Cosa fare se l’acqua del rubinetto presenta troppo calcare

Il calcare in eccesso presente nell’acqua di rubinetto è un problema comune a tantissime persone. Chiaramente non è consigliabile il bere un’acqua con una presenza eccessiva di calcare, tecnicamente chiamata “dura”, perché possono esserci diversi effetti nocivi sulla nostra salute.

Troppo calcare nell’acqua potrebbe ad esempio andare ad appesantire il lavoro dei reni, o contribuire alla formazione di quelli che comunemente chiamiamo “calcoli renali”. Meglio evitare di fare questa esperienza dunque, e giocare d’anticipo.

A parte questo, possono esserci altri piccoli problemi che possiamo riscontrare direttamente in casa quando l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto è troppo ricca di calcare. Vediamo insieme quali.

I problemi legati al calcare nell’acqua del rubinetto

I problemi che tipicamente si riscontrano quando l’acqua del rubinetto di casa presenta troppo calcare sono noti. Tra questi ad esempio, il malfunzionamento di diversi elettrodomestici che necessitano di acqua per funzionare.

Il caso classico è quello del ferro da stiro, il quale va rapidamente a rovinarsi se l’acqua che mettiamo al suo interno presenta troppo calcare. I fori di emissione vanno infatti lentamente ad ostruirsi al punto che poi la fuoriuscita di vapore non è più sufficiente.

Lo stesso si può dire per la macchinetta del caffè o per qualsiasi altro dispositivo che necessiti di acqua per funzionare. Qui il calcare va ad accumularsi nel tempo andando lentamente ad impedire al dispositivo di lavorare correttamente, per questo va effettuata l’operazione di decalcificazione.

Inoltre il calcare in eccesso va a rovinare anche la rubinetteria ed i sanitari, macchiando in maniera quasi permanente, ma non solo. Eventuali piatti doccia di colore scuro o pareti della doccia dello stesso colore possono macchiarsi di bianco e necessitano dell’utilizzo di determinati di prodotti chimici per tornare ad essere come muovi.

Chiaramente tali prodotti chimici a lungo andare causano anch’essi dei problemi per cui le conseguenze del calcare si noteranno comunque a lungo andare. Dunque non sono soltanto elettrodomestici ed i dispositivi di casa, ma anche rubinetteria e soffioni doccia a risentirne.

Questi ultimi spesso tendono ad intasarsi e vanno smontati e puliti adeguatamente per poter ricominciare a funzionare normalmente. Da qui la necessità di trovare una soluzione che consenta di rimuovere il calcare in eccesso dall’acqua presente nel rubinetto di casa.

In questi casi, un depuratore d’acqua risolverebbe egregiamente il problema, per questo tante persone sono interessate a scoprire i depuratore acqua casa prezzi per comprendere l’effettivo risparmio.

I vari tipi di depuratori d’acqua esistenti in commercio

La tipologia di depuratore da scegliere cambia in base al tipo di acqua che arriva in casa. Ogni tipo di depuratore è in grado di risolvere esigenze specifiche. Vediamo di seguito insieme i quattro tipi principali di depuratori esistenti in commercio

Depuratori ad osmosi inversa

I depuratori ad osmosi inversa sono la tipologia più diffusa e maggiormente presente in casa. Si tratta di un dispositivo che riesce ad eliminare dall’acqua i vari elementi nocivi o quelli troppo pesanti, come i nitrati. I depuratori ad osmosi inversa funzionano grazie ad una speciale membrana che consente loro di filtrare l’acqua trattenendo così le impurità.

Addolcitori

Gli addolcitori sono da preferire quando l’acqua che arriva nel rubinetto di casa è troppo ricca di calcare. Essi lavorano infatti grazie ad un particolare procedimento chimico che funziona con uno scambio ionico per il quale riescono ad eliminare la durezza dell’acqua, e dunque ridurre la presenza di calcare. Al tempo stesso gli addolcitori aggiungono del sodio.

Filtri al carbone attivo

I filtri al carbone attivo non hanno un impianto a sé, come per gli altri tipi di filtri, ma questi vengono applicati direttamente al rubinetto. Essi hanno il compito di rimuovere il cloro in eccesso e altre sostanze nocive. Il vantaggio dell’adottare tale tipo di filtro sta certamente nel fatto che la sua installazione è particolarmente rapida.

Sistemi di microfiltrazione

Esistono infine i sistemi di microfiltrazione, i quali sfruttano una particolare membrana che consente loro di rimuovere le parti solide dall’acqua, rendendola così più leggera e sicura.

Adesso hai dunque a disposizione tutte le informazioni che ti possono aiutare ad individuare il tipo di depuratore più adatto in base alla qualità dell’acqua cui hai accesso dal rubinetto di casa.

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L’importanza della prevenzione nella cura del cancro al seno

Le statistiche in Italia fornite dal Ministero della Salute evidenziano come 4 casi su 10 di cancro nelle donne siano localizzati nel seno.

Si tratta di una eventualità che purtroppo è ancora oggi largamente diffusa, nonostante la scienza abbia fatto passi da gigante in tal senso, e la ricerca sia sempre più vicina a trovare le cure definitiva possano aiutare a sconfiggere questa malattia.

Al momento comunque, la prevenzione rimane l’arma più importante a disposizione di ogni donna per riuscire a individuare in tempo questo tipo di patologia e accedere così con largo anticipo alle cure necessarie, aumentando in maniera esponenziale le probabilità di guarigione.

Prevenzione e l’importanza dell’autopalpazione

Una delle cose più importanti che è possibile fare per individuare con il maggior anticipo possibile questa patologia è quella di effettuare periodicamente la autopalpazione. Si tratta di una semplice pratica che è possibile adoperare autonomamente in casa e senza l’ausilio di alcun tipo di strumento se non le proprie mani.

È sufficiente per questo circoscrivere dei piccoli cerchi sul seno con le dita andando alla ricerca al tatto, di eventuali noduli o qualsiasi altra cosa che possa apparire come un corpo estraneo. È bene inoltre osservare anche la forma e l’aspetto del seno per vedere se vi sono delle irregolarità o differenze rispetto al passato, e questa operazione va ripetuta anche nelle cavità ascellari.

