Cresce l’avversione per i viaggi di lavoro nei Paesi poco sicuri

Meglio non partire per un viaggio d’affari in Paesi considerati rischiosi. Nell’ultimo anno il 19% dei business traveller italiani e il 17,6% di quelli europei afferma di avere vissuto situazioni pericolose durante i viaggi di lavoro. E il 50% di chi deve viaggiare per lavoro dichiara di considerare l’idea di partire poco gradita. Se gli avvertimenti dei Ministeri del turismo dei Paesi europei venissero presi alla lettera ciò denoterebbe una situazione preoccupante per i business traveller su scala globale. Si evidenziano, ad esempio, diversi pericoli in Turchia, dai disastri naturali al furto di passaporti, mentre i viaggiatori diretti in Cina vengono messi in guardia per controversie commerciali che possono portare all’arresto.

Un business traveller su cinque non “si fida” del proprio datore di lavoro

Si tratta dei dati della ricerca Concur Locate Research condotta da SAP Concur, che ha analizzato le abitudini di viaggio di 1050 business traveller italiani e 7395 a livello europeo nel corso del 2018. La preoccupazione riguardante i viaggi si può facilmente spiegare se si tiene conto che in Italia un business traveller su cinque (il 21,5%) ritiene che il proprio datore di lavoro non sarebbe in grado di fornire alcun supporto in caso di grave pericolo. Le organizzazioni non sarebbero dunque in grado, secondo gli intervistati, di comunicare in modo tempestivo in situazioni di pericolo o riportare in patria i propri dipendenti.

I datori di lavoro devono applicare le migliori procedure di sicurezza possibili

Il 39,4% dei viaggiatori italiani ritiene però che la propria società si stia impegnando in modo serio verso un miglioramento delle proprie policy in materia di viaggi di lavoro, mentre il 22% ritiene che la propria organizzazione si mantenga neutra sul tema. In ogni caso, i datori di lavoro devono applicare le migliori procedure di sicurezza possibili per i propri dipendenti. Se dovessero fallire nei doveri di diligenza imposta alle organizzazioni, si avrebbero ripercussioni sia nell’attrarre sia nel trattenere i talenti all’interno delle aziende stesse.

Le organizzazioni hanno bisogno di soluzioni tecnologiche per tracciare eventuali minacce

“Senza le giuste tecnologie le organizzazioni lascerebbero i loro dipendenti completamente alla cieca mentre sono in viaggio all’estero, senza sapere dove siano in un determinato momento – commenta Massimo Tripodi, Country Manager di Sap Concur Italia -. Le organizzazioni hanno bisogno di una soluzione che riesca ad avere traccia delle eventuali minacce, e che permetta loro di localizzare, contattare e offrire assistenza ai loro dipendenti in caso di situazioni pericolose”. Che si tratti di una perdita del passaporto, di un’emergenza sanitaria, o di fatti gravi come i disastri naturali.

Ogni minuto spesi in e-commerce 900.000 dollari

Quasi 900.000 dollari al minuto: è la cifra spesa in e-commerce a livello mondiale. Ogni minuto inoltre vengono scaricate 375 mila app: lo affermano i dati ricavati da Cefriel analizzando i circa 3 quintilioni di byte, una cifra da 18 zeri, che vengono generati ogni giorno su Internet. Un numero di dati talmente elevato, osserva Cefriel, la società partecipata da università, imprese e pubbliche amministrazioni che realizza progetti di innovazione digitale e formazione, che non può essere ignorato dalle aziende.

187 milioni di email, 38 milioni di messaggi Whatsapp, 18 milioni di sms

Analizzando i cosiddetti Big Data che compongono la cifra si trovano ad esempio i dati derivanti da mobile e interazione tra persone, tra cui le 187 milioni di email, i 38 milioni di messaggi Whatsapp, i 18 milioni di sms scambiati ogni minuto. Non solo: sempre in un minuto i video realizzati su Sanpchats toccano i 2,4 milioni, i login su Facebook arrivano a 973 mila, i tweet inviati sono 481 mila e gli scroll su Instagram fino a 174 mila. Sono rilevanti anche i dati generati da sistemi embedded, che passeranno da meno del 2% di soli 5 anni fa ad oltre il 10% del totale dati disponibili.

