possibilità di personalizzazione oggi esistenti consentono effettivamente a tutti di poter individuare la soluzione perfetta per risolvere esigenze specifiche e particolari.

La tua nuova cucina… da Pedrazzini Arreda

La cucina rappresenta sicuramente uno degli spazi più complessi degli ambienti in cui viviamo, dato che al suo interno vengono svolte la maggior parte delle attività che si susseguono nel corso della giornata. È qui che riceviamo gli amici per un caffè, è qui che ospitiamo amici e parenti per una cena gustosa, è qui che nasce la sperimentazione di piatti e pietanze sempre nuove. Proprio perché si tratta di un ambiente assolutamente vissuto nel corso della giornata, è bene che sia il più confortevole e ospitale possibile senza dimenticare l’aspetto funzionale: una cucina deve innanzitutto essere pratica da utilizzare, ed il più possibile personalizzata affinché chi la utilizza nella quotidianità possa completamente sentirsi a proprio agio. Per rinnovare la tua cucina, la scelta migliore che tu possa fare è Pedrazzini Arreda, che da oltre 60 anni progetta, realizza e commercializza bellissime cucine a Milano, interamente personalizzabili per andare incontro ai tuoi gusti o esigenze.

Questa importante azienda potrà occuparsi anche del ritiro e dello smaltimento  della tua vecchia cucina, per far spazio a quella nuova. Ogni soluzione è inoltre interamente personalizzabile, per far si che la tua nuova cucina possa veramente rappresentarti e farti sentire perfettamente a tuo agio. Gli abilissimi interior designer potranno anche mostrarti un’anteprima assolutamente reale di quella che sarà la tua nuova cucina all’interno di casa tua grazie a sofisticati programmi di elaborazione tridimensionale. Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, il che è per te ulteriore garanzia di qualità e affidabilità. Sarai seguito in tutte le fasi del processo di evoluzione della tua nuova cucina, dalle fasi di progetto a quelle di messa in opera per mezzo degli abili montatori e falegnami che si occuperanno dell’installazione. Per qualsiasi tipo di informazione puoi contattare il recapito telefonico 0298491249 o recarti direttamente presso lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese (MI).

La resilienza digitale è guidata da Cloud, lavoro a distanza e Zero Trust

L’aumento del traffico di rete ha aggravato le sfide che le organizzazioni si trovano ad affrontare per poter continuare a essere resilienti nell’era post-pandemica.
L’86% delle organizzazioni italiane e francesi registra un aumento dei volumi del traffico di rete negli ultimi 12 mesi. Aumento che nei due Paesi è risultato leggermente superiore (53%) alla media mondiale (47%). Emerge dalla ricerca di A10 Networks, Enterprise Perspectives 2022, condotta da Opinion Matters su 2.425 professionisti senior di applicazioni e reti di dieci aree geografiche, tra cui l’Italia. La ricerca analizza le preoccupazioni, le sfide e le priorità tecnologiche delle organizzazioni. Quanto al futuro ambiente di rete, il 79% delle organizzazioni italiane e francesi dichiara che sarà basato sul cloud, e per il 26%, il cloud privato.
Tuttavia, delle 250 organizzazioni intervistate in Italia e Francia, il 95% mostra alti livelli di preoccupazione per gli aspetti della resilienza digitale aziendale.

Preoccupa l’accesso da remoto negli ambienti ibridi 

Inoltre, le aziende italiane e francesi sono estremamente preoccupate per gli accessi da remoto negli ambienti ibridi, dimostrando elevata consapevolezza sull’importanza di bilanciare sicurezza e accesso dei dipendenti alle applicazioni vitali dell’impresa. Rispetto ad altre aree, gli intervistati italiani e francesi sono più preoccupati per la perdita di dati e beni sensibili in caso di un attacco informatico. Altre preoccupazioni riguardano il ransomware, i potenziali tempi di inattività o di blocco in caso di attacco DDoS e l’impatto su marchio e reputazione. In risposta a queste preoccupazioni, la ricerca evidenzia uno spostamento verso approcci Zero Trust, con il 32% delle organizzazioni italiane e francesi che dichiara di aver già adottato un modello Zero Trust negli ultimi 12 mesi e il 13% che intende adottarlo nei prossimi 12.

Si riafferma la “vecchia” normalità?