Se in occasione della autopalpazione si dovesse riscontrare la presenza di qualsiasi cosa che possa apparire come sospetta è bene avvisare tempestivamente il proprio medico di famiglia oppure effettuare direttamente una visita senologica così da avere il parere di un esperto.

È bene comunque sottolineare che i classici noduli che di tanto in tanto si presentano non sono pericolosi e che possono essere curati e risolti in maniera semplice, assumendo determinati farmaci che è sempre lo specialista a dover prescrivere.

Un controllo da effettuare annualmente

Ad ogni modo è bene far visitare il seno ad uno specialista almeno una volta l’anno così da avere la certezza che tutto sia a posto. Questo tipo di visita va effettuata annualmente quando si superano i 35 anni; nel caso invece vi sia in famiglia una precedente storia di tumore al seno, è bene invece andare ad effettuare questo tipo di controllo a partire già dai 30 anni in poi.

Le statistiche mostrano infatti con chiarezza che le donne le cui famiglie hanno già alle spalle una certa casistica di tumore al seno, hanno molte più probabilità di sviluppare questa malattia ed è bene per questo iniziare con un certo anticipo ad effettuare delle visite di controllo.

La prevenzione può essere determinante

Adottare questi semplici accorgimenti e già davvero molto importante per la prevenzione e consente di ridurre in maniera drastica l’avanzare della malattia e dunque evitare conseguenze anche gravi.

Grazie alla prevenzione è infatti possibile riuscire ad andare a lavorare per tempo su questa patologia aumentando notevolmente l’efficacia delle cure e dunque le probabilità di successo delle stesse, consentendo alla persona interessata di tornare rapidamente alla vita di prima senza dover affrontare delle cure particolarmente invasive.

Prevenzione significa dunque giocare d’anticipo, dover affrontare cure meno invasive, avere tempi di convalescenza più brevi ma soprattutto avere molte probabilità in più di guarigione.

Questo è il motivo per il quale ogni donna dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di iniziare ad effettuare l’autopalpazione (se non lo fa ancora) e a prescindere prendere anche la buona abitudine di far controllare periodicamente il seno ad uno specialista così da avere la certezza che tutto sia a posto e che non sia necessario effettuare alcun tipo di ulteriore analisi diagnostica strumentale.

È possibile personalizzare le cassette postali?

Le cassette postali non svolgono più un ruolo esclusivamente pratico: esse infatti, non sono più utili esclusivamente per ricevere la corrispondenza e tenerla al sicuro in nostra assenza fino al momento in cui la ritireremo, ma nel corso degli anni hanno acquisito anche un altro scopo non indifferente.

Oggi infatti le cassette postali condominiali rappresentano un importante elemento d’arredo esterno in grado di comunicare a chi le osserva tutta l’eleganza e la ricercatezza che gli abitanti di quell’edificio hanno deciso di adottare.

Parliamo dunque di un importante strumento in grado non soltanto di svolgere una funzione pratica, ma anche di comunicare qualcosa di noi agli altri, lasciando loro percepire una chiara sensazione di cura e raffinatezza.

Le cassette postali personalizzate

Proprio in conseguenza del fatto che la componente estetica sia diventata così importante, oggi sono sempre più i condomini che richiedono la realizzazione di cassette della posta personalizzate che possono venire incontro alle particolari esigenze del condominio (ad esempio cassette che possono ospitare anche pacchetti oltre che la corrispondenza, oppure i depliant pubblicitari più grandi) anche dal punto di vista dell’immagine.

Il mercato offre chiaramente soluzioni di questo tipo, ed è possibile pensare a cassette della posta personalizzate che presentano esattamente la forma, il colore, le dimensioni ed il tipo di installazione richiesto dal cliente. Ciò vale sia per le cassette da interni che per quelle poste sulla pubblica via, le quali sono tipicamente interessate dalle intemperie o dai tentativi di scasso e devono per questo essere anche particolarmente robuste e resistenti.

La resistenza dell’alluminio

Da questo punto di vista l’alluminio è un materiale assolutamente in grado di garantire il massimo della robustezza della resistenza: i modelli realizzati al 100% in alluminio hanno infatti una elevata resistenza all’ossidazione e sono sufficientemente robusti per resistere ai tentativi di scasso e di prelievo da parte di malintenzionati.

È possibile inoltre scegliere tra diverse decine di colori differenti quello che maggiormente si adatta al tipo di contesto in cui la nuova cassetta della posta andrà inserita, con la possibilità di avere anche tinte lucide e opache. È possibile anche far inserire delle decorazioni a piacere per una personalizzazione che sarà veramente completa.

Questa soluzione è veramente il massimo per migliorare l’estetica dell’ingresso del condominio, ma possono usufruirne allo stesso modo uffici, aziende e attività commerciali di ogni tipo che possono anche pensare di inserire una ulteriore personalizzazione quale il proprio logo ad esempio, per conferire un aspetto ancora più curato e identificativo della propria attività.

Una necessità dettata dalle nuove abitudini d’acquisto

Quella della casella di posta personalizzata e una opzione sempre più richiesta al giorno d’oggi, considerando anche che le nostre abitudini d’acquisto sono cambiate nel corso degli anni e di conseguenza siamo tutti molto più propensi a fare online  almeno una parte del nostro shopping.

Da qui nasce ad esempio la necessità di avere cassette postali più ampie e spaziose in grado di poter contenere anche i pacchetti che acquistiamo online, evitando dunque che il portalettere sia costretto a poggiarli per terra. In questo caso infatti, eventuali malintenzionati o persone di passaggio potrebbero sottrarre furtivamente il nostro pacchetto o semplicemente leggere i nostri dati personali scritti sulla confezione, andando così a violare la nostra privacy.

Ecco il motivo per il quale le cassette postali personalizzate riscuotono oggi un interesse crescente da parte degli utenti, e le tantissime possibilità di personalizzazione oggi esistenti consentono effettivamente a tutti di poter individuare la soluzione perfetta per risolvere esigenze specifiche e particolari.

Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

Le tante trasmissioni di cucina in TV hanno insegnato che il caffè può essere un ingrediente inedito, ma sicuramente d’effetto, per esaltare il sapore di molti piatti. In effetti il caffè, se sapientemente dosato e utilizzato, è in grado di far risaltare gli aromi di molte ricette, senza per questo rilasciare il suo tipico sapore. Addirittura, il caffè può essere anche conservato e surgelato per poi usarlo per preparare delle ottime salse. Un’altra ottima notizia, specie per chi non va sempre d’accordo con la caffeina, è che durante la cottura il caffè perde la gran parte delle sue proprietà stimolanti. L’unica avvertenza, ovviamente, è quella di scegliere la tipologia di caffè giusta a seconda del piatto che si vuole realizzare: le miscele più delicate, come l’Arabica, vanno benissimo per creare numerosi dessert, dolci, torte, ma anche per i primi piatti. Gli aromi più decisi e più speziati, invece, sono consigliati per preparare piatti a base di carne, dal maiale alla selvaggina, ma la combinazione funziona bene pure con i menù di pesce. Per creare dei manicaretti deliziosi va benissimo anche il caffè preparato con le comode cialde di uso domestico: anche in questo caso, però, conviene scegliere il meglio in termini di qualità, come i prodotti che si possono ordinare sul sito di Cialdamia.

Carni marinate, carni più saporite

Qualche goccia di caffè può essere l’ingrediente “segreto” per preparare marinature gustosissime, ideali per diversi tipi di carne, maiale, vitello, costate. La marinatura – ad esempio a base di senape, limone, zucchero e un pizzico di caffè – può risultare la combinazione perfetta per marinare la carne da grigliare. Spesso, poi, il caffè viene utilizzato per aggiungere un pizzico di sprint alle salse che accompagnano la carne cotta: il top è con carni leggermente grasse, come quella del maiale.

Pesce, abbinamento a sorpresa

Anche se di primo acchito potrebbe sembrare un azzardo, il caffè e il pesce vanno decisamente d’accordo. Il sapore pieno del primo è in grado di esaltare quello delicato del secondo. Ad esempio, prodotti come il tonno e il salmone regalano piacevoli sorprese, in termini di gusto, dopo un’attenta marinatura a base di caffè ed altri aromi “forti”, come l’anice stellato o il peperoncino. Provare per credere.Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

 

Legumi e altre verdure

Chi l’avrebbe mai detto che il caffè si sposasse così bene con i legumi? Ad esempio, una punta di caffè regala sapori inaspettati alla zuppe di verdure. E funziona benissimo con i fagioli se cucinati in un intingolo a base di pancetta, cipolla, aglio, vino rosso e, appunto, un cucchiaino di caffè.

Per concludere, dolci e dessert

In questo ambito entriamo nel solco della tradizione. Sono tantissimi i celebri dessert a base di caffè, dai gelati a uno dei capisaldi dell’arte dolciaria italiana come il tiramisù. Però il caffè può essere abbinato anche ad altre spezie – come la noce moscata, i chiodi di garofano o lo zenzero – per dare un gusto ardito a mousse e dolci al cucchiaio. Mentre tra i frutti si sposa benissimo con i mirtilli. Buon appetito.

 

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La tua nuova cucina… da Pedrazzini Arreda

La cucina rappresenta sicuramente uno degli spazi più complessi degli ambienti in cui viviamo, dato che al suo interno vengono svolte la maggior parte delle attività che si susseguono nel corso della giornata. È qui che riceviamo gli amici per un caffè, è qui che ospitiamo amici e parenti per una cena gustosa, è qui che nasce la sperimentazione di piatti e pietanze sempre nuove. Proprio perché si tratta di un ambiente assolutamente vissuto nel corso della giornata, è bene che sia il più confortevole e ospitale possibile senza dimenticare l’aspetto funzionale: una cucina deve innanzitutto essere pratica da utilizzare, ed il più possibile personalizzata affinché chi la utilizza nella quotidianità possa completamente sentirsi a proprio agio. Per rinnovare la tua cucina, la scelta migliore che tu possa fare è Pedrazzini Arreda, che da oltre 60 anni progetta, realizza e commercializza bellissime cucine a Milano, interamente personalizzabili per andare incontro ai tuoi gusti o esigenze.

Questa importante azienda potrà occuparsi anche del ritiro e dello smaltimento  della tua vecchia cucina, per far spazio a quella nuova. Ogni soluzione è inoltre interamente personalizzabile, per far si che la tua nuova cucina possa veramente rappresentarti e farti sentire perfettamente a tuo agio. Gli abilissimi interior designer potranno anche mostrarti un’anteprima assolutamente reale di quella che sarà la tua nuova cucina all’interno di casa tua grazie a sofisticati programmi di elaborazione tridimensionale. Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, il che è per te ulteriore garanzia di qualità e affidabilità. Sarai seguito in tutte le fasi del processo di evoluzione della tua nuova cucina, dalle fasi di progetto a quelle di messa in opera per mezzo degli abili montatori e falegnami che si occuperanno dell’installazione. Per qualsiasi tipo di informazione puoi contattare il recapito telefonico 0298491249 o recarti direttamente presso lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese (MI).

Richieste prestiti: ad aprile continua la crescita sostenuta

Sebbene ad aprile l’inflazione abbia toccato il +6,2%, il massimo storico da settembre 1991, e i tassi di interesse siano in crescita, continua ad aumentare la propensione da parte delle famiglie a richiedere un sostegno all’acquisto. È quanto emerge dall’analisi delle richieste registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che vede segnare un +35,6% per i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, confermando la crescente propensione delle famiglie a far fronte a nuove spese con il sostegno di un finanziamento. Sostenuta anche la crescita delle richieste di prestiti personali, sia rispetto a marzo sia rispetto al corrispondente mese del 2021 (+32,3%).

Importo medio più basso e piani di rimborso allungati 

L’importo medio dei finanziamenti richiesti per i prestiti personali e finalizzati ad aprile si attesta a 8.811 euro, con una rilevante contrazione (-7,0%) rispetto al valore dello stesso mese del 2021. Nel complesso, il 54,3% delle richieste presenta un importo inferiore ai 5.000 euro. Per quanto riguarda i prestiti finalizzati, l’importo medio richiesto si attesta a 6.089 euro (-13,2% rispetto ad aprile 2021) contro i 12.940 euro dei prestiti personali (-1,3%). In generale gli italiani prediligono una durata dei finanziamenti più lunga: il 20,4% del totale delle richieste prevede un piano di rimborso fino a 36 mesi, e il 23,8% oltre i 5 anni, privilegiando soluzioni che pesino il meno possibile sul reddito familiare. E se la fascia di età maggiormente rappresentata resta quella tra 45-54 anni (24,4%), mentre gli under 35 sono il 25,1% del totale.