Quasi il 90% dei dati è stato creato negli ultimi due-tre anni

“Negli ultimi due-tre anni è stato creato quasi il 90% dei dati disponibili ad oggi, e questa enorme quantità può essere utilizzata per incrementare l’efficienza delle aziende, migliorare la relazione con i clienti e creare nuove opportunità di business, raggiungendo nuovi clienti e conquistando nuovi mercati”, spiega Francesco Mapelli, responsabile della practice di Advanced Analytics di Cefriel. Partendo dai dati stessi è stato infatti possibile aumentare del 20% le performance di up/cross selling, migliorare del 25% la profilazione del target, definire meglio la stima del rischio per diminuire del 30% il pericolo sul credito dei clienti, aumentare del 10% le performance di acquisizione dei prospect e aumentare del 30% il costo per contatto in caso di una pubblicità iperprofilata.

La corretta analisi dei Big Data porterà alla creazione di nuove professioni

Secondo Cefriel la corretta analisi dei Big Data, riferisce Askanews, porterà anche alla creazione di nuove professioni che dovranno raccogliere, catalogare e tradurre in opportunità di business gli oltre 40Zetta Byte (cifra con 21 zeri) che sono oggi a disposizione. Mentre altre professioni oggi esistenti si stanno riconfigurando su nuove competenze, assumendo un ruolo sempre più importante.

Scoperto Collection #1, il database con le mail rubate dagli hacker

È il più grande archivio di e-mail e password rubate nella storia, una master list degli hacker con dati rubati a milioni di utenti. Si chiama Collection #1, ed è un gigantesco database da oltre 87 Gb con più di 12.000 file, in cui sono raccolti 773 milioni di indirizzi e-mail e quasi 22 milioni di password.  Lo rende noto l’esperto in sicurezza Troy Hunt, a capo del servizio Have I been pawned? (Sono stato bucato), con cui si può verificare se i propri account sono stati compromessi.

I dati parlano di circa 2,7 miliardi di indirizzi mail e password

Questa lunghissima lista nasce dall’unione di elenchi minori ed è stata resa disponibile da sconosciuti tramite il sito di file sharing Mega. In realtà i numeri riportati da Hunt sul proprio sito non rappresentano la reale portata del fenomeno, visto che sono stati ripuliti da doppioni e file inutilizzabili. I dati grezzi infatti parlano di circa 2,7 miliardi di indirizzi mail e password, fra cui un miliardo di e-mail e relative password combinate.

Una collezione casuale di siti per i cybercriminali

Sebbene i dati provengano da diverse violazioni avvenute nel corso degli ultimi anni, la notizia riaccende l’allarme sulla necessità di cambiare le password delle proprie caselle di posta elettronica con una certa frequenza.

“Sembra una collezione completamente casuale di siti, fatta esclusivamente per massimizzare il numero di credenziali accessibili agli hacker – dichiara Hunt a Wired -. Non c’è uno schema, solo la ricerca di massima esposizione”. Anche perché il nome stesso, Collection #1, potrebbe far pensare a nuovi elenchi del telefono per hacker in un prossimo futuro.

Come fare per sapere se si è stati hackerati 

Per sapere se si è stati hackerati basta cliccare sul sito Have I been pawned? e digitare la propria mail o la propria password.

Gabriele Faggioli, responsabile dell’Osservatorio Information e Privacy del Politecnico di Milano e Ceo della società di sicurezza P4I, consiglia agli utenti di cambiare subito la password. “È evidente che la cosa spiacevole è che chiunque possa andare a sfrugugliare dentro email altrui – dice l’esperto – gli utenti devono però avere regole di comportamento minimo sulla sicurezza online, come cambiare spesso le proprie credenziali di accesso e non usare le stesse per tutti i siti. E anche non lasciare sul cloud e nella rete materiale che si ritiene possa vere una incidenza negativa per la propria persona come quello pornografico”.