Sebbene si sia verificato un cambiamento infrastrutturale per supportare il lavoro distribuito da casa e da remoto, il 70% delle organizzazioni dell’Europa meridionale afferma che tutti o la maggior parte dei dipendenti lavoreranno in ufficio nel lungo periodo, rispetto a una media del 62% globale. Solo l’11% afferma che una minoranza o nessun dipendente lavorerà dall’ufficio. Un dato in contrasto con le previsioni del passaggio all’azienda perennemente ibrida, con i professionisti di applicazioni e reti che si aspettano il riaffermarsi della vecchia normalità.

Le tecnologie blockchain sono diventate “maggiorenni”

In termini di priorità di investimento, le tecnologie blockchain sono indubbiamente diventate ‘maggiorenni’: il 37% delle organizzazioni italiane e francesi dichiara di averle implementate negli ultimi 12 mesi. Inoltre, il 36% dichiara di aver implementato tecnologie di deep observability e connected intelligence, oltre ad AI e machine learning. Guardando al futuro, è probabile che l’adozione di iniziative di cybersecurity aumenti, compresi i modelli Zero Trust. Ci si aspetta quindi un’implementazione più diffusa, man mano che le organizzazioni aziendali comprenderanno i vantaggi che ne derivano.

Gender equality: serve un vero cambiamento culturale

Negli ultimi decenni la parità di genere ha subito una progressiva evoluzione, con alcuni esempi di donne in ruoli di comando a livello istituzionale. L’Italia però presenta ancora un divario di genere nel mondo del lavoro. Lo confermano i dati contenuti in un’indagine realizzata da EY insieme a Swg: solo l’1,7% delle donne ricopre il ruolo di ad in società quotate, e solo lo 0,7% nelle banche. Ma anche negli altri settori, complice la crisi economica legata alla pandemia, il gender gap è cresciuto ulteriormente.
“Con la pandemia abbiamo assistito all’emergere di nuovi fenomeni che hanno trasformato profondamente il mondo del lavoro – dichiarano Carlo Majer ed Edgardo Ratti, co-managing Partner di Littler Italia -. Basti pensare alla fase pandemica e post-pandemica, dove moltissime donne hanno scelto di lasciare il mercato del lavoro o comunque di ridurre le proprie ore”.

Incentivare le aziende a valorizzare la leadership femminile

Qualche passo in avanti però è stato compiuto, e la legge 162/2021 può rappresentare una svolta rivoluzionaria all’interno delle aziende, offrendo uno strumento concreto per incentivarle a valorizzare la leadership femminile e ridurre i gender gap.
“Da un punto di vista tecnico, la certificazione di parità – spiega Alessandro De Palma, partner del dipartimento labour di Orsingher Ortu – prevede un riconoscimento formale alle aziende virtuose, che possano dimostrare politiche e misure concrete adottate, in particolare, per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale e alla tutela della maternità. Queste aziende potranno usufruire di sgravi contributivi, nel limite massimo di 50.000 euro annui, e punteggi premiali nell’ambito di appalti pubblici”.

Nelle multinazionali cresce l’impegno a favore di percorsi di carriera aperti

“Per la prima volta è stato introdotto uno strumento pragmatico che possa stimolare i datori di lavoro ad adottare politiche e azioni volte a ridurre la disparità di genere, e auspichiamo che tale novità legislativa, insieme ai fondi messi a disposizione, possa fornire una spinta positiva all’intero sistema-Paese”, aggiunge De Palma.
Alcuni casi positivi esistono già, soprattutto tra le nuove generazioni di giovani donne che riescono a costruire un legame di valore tra tradizione e innovazione per traghettare nel futuro l’impresa di famiglia. E se la finanza e la tecnologia sono alcuni settori in cui rimangono ancora oggi gli stereotipi di genere, negli ultimi anni, soprattutto all’interno delle multinazionali, è cresciuto l’impegno a favore di percorsi di carriera aperti.

Il cambiamento parte da un equilibrio di potere all’interno della coppia 

Tuttavia, per arrivare a una radicale trasformazione, anche strutturale, verso una reale parità di genere, è necessario avviare un cambiamento culturale, che parte da un equilibrio di potere all’interno della coppia.
“Nella mia esperienza di terapeuta – spiega Amanda Zanni, psicoterapeuta di coppia di Santagostino – osservo costantemente come la parità di genere sia un concetto tutt’altro che acquisito nella coppia, e quanto, nonostante le premesse raccontate, l’appartenenza di genere spesso ancora definisca implicitamente le aspettative e i ruoli assegnati al partner”.