Il Buy now pay later 

Il Buy Now Pay Later (BNPL), linee di credito con ticket molto contenuti e un piano di rimborso di brevissima durata, è la nuova modalità di pagamento che si sta affermando nel mercato dell’e-commerce. Il BNPL registra tassi di crescita della domanda sensibilmente maggiori rispetto al credito al consumo finalizzato, con un incremento medio annuo del +134% e picchi trimestrali del +194%.
I Baby Boomers (nati tra dal 1944 al 1964) fanno registrare la crescita maggiore, con un trend medio del +173%. A conferma che seppur il BNPL sia una modalità di acquisto particolarmente diffusa tra la Gen Z, cresce quindi l’interesse manifestato anche all’interno delle generazioni meno giovani.

Una rischiosità maggiore

Pur rimanendo un fenomeno tendenzialmente a basso rischio, i contratti BNPL registrano una rischiosità maggiore rispetto ai finalizzati small ticket. Nel primo semestre 2021 la rischiosità dei contratti BNPL è stata 1,7 volte quella dei finanziamenti tradizionali, a conferma di come il BNPL non sia del tutto ‘risk free’, e stia registrando tassi di insoluto in aumento. Quanto al profilo creditizio degli utenti che richiedono un prodotto BNPL, la percentuale di clienti New to Credit (clienti che non hanno alcuna storia creditizia pregressa) è nettamente superiore alla media di mercato (13% del totale). Chi ricorre a questa forma di credito, solo nel 28% dei casi è titolare di un mutuo, mentre è preponderante il possesso di prestiti, in particolare, finalizzati (60%).

Stile di vita sano e integratori per rafforzare il sistema immunitario

Nessuno ha voglia di ammalarsi, sia chiaro. Ma in determinate circostanze, vuoi anche per lo stress a cui tutti noi siamo sottoposti, può capitare di essere più suscettibili alle malattie. Eppure il nostro sistema immunitario è una macchina perfetta che sa proteggerci dagli attacchi di virus e batteri, nonché dagli effetti di ferite o traumi. Tuttavia, in alcune circostanze, questo delicato sistema di difesa può risultare meno efficiente di quanto dovrebbe. Tra le cause che più incidono sull’indebolimento delle difese immunitarie, una delle più rilevanti è costituita dall’alimentazione. Una dieta povera di alcuni nutrienti fondamentali, come, ad esempio, le vitamine (in particolare le vitamine A, C, D, E e quelle che appartengono al gruppo B), il ferro, il selenio, lo zinco e l’acido folico può compromettere l’efficienza del sistema immunitario. Se non si riesce ad assumere questi preziosi micronutrienti tramite l’alimentazione si ha la possibilità di integrare alcune sostanze attraverso appositi prodotti studiati specificatamente per supportare il sistema immunitario. Si tratta di integratori alimentari per le difese immunitarie, come quelli di Resvis, che possono offrire una protezione in più al proprio organismo, soprattutto in alcuni periodi dell’anno particolarmente stressanti come, ad esempio, i cambi di stagione. Naturalmente, l’assunzione di integratori alimentari dovrà essere associata ad uno stile di vita sano e ad un’alimentazione corretta, come prevedono le linee guida di ogni stile di vita salubre.

La relazione tra stress e difese immunitarie

Oltre alle componenti di rischio già citate, vi è, inoltre, la possibilità che il sistema immunitario venga indebolito anche in seguito a periodi particolarmente stressanti. L’insonnia e le difficoltà a riposare, ad esempio, sono fra le cause che concorrono a minare l’efficienza dell’organismo, così come può accadere in relazione a fasi caratterizzate da un intenso sforzo mentale. È importante cercare di dormire tra le sei e le otto ore a notte e osservare degli orari il quanto più possibile regolari: per riuscirci può essere utile limitare il tempo di utilizzo dei dispositivi elettronici (come lo smartphone, il tablet e il pc), soprattutto nelle ore che precedono l’addormentamento. Inoltre, è consigliabile provare a diminuire le fonti di stress psicologico e mettere in atto delle pratiche di rilassamento in grado di abbassare i livelli di irritabilità.

Le regole dello star bene

Per mantenere il salute il proprio sistema immunitario, ma anche ‘intero organismo, l’importante è prendersi cura di se stessi, stando ben alla larga da dieta scorretta, abuso di alcol, fumo e sedentarietà. Uno stile di vita sano, quindi, è il primo passo per avere un sistema di difesa forte ed efficiente. L’importanza del movimento, tuttavia, è spesso sottovalutata: praticare un’attività fisica regolare e moderata contribuisce a mantenere in salute l’organismo, oltre ad avere ricadute positive anche sull’umore di chi lo pratica. Essenziale, però, è non eccedere nel senso opposto, ovvero stressando il corpo con una mole di esercizio eccessiva per le proprie capacità in quanto gli sforzi fisici prolungati potrebbero ottenere l’effetto contrario e indebolire le difese corporee. 

Earth Day 2022, preoccupazione per il clima e comportamenti sostenibili

La Giornata della Terra, la più ampia e manifestazione ambientale a livello mondiale, si celebra ogni anno il 22 aprile. Da un sondaggio internazionale condotto da Ipsos con l’obiettivo di indagare le opinioni relative al problema del cambiamento climatico e i comportamenti sostenibili da adottare nel prossimo anno, emerge come in Italia la preoccupazione per il cambiamento climatico sia avvertita dal 69% degli intervistati, e il 79% sia preoccupato per le sue conseguenze. L’opinione pubblica ritiene poi che la lotta al cambiamento climatico rappresenti una responsabilità condivisa tra Governo, aziende e cittadini, ma soltanto il 41% ritiene che il Governo abbia un piano chiaro su come lavorare congiuntamente.