I Millennial europei chiedono salario minimo e lotta al gender gap

I Millennial europei si aspettano molto di più dall’Unione, soprattutto per quanto riguarda le  politiche di welfare sociale, come il salario minimo. A sei mesi dalle Elezioni del Parlamento Europeo del 2019 sembra che i giovani ritengano di primaria importanza l’esistenza di una solida rete sociale di sicurezza. Secondo il sondaggio Millennial Dialogue, condotto su un campione di oltre 10 mila giovani intervistati tra il 27 agosto e il 3 settembre 2018, il 52% dei Millennial è convinto che la lotta alla povertà e la riduzione delle disuguaglianze socioeconomiche debbano essere tra le priorità della UE.

E una schiacciante maggioranza di questa fascia della popolazione, l’83%, sostiene che la UE debba assicurare un salario minimo per tutti i lavoratori.

Più sostegno finanziario per le nascite, e riduzione delle differenze di genere

L’81% di loro, inoltre, vorrebbe più sostegno finanziario per le nascite, e il 47% è convinto che ridurre le differenze salariali e pensionistiche tra donna e uomo sia il modo migliore per affrontare il problema delle disuguaglianze di genere.

Queste priorità dimostrano come i Millennial siano determinati a impegnarsi nel dibattito politico. Più della metà, il 53,5%, ritiene che la UE abbia intrapreso la strada sbagliata, e il 58% è convinto che altre nazioni seguiranno l’esempio di Brexit e lasceranno l’Unione. Un dato allarmante per tutta la classe politica.

A favore di un esercito europeo unico

Il 79,8%, però, afferma di credere fermamente nei valori della UE, e il 54,7% dichiara di essere a favore della creazione di un esercito europeo unico, argomento spesso ritenuto tabù dalla politica, riporta Ansa. L’89,5% dei Millennial vorrebbe poi che i politici comunicassero meglio le attività portate avanti dalla UE. Di fatto, a fronte di una affluenza totale del 42,5%, solo il 27% dei giovani compresi tra i 18 ed i 24 anni ha votato alle elezioni del 2014. L’esito del sondaggio suggerisce quindi che i Millennial abbiano rinunciato al proprio diritto di voto per una mancanza di rappresentanza generazionale da parte della classe politica.

Il cambiamento climatico è una priorità per il 40% dei Millenial

Il sondaggio mostra poi come i Millennial non condividano le stesse priorità dei governi nazionali o delle istituzioni europee. Quando è stato chiesto quali fossero i problemi più impellenti per la UE, le risposte sono state: povertà e disuguaglianza (52%), cambiamento climatico (40%),  crisi migratoria (33%) e corruzione (32%).

Il The Millennial è uno dei più grandi sondaggi mai svolti in Europa. Ha raggiunto 10,000 persone in 10 diversi paesi che da soli valgono il 78% della popolazione europea, Francia, Germania, Polonia, Grecia, Spagna, Italia, Ungheria, Svezia, Belgio e Portogallo. Lo studio è stato commissionato da FEPS in collaborazione con ThinkYoung ed è stato supportato da tre business partner, Coca-Cola, BCW (Burson Cohn & Wolfe) e Microsoft.

Sicurezza sul lavoro, un business per 4 mila imprese

In Italia sono 4000 le imprese attive nei settori legati alla sicurezza sul lavoro. Un business nel corso degli ultimi dieci anni è quasi raddoppiato: +85% in Italia, +89% in Lombardia, e + 103% a Milano. Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Innovhub Stazioni Sperimentali per l’Industria, su dati Registro imprese al terzo trimestre 2018, le imprese che “aiutano a mettersi in regola” sono mille in Lombardia e 380 a Milano. Ma considerando le localizzazioni, ovvero le diverse sedi della stessa impresa, sono ancora di più: 5458, di cui 1.410 in Lombardia e 526 a Milano.