La benzina è sempre più cara? E gli italiani “tagliano” l’uso dell’auto

Lo stiamo scoprendo tutti, purtroppo: l’aumento delle materie prime, quelle energetiche in primis, e la situazione internazionale complicata hanno avuto un impatto pesante sul budget familiare. In sintesi, l’aumento dei prezzi per molti beni è stato davvero importante e ha comportato anche rinunce o cambi d’abitudine. In particolare, il caro carburante ha modificato l’approccio degli italiani rispetto all’utilizzo dell’auto.

1 italiano su 2 usa meno l’auto 

Nonostante il taglio delle accise, il prezzo del carburante continua a salire e il Governo valuta nuovi interventi. Gli automobilisti, nel frattempo, corrono ai ripari; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, negli ultimi tre mesi quasi 1 italiano su 2 (46%) ha ridotto l’uso dell’auto, specialmente nel tempo libero, pur di risparmiare. Le strategie adottate – si legge nell’indagine condotta su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – sono diverse; il 47% dei rispondenti, pari a circa 20 milioni di individui, ha dichiarato di prestare maggiore attenzione nella scelta della pompa di benzina, mentre quasi 1 automobilista su 3 ha modificato il proprio stile di guida adottandone uno idoneo a ridurre i consumi di carburante.

Le contromosse per risparmiare

Esiste un’altra ricerca, questo volta condotta da MediaWorld, denominata “Gli italiani e l’energia”, che spiega quali sono le ulteriori mosse adottate dagli italiani italiani per affrontare questo momento di sensibili rincari. Dall’analisi è emerso che 7 italiani su 10 hanno scelto di reagire contro l’impennata dei prezzi cambiando abitudini di vita, mentre gli altri si sono rassegnati a pagare di più. Ad esempio il 70% degli italiani ha deciso di trovare un sistema per usare meno l’automobile tradizionale: di questi il 40% adesso si muove a piedi, il 13% ha virato verso un mezzo elettrificato, il 9% ha sostituito l’auto con i mezzi pubblici e l’8% ha scelto, ove possibile, di lavorare in smart-working per ridurre al minimo gli spostamenti in auto. Tra coloro che sono passati ai mezzi elettrici, più della metà (il 52%) ha scelto l’e-bike, il 23% un’auto ibrida e il 10% una vettura full-electric. Solo il 9%, invece, ha optato per il discusso monopattino elettrico.

La benzina continua ad aumentare di prezzo
Il prezzo del carburante è tornato a salire: secondo i dati ufficiali aggiornati al 31 maggio, nella modalità self il costo medio della benzina è arrivato a 1,914 euro al litro, mentre per il diesel a 1,831 euro al litro; tra le cause dei recenti rincari vi sono le quotazioni del greggio, in continua salita, e l’embargo al petrolio russo deciso dell’UE.

Sanità digitale: in Italia vale 1,69 miliardi, ma c’è un ritardo da colmare

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, il digitale oggi è molto utilizzato dagli italiani per cercare informazioni in ambito salute. Il 53% ha utilizzato internet per identificare possibili diagnosi sulla base dei sintomi, e il 42% per cercare informazioni su sintomi e patologie, anche prima di una visita. Inoltre, il 73% di chi ha utilizzato Internet dichiara di prendere decisioni sulla salute basandosi sulle informazioni trovate online. Nell’ultimo anno in Italia anche la spesa per la Sanità digitale è cresciuta: +12,5% rispetto al 2020, arrivando a 1,69 miliardi di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria pubblica. Una crescita superiore a quella degli ultimi anni, ma non ancora sufficiente a colmare il ritardo accumulato.

Dal PNRR 15,63 miliardi di risorse

La trasformazione digitale della Sanità potrebbe arrivare grazie agli investimenti previsti dal PNRR, che assegna a riforme e investimenti nel settore Salute l’intera Missione 6, con 15,63 miliardi di euro di risorse. I Direttori delle aziende sanitarie ritengono molto rilevante l’attuazione degli interventi identificati nelle linee di indirizzo del PNRR, ma il 46% denuncia come ci sia ancora poca chiarezza su come utilizzare le risorse in gioco. Sarà quindi importante definire la strada corretta per supportare al meglio l’evoluzione verso il modello della Connected Care. In ogni caso, il 60% delle aziende sanitarie ha intenzione di investire nella Cartella Clinica Elettronica, il 58% nella Telemedicina, e per il 47% dei Direttori sanitari sarebbe prioritario investire nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