Una responsabilità condivisa

In Italia il 68% ritiene che se il Governo non affronterà ora il cambiamento climatico fallirà nei confronti dei propri cittadini. Al contempo, si registra un grado di accordo a livello globale (66%) sulla necessità di un’azione aziendale per combattere il cambiamento climatico. Alcuni settori economici sono percepiti come maggiormente responsabili in relazione al cambiamento climatico. In Italia il 78% menziona le compagnie energetiche, il 74% le case automobilistiche e il 72% fornitori di trasporto pubblico e le aziende tecnologiche. Il 71% degli italiani ritiene però che anche i singoli individui abbiano la responsabilità nella lotta al cambiamento climatico per non fallire nei confronti delle generazioni future.

Quali comportamenti green adottare?

Ma quali comportamenti gli italiani sono propensi ad adottare per la lotta al cambiamento climatico? Il 65% dichiara di voler evitare i prodotti con molti imballaggi, il 61% prevede di risparmiare energia in casa e il 58% di risparmiare acqua ed evitare l’acquisto di nuovi prodotti. In generale, però, l’indagine registra un’errata percezione in merito ai comportamenti sostenibili individuali con maggiore impatto sull’ambiente: minor packaging o riduzione degli acquisti sono erroneamente visti come priorità, mentre sostituire i voli con opzioni più sostenibili o passare a una dieta vegana, che in realtà hanno un impatto molto più elevato, dalla maggioranza non sono considerati come azioni dalle elevate conseguenze negative sull’ambiente.

La COP26

La COP26 è la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e ha l’obiettivo di raggiungere un accordo sulle strategie sostenibili da adottare per contrastarne gli effetti da qui al 2030, e fino al 2050. Ma cosa sanno gli italiani della COP26? Il 34% dichiara di averne sentito parlare e il 29% di non averne mai sentito parlare. Tra i primi, il 53% è anche a conoscenza degli impegni presi dai diversi Paesi, ma mentre il 51% si sente ottimista sull’impatto della COP26, il 41% pensa che non farà alcuna differenza e l’8% che avrà un impatto negativo. I livelli di pessimismo sembrano riflettere i dubbi sulla capacità del Governo di affrontare la crisi climatica. Per il 32% il Governo non farà progressi significativi nella lotta al cambiamento climatico durante i prossimi 10 anni, e il 21% sostiene che il Governo non abbia un piano chiaro nemmeno per affrontare il problema nel 2022.

Twitter: in arrivo la funzione “modifica tweet”

Twitter annuncia una ‘rivoluzione’ imminente, e si prepara a implementare la funzione per la modifica dei tweet. Il social network, da uno dei suoi profili, dichiara che sarà possibile correggere i messaggi caratterizzati da un errore, e non sarà più necessario eliminare del tutto il ‘cinguettio’. La svolta ‘edit’ rappresenta un cambiamento epocale del social network, una possibilità da anni richiesta da milioni di utenti. La novità era stata annunciato il primo aprile scorso dalla stessa Twitter. “Visto che tutti lo stanno chiedendo – si legge nel messaggio pubblicato dal profilo Twitter Communications – sì, stiamo lavorando dallo scorso anno sulla funzione ‘modifica’. No, non abbiamo avuto l’idea da un sondaggio. Nei prossimi mesi faremo partire il test per vedere cosa funziona, cosa non funziona e cosa è possibile”.

Non è un pesce d’aprile: “Non stavamo scherzando…”

Il messaggio, però, era stato interpretato come un pesce d’aprile, ma Twitter ha rassicurato: “Non stavamo scherzando…”.  Come ha spiegato Jay Sullivan, responsabile del prodotto nell’organigramma di Twitter, “Abbiamo studiato come creare la funzione Edit in modo sicuro fin dallo scorso anno e come pianificare i test nei prossimi mesi. La modifica è stata la funzione più richiesta su Twitter per anni – ha aggiunto Sullivan -. Gli utenti vogliono essere in grado di correggere errori a volte imbarazzanti e refusi”. Ma finora l’hanno fatto cancellando e scrivendo nuovamente il tweet.

“La tutela dell’integrità della discussione pubblica è la nostra priorità”

“Senza elementi come il limite di tempo, i controlli e la trasparenza relativa a ciò che viene modificato, la funzione potrebbe essere utilizzata in maniera impropria per modificare lo sviluppo di una conversazione pubblica – ha proseguito Sullivan -. La tutela dell’integrità della discussione pubblica è la nostra priorità assoluta mentre ci apprestiamo a intraprendere il lavoro”.

“Dare agli utenti più scelta e controllo”

“Per questo, ci vorrà del tempo e cercheremo suggerimenti e obiezioni prima di lanciare la funzione Modifica – ha sottolineato Sullivan -. Avremo un approccio attento e cauto, condivideremo gli aggiornamenti man mano che procediamo”. Ma la nuova funzione non è l’unica novità del social dei cinguettii.
“Questa è solo una delle modifiche che stiamo studiando mentre cerchiamo di dare agli utenti più scelta e controllo nella loro esperienza su Twitter – ha precisato ancora Sullivan -, perché cerchiamo di favorire una conversazione sana e aiutare le persone a sentirsi più a proprio agio su Twitter. Queste sono le cose che ci motivano ogni giorno”.

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Colazione al bar più cara: caffè +18%, cappuccino e cornetto 2,84 euro

Gli aumenti dei prezzi, hanno intaccato anche uno degli appuntamenti di rito degli italiani, la colazione al bar. Dal caffè al cappuccino, dal cornetto alla spremuta d’arancia, i prezzi nei primi mesi del 2022 sono aumentati a due cifre. E da Nord a Sud, il re della colazione, il caffè, segna aumenti tra il 17% e il 18%. Anche cappuccino e cornetto non sono da meno: il primo aumenta dal 15% al 18% a seconda delle zone geografiche, e il cornetto dal 17% al 19%. Il rincaro record spetta però all’acqua in bottiglia da mezzo litro, che al Sud e nelle Isole aumenta del 45% rispetto al 2021, allineandosi ai prezzi praticati nel resto d’Italia. È quanto rileva l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori in una ricerca realizzata per l’Adnkronos.