Milano, Roma e Torino sul podio della sicurezza

A livello nazionale, gli addetti del settore sono circa 13 mila, di cui 2.425 in Lombardia. Nella regione lombarda, dopo Milano, con 380 imprese e 961 addetti, seguono Brescia (163, +106%, 336 addetti), Bergamo (95, +116%, 231), Monza e Brianza (86, +146%, 127 addetti), Varese (68, +21%, 146 addetti). In Italia Milano è seguita da Roma, con 361 imprese, +125% in dieci anni e quasi 4 mila addetti, Torino, con 206 imprese (+35%) e 493 addetti, e Napoli, con 115 imprese (+150%) e 194 addetti.

Promuovere ricerca e innovazione, maggiore sicurezza sul lavoro e sostenibilità ambientale

“Come partner europeo nella rete EEN, Enterprise Europe Network – dichiara Massimo Dal Checco consigliere della Camera di commercio e amministratore unico di Innovhub Stazioni Sperimentali per l’Industria – puntiamo a promuovere ricerca e innovazione insieme a una maggiore sicurezza sul lavoro e sostenibilità ambientale”. Innovhub è l’Azienda partecipata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi che svolge attività di ricerca applicata, consulenza tecnico-scientifica e testing industriale. Fornisce alle aziende servizi nell’ambito della progettazione europea e dei finanziamenti all’innovazione, con una attenzione particolare alle Pmi.

A convegno sul rischio sul lavoro

Martedì 20 novembre, nella sede milanese di Innovhub, si è tenuto un convegno sul rischio sul lavoro, dal titolo Gestire le reazioni fuggitive, tra innovazione e normative. Le reazioni fuggitive sono tra i pericoli più nascosti dell’industria manifatturiera. Spesso anche un processo di produzione ben conosciuto può nascondere una o più reazioni fuggitive. Nel corso dell’incontro sono stati fatti alcuni esempi tratti dalla realtà industriale. In particolare, come processi noti e condotti da anni siano sfociati in incidenti rilevanti, e come la necessità di approfondire il pericolo sia stata messa in luce durante la preventiva analisi di rischio. Il convegno ha inoltre affrontato le tecniche di analisi di rischio dedicate a sistemi reattivi, o con potenziali rischi di reazioni fuggitive.

Viaggi e smartphone Android: i consigli per evitare guai

Bello viaggiare e bello anche condividere sui social quello che si sta vivendo. Ma i problemi, e pure i rischi, sempre più corrono in rete. Ecco quindi i consigli di HMD Global per spostarsi in sicurezza in tutto il mondo, senza pericoli per sè e per il proprio device. Le regole di base sono poche e semplici, ma consentiranno di evitare che il telefono si becchi un virus o un Trojan mentre si naviga su WLAN pubbliche. Insomma, trovarsi in un paese straniero con il telefono “in ostaggio” o i propri dati sensibili rubati non è davvero un’esperienza piacevole.

Occhio alle WLAN pubbliche

Accedere al Wi-Fi gratuito è un modo molto comodo per risparmiare sul roaming quando si è all’estero, ma occorre cautela. Se ci si avvale delle WLAN non protette spesso disponibili in hotel o locali, gli hacker possono facilmente prendere il controllo dello smartphone o spiare i dati che vi risiedono. Se non si può fare a meno di accedere alla WLAN, bisognerebbe almeno pensare a utilizzare un’app VPN che garantisca privacy e sicurezza indirizzando i dati attraverso un ‘tunnel privato virtuale’ che impedisce ai malintenzionati di visualizzare i dati. Si possono trovare valide app VPN per smartphone Android su Google Play cercando con la parola chiave VPN.