Dal FSE alle app per comunicare con il medico

Se la pandemia ha influito decisamente sulla conoscenza e l’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico, dalla rilevazione svolta in collaborazione con Doxapharma, emerge che il 55% dei cittadini ne ha sentito parlare almeno una volta e il 33% lo ha già utilizzato. Tra i pazienti cronici o con problematiche gravi, le percentuali di conoscenza e utilizzo dello strumento sono ancora più elevate, l’82% lo conosce e il 54% lo ha utilizzato. Ma soprattutto, il digitale si è ormai affermato nella comunicazione tra professionista sanitario e paziente. Il 73% degli specialisti, il 79% dei MMG e il 57% degli infermieri utilizza app di messaggistica per comunicare con i pazienti, molto interessati al loro uso soprattutto per la rapidità con cui è possibile ricevere risposte.

Mancanza di competenze: una barriera all’innovazione

Il 38% delle Direzioni Strategiche delle aziende sanitarie indica la mancanza di competenze digitali come barriera all’innovazione. Guardando alle Digital Soft Skills, la competenza maggiormente presidiata dai professionisti sanitari è legata alla capacità di comunicare in modo efficace con i colleghi utilizzando strumenti digitali. Per i medici sono da sviluppare le competenze di e-leadership, relative alla gestione del cambiamento e alla valutazione dei risultati dei progetti, aspetti chiave nel processo di trasformazione digitale. Per gli infermieri, invece, è migliorabile l’efficacia della comunicazione attraverso strumenti digitali con i pazienti, ancora più cruciale per poter utilizzare strumenti di Telemedicina.

Richieste prestiti: ad aprile continua la crescita sostenuta

Sebbene ad aprile l’inflazione abbia toccato il +6,2%, il massimo storico da settembre 1991, e i tassi di interesse siano in crescita, continua ad aumentare la propensione da parte delle famiglie a richiedere un sostegno all’acquisto. È quanto emerge dall’analisi delle richieste registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che vede segnare un +35,6% per i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, confermando la crescente propensione delle famiglie a far fronte a nuove spese con il sostegno di un finanziamento. Sostenuta anche la crescita delle richieste di prestiti personali, sia rispetto a marzo sia rispetto al corrispondente mese del 2021 (+32,3%).

Importo medio più basso e piani di rimborso allungati 

L’importo medio dei finanziamenti richiesti per i prestiti personali e finalizzati ad aprile si attesta a 8.811 euro, con una rilevante contrazione (-7,0%) rispetto al valore dello stesso mese del 2021. Nel complesso, il 54,3% delle richieste presenta un importo inferiore ai 5.000 euro. Per quanto riguarda i prestiti finalizzati, l’importo medio richiesto si attesta a 6.089 euro (-13,2% rispetto ad aprile 2021) contro i 12.940 euro dei prestiti personali (-1,3%). In generale gli italiani prediligono una durata dei finanziamenti più lunga: il 20,4% del totale delle richieste prevede un piano di rimborso fino a 36 mesi, e il 23,8% oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare. E se la fascia di età maggiormente rappresentata resta quella tra 45-54 anni (24,4%), mentre gli under 35 sono il 25,1% del totale.

Il Buy now pay later 

Il Buy Now Pay Later (BNPL), linee di credito con ticket molto contenuti e un piano di rimborso di brevissima durata, è la nuova modalità di pagamento che si sta affermando nel mercato dell’e-commerce. Il BNPL registra tassi di crescita della domanda sensibilmente maggiori rispetto al credito al consumo finalizzato, con un incremento medio annuo del +134% e picchi trimestrali del +194%.
I Baby Boomers (nati tra dal 1944 al 1964) fanno registrare la crescita maggiore, con un trend medio del +173%. A conferma che seppur il BNPL sia una modalità di acquisto particolarmente diffusa tra la Gen Z, cresce quindi l’interesse manifestato anche all’interno delle generazioni meno giovani.