In un anno +106,30 euro di colazioni

In pratica, per una colazione composta da un cappuccino e un cornetto il costo medio è passato da 2,43 euro del 2021 a 2,84 euro del 2022, con un aggravio che in un anno ammonta a circa +106,30 euro a persona. Chi invece non può rinunciare a una pausa all’insegna di un buon caffè al giorno subirà rincari di +64,07 euro annui. Il tutto consumato rigorosamente al banco. Per chi decide di accomodarsi al tavolo i rincari sono ancora più evidenti. Cappuccino e cornetto, serviti al tavolo, possono infatti costare dal 22% al 48% in più rispetto al prezzo praticato al banco. Si tratta di aumenti elevati che inducono Federconsumatori a chiedere all’Antitrust di accendere un faro per scongiurare ipotesi di cartello e intollerabili fenomeni speculativi.

A Ferrara il caffè costa di più

Insomma, il caffè espresso, candidato dall’Italia a patrimonio Unesco, prosegue nella sua corsa al rialzo dei prezzi, un fenomeno che appare evidente già a dicembre 2021 dal Rapporto annuale di Fipe, dove l’associazione dei pubblici esercizi ha rilevato i prezzi della tazzina al bar in base ai valori medi rilevati nei capoluoghi di provincia (Osservatorio prezzi su dati Istat). In una ipotetica classifica risulta al primo posto Ferrara, con il prezzo di un caffè più alto, 1 euro e 18 centesimi, seguita da Padova (1,16 euro) e da Modena e Ravenna (1,15 euro).

Il cappuccino più caro si beve ad Avellino

Tra le grandi città l’espresso a Roma è arrivato a una media di 1,10 euro e a Milano 1,05 euro, mentre a Napoli, a Trieste e a Reggio Emilia la tazzina si colloca a 0,90 centesimi, a Bari 0,91 e Terni 0,89 centesimi. L’espresso meno caro è invece a Messina: 0,82 centesimi. Analogo trend per il cappuccino, dove il più caro si beve ad Avellino, con il prezzo medio di 1,85 euro, seguita da Bolzano (1,76 euro) e Siracusa (1,61 euro). Stupisce che il prezzo più basso si paghi a Roma, con 1,13 euro, ma prezzi bassi anche a Grosseto (1,22 euro) e Catanzaro (1,23 euro).

Quando finirà la pandemia?

La campagna vaccinale continua a passo spedito, ma la marcia del Coronavirus sembra essere ripresa. E tra la speranza che a breve si possa tornare alla normalità e l’ancora presente timore del contagio tutti si stanno chiedendo quando si uscirà definitivamente da questa pandemia globale. Per sondare l’opinione pubblica su questo tema Ipsos ha condotto un sondaggio in 33 Paesi, esplorando le prospettive degli intervistati sul tanto agognato ritorno alla normalità post-Covid. Di fatto, per il 20% degli intervistati a livello globale la fine della pandemia è collegata a quando il 75% della popolazione sarà vaccinata, mentre per il 19% quando la trasmissione del virus si sarà fermata completamente.

C’è ancora tanta incertezza

E ancora, per il 17% la pandemia finirà quando la situazione negli ospedali si sarà normalizzata per almeno un mese, e per il 12% quando ci saranno invece meno di 10 casi per milione di abitanti.
C’è però ancora tanta incertezza sul tema, segnalata dal 14% degli intervistati che non ha idea di quale sia il segnale che decreterà la fine dell’emergenza. Gli italiani però, dato l’avanzamento della campagna vaccinale, hanno opinioni leggermente divergenti rispetto alla media degli altri Paesi: per il 27% la pandemia finirà quando la trasmissione del virus si sarà fermata definitivamente, per il 17% quando la situazione degli ospedali tornerà alla normalità, un altro 17% non ha idea, e solo per l’11% finirà quando il 75% della popolazione verrà vaccinata.

Post-Covid e ritorno alla normalità

Ipsos ha anche chiesto agli intervistati tra quanto tempo potremmo tornare a una vita come quella precedente alla pandemia. E per il 27% a livello internazionale bisognerà aspettare più di un anno da ora, per il 25% entro l’anno, per il 20% nei prossimi 6 mesi, mentre il 14% ritiene che sia già possibile tornare a una vita normale senza restrizioni. Considerando i dati aggregati di tutti i 33 Paesi si nota che più del 66% dei cittadini intervistati pensa che non riusciremo a tornare alla normalità prima di 6 mesi, un dato che sottolinea ancora grande preoccupazione e l’opinione che la crisi non sia ancora del tutto superata.

Bisognerà aspettare più di un anno?

Gli italiani anche in questo caso hanno un’ottica diversa, infatti, per il 36% degli intervistati bisognerà aspettare più di un anno, per il 22% entro l’anno e per il 17% entro i prossimi 6 mesi. Un risultato che registra ancora diffidenza riguardo la fine della pandemia. Dall’inizio della pandemia, il team Public Affairs di Ipsos indaga le opinioni degli italiani in merito all’emergenza Covid-19. L’ultimo aggiornamento del consueto monitoraggio di Ipsos, Come e quando finirà il Green Pass?, registra una diminuzione della minaccia percepita (forse complice anche lo spostamento dell’allerta causato dalla guerra Russia-Ucraina), e raggiunge nuovi valori minimi rilevati dallo scoppio della pandemia. Gli italiani stanno quindi iniziando a immaginare un futuro connotato da una preoccupazione limitata per il Covid-19? 

Il mercato italiano dei farmaci generici

Tra il 2014 e il 2019 il volume d’affari delle imprese di farmaci generici riflette una crescita strutturale, con i ricavi aumentati del +8% all’anno e del +47,9% complessivamente, attestandosi a fine periodo a oltre 4,3 miliardi di euro.

Inoltre, nel periodo 2014-2019 l’incremento occupazionale supera il 31% tra le imprese di farmaci generici, e a fine periodo il numero di dipendenti si attesta a oltre 8.600 unità, 400 in più rispetto all’anno precedente. Si tratta di alcuni dati emersi dall’Osservatorio sul sistema dei farmaci generici realizzato da Nomisma per Egualia (già Assogenerici), che ha esaminato le principali voci di bilancio di 335 società di capitali, divise in 81 imprese di farmaci generici e 254 di farmaci non generici.