Scaricare app Android da Google Play

Spesso offerte a prezzi allettanti sono legate allo scaricare un’app apposita. Però, attenzione: queste app potrebbe essere un modo furbo per installare un malware sul telefono. Come difendersi? Occorre controllare dove l’app è disponibile per il download: se non è un sito sicuro e conosciuto, come Google Play nel caso di uno smartphone Android, meglio lasciar perdere. Secondo un recente rapporto di Google, i dispositivi Android che usano app da fonti diverse da Google Play sono nove volte più suscettibili alle infezioni da Trojan o virus.

Meglio partire con un secondo telefono

Lo smartphone di ognuno di noi contiene informazioni preziose, non solo nostre, ma anche di amici e parenti. Tutti, infatti, conserviamo nel telefonino chat, messaggi, note… Per non parlare di fotografie o dati sensibili come accesi bancari o password. Ergo, un consiglio particolarmente saggio è quello di partire con un telefono di scorta, lasciando a casa o in cassaforte in hotel quello “principale”.  Con un investimento minimo, ci si mette al riparo da guai sicuramente più costosi e dolorosi.

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La disoccupazione scende sotto il 10%

Ad agosto di quest’anno il tasso di disoccupazione è sceso al 9,7%, ovvero pari a -0,4% punti percentuali su base mensile e -1,6% rispetto allo stesso mese del 2017. Si tratta di un dato ai minimi da gennaio 2012: la disoccupazione è in calo, ma non per i giovani. Secondo dati Istat il calo della disoccupazione si distribuisce su entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età. Tuttavia, da agosto aumenta lievemente il tasso di disoccupazione giovanile, che si attesta al 31% (+0,2 punti percentuali sul mese). Su base tendenziale, invece, il dato è in discesa: -3,5 punti percentuali rispetto ad agosto 2017.

Su base annua ad agosto l’occupazione cresce dell’1,4%

I dati Istat si traducono in un calo congiunturale di 119 mila unità (-4,5%), e tendenziale di 438 mila unità (-14,8%). Dopo la diminuzione dei due mesi precedenti, la stima degli occupati ad agosto 2018 torna quindi a crescere (+0,3% su base mensile, pari a +69 mila unità). Il tasso di occupazione raggiunge così il 59%. Su base annua, sempre ad agosto, l’occupazione cresce dell’1,4%, pari a +312 mila unità. L’espansione interessa uomini e donne, e se si concentra fortemente tra i lavoratori a termine (+351 mila), in lieve ripresa anche gli autonomi (+11 mila), mentre segno meno per i dipendenti permanenti (-49 mila).

Aumentano gli occupati ultracinquantenni: +393 mila

Nell’intero corso dell’anno aumentano gli occupati ultracinquantenni (+393 mila), mentre calano nelle altre classi d’età. Al netto della componente demografica si stima comunque un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età. L’aumento degli occupati, riferisce Adnkronos, si distribuisce poi tra i dipendenti permanenti (+0,3%, pari a +50 mila), che recuperano in parte il calo dei due mesi precedenti, e quelli a termine (+1,5%, +45 mila), che proseguono la loro tendenza positiva, mentre risultano in calo i lavoratori autonomi (-0,5%, -26 mila).

Nei dodici mesi la crescita occupazionale si concentra tra i lavoratori a termine

“Nell’arco dei dodici mesi – scrive l’Istat – la crescita occupazionale rimane consistente, concentrata tra i lavoratori a termine e gli ultracinquantenni. Con l’ulteriore calo di agosto, la disoccupazione torna ai livelli dell’inizio del 2012. Meno intense le variazioni dell’inattività che registra comunque un saldo annuo positivo”. Nei dodici mesi la crescita occupazionale si concentra però fortemente tra i lavoratori a termine (+12,6%, +351 mila), e sono in lieve ripresa anche gli indipendenti (+0,2%, +11 mila), mentre calano i dipendenti permanenti (-0,3%, -49 mila).