Una rischiosità maggiore

Pur rimanendo un fenomeno tendenzialmente a basso rischio, i contratti BNPL registrano una rischiosità maggiore rispetto ai finalizzati small ticket. Nel primo semestre 2021 la rischiosità dei contratti BNPL è stata 1,7 volte quella dei finanziamenti tradizionali, a conferma di come il BNPL non sia del tutto ‘risk free’, e stia registrando tassi di insoluto in aumento. Quanto al profilo creditizio degli utenti che richiedono un prodotto BNPL, la percentuale di clienti New to Credit (clienti che non hanno alcuna storia creditizia pregressa) è nettamente superiore alla media di mercato (13% del totale). Chi ricorre a questa forma di credito, solo nel 28% dei casi è titolare di un mutuo, mentre è preponderante il possesso di prestiti, in particolare, finalizzati (60%).

Stile di vita sano e integratori per rafforzare il sistema immunitario

Nessuno ha voglia di ammalarsi, sia chiaro. Ma in determinate circostanze, vuoi anche per lo stress a cui tutti noi siamo sottoposti, può capitare di essere più suscettibili alle malattie. Eppure il nostro sistema immunitario è una macchina perfetta che sa proteggerci dagli attacchi di virus e batteri, nonché dagli effetti di ferite o traumi. Tuttavia, in alcune circostanze, questo delicato sistema di difesa può risultare meno efficiente di quanto dovrebbe. Tra le cause che più incidono sull’indebolimento delle difese immunitarie, una delle più rilevanti è costituita dall’alimentazione. Una dieta povera di alcuni nutrienti fondamentali, come, ad esempio, le vitamine (in particolare le vitamine A, C, D, E e quelle che appartengono al gruppo B), il ferro, il selenio, lo zinco e l’acido folico può compromettere l’efficienza del sistema immunitario. Se non si riesce ad assumere questi preziosi micronutrienti tramite l’alimentazione si ha la possibilità di integrare alcune sostanze attraverso appositi prodotti studiati specificatamente per supportare il sistema immunitario. Si tratta di integratori alimentari per le difese immunitarie, come quelli di Resvis, che possono offrire una protezione in più al proprio organismo, soprattutto in alcuni periodi dell’anno particolarmente stressanti come, ad esempio, i cambi di stagione. Naturalmente, l’assunzione di integratori alimentari dovrà essere associata ad uno stile di vita sano e ad un’alimentazione corretta, come prevedono le linee guida di ogni stile di vita salubre.

La relazione tra stress e difese immunitarie

Oltre alle componenti di rischio già citate, vi è, inoltre, la possibilità che il sistema immunitario venga indebolito anche in seguito a periodi particolarmente stressanti. L’insonnia e le difficoltà a riposare, ad esempio, sono fra le cause che concorrono a minare l’efficienza dell’organismo, così come può accadere in relazione a fasi caratterizzate da un intenso sforzo mentale. È importante cercare di dormire tra le sei e le otto ore a notte e osservare degli orari il quanto più possibile regolari: per riuscirci può essere utile limitare il tempo di utilizzo dei dispositivi elettronici (come lo smartphone, il tablet e il pc), soprattutto nelle ore che precedono l’addormentamento. Inoltre, è consigliabile provare a diminuire le fonti di stress psicologico e mettere in atto delle pratiche di rilassamento in grado di abbassare i livelli di irritabilità.

Le regole dello star bene

Per mantenere il salute il proprio sistema immunitario, ma anche ‘intero organismo, l’importante è prendersi cura di se stessi, stando ben alla larga da dieta scorretta, abuso di alcol, fumo e sedentarietà. Uno stile di vita sano, quindi, è il primo passo per avere un sistema di difesa forte ed efficiente. L’importanza del movimento, tuttavia, è spesso sottovalutata: praticare un’attività fisica regolare e moderata contribuisce a mantenere in salute l’organismo, oltre ad avere ricadute positive anche sull’umore di chi lo pratica. Essenziale, però, è non eccedere nel senso opposto, ovvero stressando il corpo con una mole di esercizio eccessiva per le proprie capacità in quanto gli sforzi fisici prolungati potrebbero ottenere l’effetto contrario e indebolire le difese corporee. 

Earth Day 2022, preoccupazione per il clima e comportamenti sostenibili

La Giornata della Terra, la più ampia e manifestazione ambientale a livello mondiale, si celebra ogni anno il 22 aprile. Da un sondaggio internazionale condotto da Ipsos con l’obiettivo di indagare le opinioni relative al problema del cambiamento climatico e i comportamenti sostenibili da adottare nel prossimo anno, emerge come in Italia la preoccupazione per il cambiamento climatico sia avvertita dal 69% degli intervistati, e il 79% sia preoccupato per le sue conseguenze. L’opinione pubblica ritiene poi che la lotta al cambiamento climatico rappresenti una responsabilità condivisa tra Governo, aziende e cittadini, ma soltanto il 41% ritiene che il Governo abbia un piano chiaro su come lavorare congiuntamente.