Margine operativo lordo strutturalmente meno performante rispetto ai ricavi

Secondo l’Osservatorio, nonostante un volume di ricavi che cresce a un ritmo più sostenuto, le imprese di farmaci generici presentano una minor capacità di generare redditività rispetto alle società che si occupano di farmaci non generici.

Il margine operativo lordo (EBITDA) registra una tendenza, rispetto ai ricavi, strutturalmente meno performante per le imprese di farmaci generici, oscillando nel periodo 2014-2019 tra il 10,6% del 2019 e l’11,3% del 2017. Le imprese che si occupano di farmaci non generici, invece, mostrano valori costantemente superiori, attestandosi al 15,1% nel 2019, segnalando una distanza di redditività che tende ad amplificarsi.

Fra il 2009 al 2020 vendite di generici +119% a volume

Nel 2020 la spesa farmaceutica territoriale totale, pubblica e privata, ammontava a 20,5 miliardi di euro, -2,6% rispetto al 2019, allineandosi a valori simili a quelli del 2018. L’analisi per tipologia di farmaci venduti mette in evidenza un dato interessante: fra il 2009 al 2020 le vendite di generici sono aumentate del 119% a volume e del 148% a valore. Parallelamente si è verificata una graduale diminuzione della presenza di farmaci coperti da brevetto, le cui confezioni sul mercato si sono ridotte di circa 328 milioni di unità (-65%), circa -5,6 miliardi di euro (-63%) a valore. Ciò ha determinato una riconfigurazione delle quote delle tipologie di farmaci sul mercato totale, e dal 2009 al 2020 il peso dei farmaci generici è passato dal 14% al 30% in volumi e dal 7% al 21% in valori.

L’emergenza pandemica non ha alterato le quote sul mercato ospedaliero

Al fianco della farmaceutica territoriale, il canale di vendita più importante dei farmaci generici è costituito dalla farmaceutica ospedaliera. I dati 2020 evidenziano come l’emergenza pandemica abbia ridotto i consumi ospedalieri a volume, passati da 1,5 miliardi di unità minime frazionabili di medicinali a 1,3 miliardi (-14,1%). Tuttavia, i risultati dell’ultimo anno non hanno alterato le quote sul mercato. “Continua, infatti, l’ascesa dei farmaci generici, che nonostante il decremento assoluto in termini di incidenza sul totale mantengono il proprio posizionamento, passando dal 29,8% del 2019 al 30% del 2020”, commenta Lucio Poma, coordinamento scientifico Nomisma. Inoltre, si conferma il trend favorevole che ha visto aumentare le vendite dell’11,5% nell’ultimo quadriennio, con un guadagno di quota del 6,6%.

Le imprese Controvento trainano la crescita del Paese

L’Osservatorio Controvento: le aziende che guidano il Paese, curato da Nomisma in collaborazione con CRIF e CRIBIS, fotografa un sistema manifatturiero nazionale trainato da un gruppo di imprese che ottiene performance eccellenti in un contesto di mercato complesso e sfidante come quello del post pandemia. L’Osservatorio certifica infatti la crescente capacità di traino della componente Controvento rispetto all’andamento complessivo del sistema manifatturiero.

Nonostante l’incidenza di questo gruppo di imprese rimanga la stessa sul totale, aumenta il loro contributo nella generazione dei ricavi complessivi, dell’EBITDA, dei dipendenti e del Valore Aggiunto. In Italia le aziende che navigano Controvento nel settore manifatturiero sono il 6,5% del totale, generano il 10% dei ricavi e il 16% del valore aggiunto complessivo della manifattura in Italia. 

Un investimento che oggi sta dando i suoi frutti

“Non si tratta di un rimbalzo, ma di una crescita reale del Paese. Un dato su tutti: secondo l’ISTAT la produzione industriale della manifattura nel 2021 ha registrato un +11,8%, quando nel 2020 aveva accusato un -11,4% – commenta Lucio Poma, capo economista Nomisma -. Quindi ha recuperato più di quanto aveva perso due anni fa. Questo perché nelle difficoltà del periodo pandemico è fiorito l’investimento di un gruppo di imprese che oggi sta dando i suoi frutti. Per questo, nonostante l’allarme dato dalla scarsità delle materie prime – aggiunge Poma – Nomisma e il gruppo Controvento si aspetta un 2022 di crescita importante per la manifattura italiana”. 

Cogliere le opportunità di crescita anche in contesti avversi

Le imprese Controvento negli ultimi cinque anni hanno investito quasi il doppio rispetto alle altre imprese manifatturiere italiane, e nel 2020 la flessibilità finanziaria garantita da un adeguato polmone di liquidità ha consentito di affrontare la pandemia senza rallentare gli investimenti, cogliendo così le opportunità di crescita anche in contesti avversi. I ritorni (su attivo e patrimonio netto) delle aziende Controvento si dimostrano mediamente 4 volte superiori alle imprese italiane. L’analisi sulla sostenibilità finanziaria delle imprese Controvento conferma dunque una maggiore solidità e una propensione all’investimento, nonché ottimi segnali prospettici: la percentuale di aziende Controvento con prospettive favorevoli, anche da un punto di vista creditizio, è superiore rispetto alla media italiana.

Far meglio anche sotto il profilo della sostenibilità 

Anche sotto il profilo della sostenibilità le aziende Controvento spiccano rispetto al resto della manifattura italiana. Se all’interno del campione Controvento quasi due terzi delle imprese presentano un profilo ESG adeguato, questa percentuale scende a poco meno del 35% per l’universo delle aziende manifatturiere. Il Nord-Est (Trentino, Veneto, FVG ed Emilia-Romagna) conferma la maggiore predisposizione a ospitare imprese Controvento, mentre a livello settoriale i comparti che hanno accelerato la propria rilevanza tra queste imprese sono farmaceutica, packaging, produttori di cicli e motocicli, vetro e ceramica, gomma e materie plastiche.

Influencer marketing, più post ‘trasparenti’ sui social

Nell’ultimo anno su Instagram i post ‘trasparenti’ sono aumentati del +69%, ma la trasparenza dei post commerciali non cresce solo su Instagram.
È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio istituito da Buzzoole, tech company specializzata in tecnologie e servizi per l’Influencer Marketing, che ha analizzato tutti i post pubblicati in lingua italiana che utilizzano gli hashtag della trasparenza suddivisi per settore, oltre ai brand più attivi sui social.
Creator e influencer indirizzano sempre più le scelte di acquisto dei propri follower, spingendoli all’acquisto di prodotti e servizi. Per farlo devono però inserire gli hashtag della trasparenza, ovvero segnalando che il post è di carattere commerciale. Una pratica che si sta consolidando nel tempo, anche parallelamente all’incremento delle campagne adv. 