Buoni propositi post vacanze: imparare l’inglese

Le vacanze estive sono finite, ed è il momento di stilare la lista dei buoni propositi per la nuova stagione. E studiare l’inglese risulta uno dei più quotati. Imparare l’inglese dopo l’estate sembra infatti una consuetudine fra gli italiani. Non è un caso che settembre sia diventato uno dei mesi dell’anno con la domanda più alta di corsi d’inglese. Come risulta da uno studio realizzato da ABA English, l’accademia d’inglese online con sede a Barcellona, l’81% degli italiani inizia a studiare inglese dopo l’estate. Ma per quanto riguarda la motivazione a imparare l’inglese la percentuale varia considerevolmente in funzione del gruppo d’età.

Motivazioni a confronto

Secondo lo studio, il 50% dei Millennials e degli appartenenti alla generazione X studia inglese per ragioni lavorative, perché conoscere questa lingua è sempre più necessario per sfruttare al meglio le opportunità professionali.

Dopo il lavoro, le altre motivazioni dei Millennials sono l’obiettivo di crescita personale (34%), seguito da i viaggi (14%), e infine poter comunicare con amici stranieri e familiari (2%).

Al contrario, nel caso dei baby boomers la principale motivazione è data dall’obiettivo personale (44%), seguito dal lavoro (25%) e dai viaggi (24%). In coda alle motivazioni il poter comunicare con amici e familiari (5%), e ragioni legate alla scuola (2%).

Un requisito fondamentale per trovare lavoro

Il dominio dell’inglese è ormai un requisito fondamentale richiesto dalle offerte di lavoro. Ma oggi solo l’11% degli italiani afferma di possedere un livello d’inglese advanced. Il resto, l’89%, considera il proprio livello intermedio o più basso. E per questo aspetto la differenza tra le generazioni è minima.

Questo scarso livello di conoscenza si traduce in un impatto diretto nelle scelte lavorative degli italiani. Fra l’uno e i due terzi degli intervistati ritiene di aver perso l’opportunità di una promozione lavorativa, e il 57% dei Millennials e della generazione X dichiara di aver perso delle offerte di lavoro a causa dell’inglese. Il 66% dei baby boomers, invece, afferma di non aver sperimentato una perdita di opportunità lavorative a causa del livello del proprio inglese.

Imparare l’inglese al prezzo di un caffè si può

Settembre quindi è un buon momento per approfittare delle diverse opzioni disponibili per studiare inglese, in questo periodo in cui la domanda è così alta. Diverse scuole e accademie, anche online, propongono formule particolarmente vantaggiose, anche per quanto riguarda il livello economico. Imparare la lingua di Shakespeare diventa quindi un obiettivo raggiungibile.

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Antitrust: 1,37 miliardi di sanzioni nel settenato di Pitruzzella

Sono 1,37 miliardi di sanzioni quelle che l’Antitrust ha emesso da novembre 2011 a maggio 2018, ovvero durante i sette anni della presidenza di Giovanni Pitruzzella. In questo periodo i procedimenti conclusi, per quanto attiene le intese, sono stati 61, quelli concernenti gli abusi 40 e 84 per il controllo delle concentrazioni. E sempre nel periodo considerato, sono stati conclusi 646 procedimenti per pratiche commerciali scorrette e 39 per clausole vessatorie. Su questo fronte sono state irrogate sanzioni pari a oltre 230 milioni di euro e sono stati chiusi con una moral suasion oltre 300 procedimenti.

Si tratta dei numeri che emergono dalla Relazione annuale dell’Antitrust presentata in Parlamento. Tra gli argomenti sollevati da Pitruzzella durante la discussione anche il rapporto debito/Pil e il pericolo rappresentato dai giganti del web e dagli algoritmi.

Il rapporto debito/Pil si riduce con innovazione e concorrenza

Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, “se non si continua lungo la strada della crescita economica, incrementandola, sarà difficile ridurlo –  spiega Pitruzzella -. La concorrenza è un driver dell’innovazione e l’innovazione è il motore della crescita economica”.