Una responsabilità condivisa

In Italia il 68% ritiene che se il Governo non affronterà ora il cambiamento climatico fallirà nei confronti dei propri cittadini. Al contempo, si registra un grado di accordo a livello globale (66%) sulla necessità di un’azione aziendale per combattere il cambiamento climatico. Alcuni settori economici sono percepiti come maggiormente responsabili in relazione al cambiamento climatico. In Italia il 78% menziona le compagnie energetiche, il 74% le case automobilistiche e il 72% fornitori di trasporto pubblico e le aziende tecnologiche. Il 71% degli italiani ritiene però che anche i singoli individui abbiano la responsabilità nella lotta al cambiamento climatico per non fallire nei confronti delle generazioni future.

Quali comportamenti green adottare?

Ma quali comportamenti gli italiani sono propensi ad adottare per la lotta al cambiamento climatico? Il 65% dichiara di voler evitare i prodotti con molti imballaggi, il 61% prevede di risparmiare energia in casa e il 58% di risparmiare acqua ed evitare l’acquisto di nuovi prodotti. In generale, però, l’indagine registra un’errata percezione in merito ai comportamenti sostenibili individuali con maggiore impatto sull’ambiente: minor packaging o riduzione degli acquisti sono erroneamente visti come priorità, mentre sostituire i voli con opzioni più sostenibili o passare a una dieta vegana, che in realtà hanno un impatto molto più elevato, dalla maggioranza non sono considerati come azioni dalle elevate conseguenze negative sull’ambiente.

La COP26

La COP26 è la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e ha l’obiettivo di raggiungere un accordo sulle strategie sostenibili da adottare per contrastarne gli effetti da qui al 2030, e fino al 2050. Ma cosa sanno gli italiani della COP26? Il 34% dichiara di averne sentito parlare e il 29% di non averne mai sentito parlare. Tra i primi, il 53% è anche a conoscenza degli impegni presi dai diversi Paesi, ma mentre il 51% si sente ottimista sull’impatto della COP26, il 41% pensa che non farà alcuna differenza e l’8% che avrà un impatto negativo. I livelli di pessimismo sembrano riflettere i dubbi sulla capacità del Governo di affrontare la crisi climatica. Per il 32% il Governo non farà progressi significativi nella lotta al cambiamento climatico durante i prossimi 10 anni, e il 21% sostiene che il Governo non abbia un piano chiaro nemmeno per affrontare il problema nel 2022.

Twitter: in arrivo la funzione “modifica tweet”

Twitter annuncia una ‘rivoluzione’ imminente, e si prepara a implementare la funzione per la modifica dei tweet. Il social network, da uno dei suoi profili, dichiara che sarà possibile correggere i messaggi caratterizzati da un errore, e non sarà più necessario eliminare del tutto il ‘cinguettio’. La svolta ‘edit’ rappresenta un cambiamento epocale del social network, una possibilità da anni richiesta da milioni di utenti. La novità era stata annunciato il primo aprile scorso dalla stessa Twitter. “Visto che tutti lo stanno chiedendo – si legge nel messaggio pubblicato dal profilo Twitter Communications – sì, stiamo lavorando dallo scorso anno sulla funzione ‘modifica’. No, non abbiamo avuto l’idea da un sondaggio. Nei prossimi mesi faremo partire il test per vedere cosa funziona, cosa non funziona e cosa è possibile”.

Non è un pesce d’aprile: “Non stavamo scherzando…”

Il messaggio, però, era stato interpretato come un pesce d’aprile, ma Twitter ha rassicurato: “Non stavamo scherzando…”.  Come ha spiegato Jay Sullivan, responsabile del prodotto nell’organigramma di Twitter, “Abbiamo studiato come creare la funzione Edit in modo sicuro fin dallo scorso anno e come pianificare i test nei prossimi mesi. La modifica è stata la funzione più richiesta su Twitter per anni – ha aggiunto Sullivan -. Gli utenti vogliono essere in grado di correggere errori a volte imbarazzanti e refusi”. Ma finora l’hanno fatto cancellando e scrivendo nuovamente il tweet.