Nel 2021 pubblicati 426.233 contenuti con gli hashtag della trasparenza 

Lo studio La trasparenza nell’Influencer Marketing ha interessato tutti i post (a esclusione delle Storie) pubblicati su Instagram, Youtube, Twitter e Facebook, contenenti gli hashtag della trasparenza più utilizzati: #ad, #adv, #sponsorizzato, #sponsored, #sponsoredby, #gifted, #giftedby, #supplied e #advertising. Dall’analisi emerge che nel 2021 sono stati pubblicati 426.233 contenuti trasparenti, per 214 milioni di interazioni. Anche nel 2021 Instagram viene riconfermato come luogo preferito per le attività dei creator, con il 65,4% dei post e l’88,2% delle interazioni generate. Al secondo posto c’è Twitter (30,3% dei post), mentre per quanto riguarda  Facebook il dato è sottostimato (3,7%), in quanto per motivi di privacy la piattaforma non permette di effettuare rilevazioni puntuali.

La moda è l’industria più attenta alle regole

La moda (abbigliamento e calzature) si riconferma l’industria più attenta alle regole, con il 29,2% dei post trasparenti. Al secondo posto, la cosmetica (prodotti per la cura del corpo), con il 13,9%, e al terzo il food, che diventa protagonista con il 9,8% dei post, guadagnando 3,3 punti percentuali.
A seguire il mondo della tecnologia (elettronica di consumo), con il 9% dei post, l’intrattenimento (tv, gaming), con l’8,7% dei post, gli accessori (borse, orologi e gioielli), con l’8,6%, e il beverage, con il 4,4%. Come nel 2020 anche nell’ultimo anno emerge il comparto health care, con un 3,1% di post trasparenti, incentrati soprattutto sull’igiene personale e i dispositivi di sicurezza per proteggersi dal contagio.

Il post che ha ottenuto più interazioni? Quello pubblicato da Chiara Ferragni 

Rispetto alle interazioni totali (like, commenti, condivisioni) la moda cattura il 33,3% delle interazioni complessive, mentre la bellezza il 13,7% e l’entertainment l’11,3%. Quanto al post in lingua italiana che ha ottenuto più interazioni nel 2021, riferisce Ansa, è stato quello pubblicato da Chiara Ferragni e sponsorizzato da Schiaparelli: il suo outfit per l’occasione ha ottenuto circa 1,8 milioni di interazioni. Ma occorre scendere di dieci posizioni per trovare il primo post non realizzato dalla Top Influencer italiana. Si tratta di un video di Vic De Angelis (musicista del gruppo rock Måneskin) che promuove Yves Saint Laurent Beauty, e che ha ricevuto circa 952.000 interazioni.

Covid: come i consumi europei si sono spostati a casa

Con il Covid i consumatori europei hanno incrementato le proprie attività domestiche. Ad esempio, spendendo una quantità di tempo significativa a guardare live TV: a novembre 2021 erano il 51% dei consumatori, contro il 46% del periodo precedente alla pandemia. Secondo il sondaggio Covid-19 Consumer/Shopper Survey, realizzato da Bain & Company in collaborazione con Dynata, in Europa anche le persone che dispongono di servizi streaming hanno registrato un netto incremento, passando dal 40% del periodo pre Covid-19 al 51% di novembre 2021. Il 36% delle persone però, rispetto al 30% del pre-Covid, ha anche dedicato tempo alla lettura, mentre i videogame hanno conquistato il 32% degli intervistati, rispetto al 28% di prima della pandemia. Quanto ai podcast, vi si è dedicato il 15% degli intervistati, contro il 12% del pre-Covid.

Il consumo di alcolici tra le mura domestiche

In questo contesto, anche il consumo di alcolici, tradizionalmente associato ai momenti di socialità, si è spostato tra le mura domestiche. La percentuale di consumatori europei che oggi dichiara di bere principalmente a casa è il 74%, rispetto al 59% dell’epoca pre-Covid.
“Il 75% degli italiani intervistati a fine 2021 era disposto a tornare a cenare al ristorante, anche al chiuso – commenta Duilio Matrullo, Partner Bain & Company -. Questo dato era migliore della media europea, e in linea con la tradizionale propensione italiana al consumo fuori casa. Crediamo in definitiva nella resilienza del settore della ristorazione, che uscirà comunque profondamente trasformato in termini di formati e di approccio al consumatore”.

L’impatto dello smart working su industrie e filiere

Quanto allo smart working non è destinato a scomparire con la fine della pandemia, e non avrà conseguenze solo sulla vita dei lavoratori.
“L’impatto dello smartworking – aggiunge Sergio Iardella, Partner Bain & Company – avrà conseguenze profonde su tantissime industrie e filiere: dal real estate ed in generale all’urbanizzazione, fino a tutti i servizi di prossimità, che continueranno ad avere una ripresa strutturale dopo l’epoca delle grandi superfici commerciali fuori città, fino ovviamente a tutti i servizi tecnologici a casa, che subiranno un’accelerazione in termini di volumi e di sofisticazione della domanda”.

Beauty e fitness sempre più fai da te 

Per quanto riguarda le spese nei saloni di bellezza, anche in questo caso molti consumatori europei ora si prendono cura di sé nelle proprie case. Ma “gli italiani, da questo punto di vista, sono più fiduciosi della media europea – spiega Matrullo -: il 46% di loro spende meno nei saloni rispetto a quanto facesse prima della pandemia, contro il 48% europeo, e il 54% di loro, contro il 58% europeo, si aspetta che questa contrazione della spesa continui.
E il mondo del fitness? Nonostante la riapertura delle palestre alcuni cambiamenti potrebbero essere strutturali. In Europa, il 25% di chi andava in palestra non è più tornato, e in Italia questo trend è ancora più accentuato. Il 34% degli italiani non ha più fatto ritorno in palestra dall’inizio della pandemia.