Sempre secondo il presidente Antitrust, la crisi economico-finanziaria e gli effetti disruptive della quarta rivoluzione industriale hanno determinato l’aggravarsi delle diseguaglianze sociali, riporta Adnkronos. Ma sarà ancora più difficile trovare le risorse necessarie per far fronte alle politiche di redistribuzione invocate per rispondere al bisogno di sicurezza di chi ha subito le conseguenze della crisi.

Contro i giganti del web “c’è spazio anche per le Autorità nazionali”

Con il loro “immenso potere di mercato” i giganti del web come Google, Amazon, Facebook e Apple, spingono alla creazione di “nuovi monopoli, che sono alimentati dal combinarsi di effetti di rete, economie di scala, pratiche di lock-in, economia dei Big Data”, evidenzia il presidente dell’Antitrust. Che rileva come per contrastare il fenomeno ci sia spazio anche per le azioni delle Autorità nazionali. In questo settore infatti entrano in gioco soprattutto i poteri della Commissione europea, a causa della dimensione dei fenomeni presi in considerazione: si pensi, ad esempio, alla sanzione recentemente inflitta a Google. Ma secondo Pitruzzella “c’è, comunque, uno spazio anche per le Autorità nazionali nell’ambito del network europeo della concorrenza”.

Il ruolo degli algoritmi nel coordinare le attività economiche

Tra i problemi che si porranno all’attenzione dell’Agcm alla conclusione del suo mandato di sette anni Pitruzzella cita quello del ruolo che possono svolgere gli algoritmi nel realizzare il coordinamento delle attività economiche. In particolare, la determinazione dei prezzi di imprese concorrenti. “Una collusione realizzata non più attraverso l’intesa tra le persone fisiche, ma direttamente dalle macchine e dagli algoritmi, potrà essere sanzionata dall’Antitrust e in presenza di quali condizioni? – domanda il presidente -. L’Autorità è pronta a raccogliere queste sfide e, al riguardo – continua Pitruzzella -, vorrei ricordare che recentemente abbiamo svolto un concorso per selezionare esperti di algoritmi e esperti informatici”.

Valorizzare casa con i faretti da incasso

Grazie ai faretti da incasso è possibile ottenere interessati giochi di luce dall’impatto sicuramente di impatto per il visitatore. Questa creativa soluzione viene spesso adoperata nei controsoffitti per valorizzare corridoi o angoli poco illuminati. Installarli è davvero semplice e spesso sono necessari solo pochi minuti per completare questa operazione, con il vantaggio di riuscire ad illuminare ogni ambiente in maniera elegante, riuscendo così ad equilibrare la luce diffondendola omogeneamente all’intero di ogni ambiente di casa. I faretti da incasso che puoi trovare su lucefaidate.it sono disponibili in vari formati, materiali e dimensioni, e sono perfetti per tutti gli ambienti di casa nonché per mettere in risalto elementi quali scale o quadri cui teniamo in maniera particolare. È bene scegliere il faretto da acquistare anche tenendo in considerazione la potenza in relazione al tipo di ambiente nel quale lo si andrà a collocare, evitando così di sprecare del denaro acquistando dei faretti sovradimensionati per l’utilizzo che si intende farne.

È una soluzione che sempre più viene raccomandata dagli interior designer più famosi, grazie a quell’inconfondibile tocco di eleganza che consente di personalizzare al meglio ogni stanza nonché ogni tipo di ambiente si preferisca, sia esso interno o esterno. I faretti da incasso che trovi su lucefaidate.it sono disponibili sia in gesso che in cartongesso, e possono facilmente essere imbiancati o dipinti così da adattarsi perfettamente alla tipologia di ambiente nel quale si è deciso di installarli. La spedizione è gratuita per ordini superiori ad un importo di 49€ , ed il cliente può usufruire del diritto di recesso qualora la merce non lo soddisfi (il diritto di recesso va esercitato entro e non oltre i 14 giorni dal ricevimento della spedizione). È possibile infine pagare con tutta la comodità di Paypal o utilizzare una carta di credito se si preferisce, anche prepagata.

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