“La tutela dell’integrità della discussione pubblica è la nostra priorità”

“Senza elementi come il limite di tempo, i controlli e la trasparenza relativa a ciò che viene modificato, la funzione potrebbe essere utilizzata in maniera impropria per modificare lo sviluppo di una conversazione pubblica – ha proseguito Sullivan -. La tutela dell’integrità della discussione pubblica è la nostra priorità assoluta mentre ci apprestiamo a intraprendere il lavoro”.

“Dare agli utenti più scelta e controllo”

“Per questo, ci vorrà del tempo e cercheremo suggerimenti e obiezioni prima di lanciare la funzione Modifica – ha sottolineato Sullivan -. Avremo un approccio attento e cauto, condivideremo gli aggiornamenti man mano che procediamo”. Ma la nuova funzione non è l’unica novità del social dei cinguettii.
“Questa è solo una delle modifiche che stiamo studiando mentre cerchiamo di dare agli utenti più scelta e controllo nella loro esperienza su Twitter – ha precisato ancora Sullivan -, perché cerchiamo di favorire una conversazione sana e aiutare le persone a sentirsi più a proprio agio su Twitter. Queste sono le cose che ci motivano ogni giorno”.

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Colazione al bar più cara: caffè +18%, cappuccino e cornetto 2,84 euro

Gli aumenti dei prezzi, hanno intaccato anche uno degli appuntamenti di rito degli italiani, la colazione al bar. Dal caffè al cappuccino, dal cornetto alla spremuta d’arancia, i prezzi nei primi mesi del 2022 sono aumentati a due cifre. E da Nord a Sud, il re della colazione, il caffè, segna aumenti tra il 17% e il 18%. Anche cappuccino e cornetto non sono da meno: il primo aumenta dal 15% al 18% a seconda delle zone geografiche, e il cornetto dal 17% al 19%. Il rincaro record spetta però all’acqua in bottiglia da mezzo litro, che al Sud e nelle Isole aumenta del 45% rispetto al 2021, allineandosi ai prezzi praticati nel resto d’Italia. È quanto rileva l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori in una ricerca realizzata per l’Adnkronos.

In un anno +106,30 euro di colazioni

In pratica, per una colazione composta da un cappuccino e un cornetto il costo medio è passato da 2,43 euro del 2021 a 2,84 euro del 2022, con un aggravio che in un anno ammonta a circa +106,30 euro a persona. Chi invece non può rinunciare a una pausa all’insegna di un buon caffè al giorno subirà rincari di +64,07 euro annui. Il tutto consumato rigorosamente al banco. Per chi decide di accomodarsi al tavolo i rincari sono ancora più evidenti. Cappuccino e cornetto, serviti al tavolo, possono infatti costare dal 22% al 48% in più rispetto al prezzo praticato al banco. Si tratta di aumenti elevati che inducono Federconsumatori a chiedere all’Antitrust di accendere un faro per scongiurare ipotesi di cartello e intollerabili fenomeni speculativi.

A Ferrara il caffè costa di più

Insomma, il caffè espresso, candidato dall’Italia a patrimonio Unesco, prosegue nella sua corsa al rialzo dei prezzi, un fenomeno che appare evidente già a dicembre 2021 dal Rapporto annuale di Fipe, dove l’associazione dei pubblici esercizi ha rilevato i prezzi della tazzina al bar in base ai valori medi rilevati nei capoluoghi di provincia (Osservatorio prezzi su dati Istat). In una ipotetica classifica risulta al primo posto Ferrara, con il prezzo di un caffè più alto, 1 euro e 18 centesimi, seguita da Padova (1,16 euro) e da Modena e Ravenna (1,15 euro).

Il cappuccino più caro si beve ad Avellino

Tra le grandi città l’espresso a Roma è arrivato a una media di 1,10 euro e a Milano 1,05 euro, mentre a Napoli, a Trieste e a Reggio Emilia la tazzina si colloca a 0,90 centesimi, a Bari 0,91 e Terni 0,89 centesimi. L’espresso meno caro è invece a Messina: 0,82 centesimi. Analogo trend per il cappuccino, dove il più caro si beve ad Avellino, con il prezzo medio di 1,85 euro, seguita da Bolzano (1,76 euro) e Siracusa (1,61 euro). Stupisce che il prezzo più basso si paghi a Roma, con 1,13 euro, ma prezzi bassi anche a Grosseto (1,22 euro) e Catanzaro (1,23 euro).