Il 5G rilancerà l’Italia, dalla sanità all’agricoltura passando per la sicurezza

Il 5G, la connessione dati di nuova generazione, nel giro di un paio d’anni dovrebbe arrivare anche nelle principali città italiane, dove la sperimentazione è ai blocchi di partenza. Oltre a generare 78 miliardi di dollari di ricavi ai player Ict, in Italia la digitalizzazione, permetterà di fare grandi passi avanti su un tema delicato come la salute. Ma non solo: innumerevoli potrebbero essere le applicazioni anche in tema di public safety e perfino nell’agricoltura. Tutto questo grazie all’accelerazione nella trasmissione dati.

Chirurgia a distanza e maggior sicurezza stradale

Con il 5G la chirurgia a distanza diventerà una prassi normale, consentendo agli specialisti di intervenire anche su pazienti che non riuscirebbero ad arrivare in tempo in un grande polo ospedaliero. La possibilità di consulti online, poi, consentirà di abbattere i tempi di attesa, mentre la condivisione dei dati delle cartelle cliniche porterà a diagnosi più puntuali e precise. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, gli impieghi potrebbero essere molteplici:  dal monitoraggio dei trasporti allo scambio di informazioni di viabilità tramite sensori su infrastrutture stradali e veicoli, dai video ad altissima risoluzione per la sicurezza del territorio al controllo remoto dei droni a bassa latenza e alta affidabilità.

Per un’agricoltura di precisione

I vantaggi del 5G si faranno sentire anche al di fuori dei centri urbani. L’Europa sta investendo con decisione sulla cosiddetta agricoltura di precisione, che solo le nuove connessioni riusciranno a garantire, riferisce Askanews. Dalla mappatura in tempo reale dell’umidità del terreno alla fertilizzazione a dosaggio variabile fino alla semina di precisione, la gestione dell’azienda agricola sarà incentrata su dati, connettività e parchi eolici. Queste sono solo alcune delle applicazioni che consentiranno al comparto agricolo di raggiungere livelli impensati di efficienza e di risparmio. ovviamente, il tutto sarà accompagnato da tecnologie in grado di monitorare l’ambiente, controllare l’inquinamento, la qualità del territorio, nonché lo stato strutturale degli edifici nelle zone sismiche, come mai prima d’ora è stato fatto.

L’industria italiana è in attesa di completare il processo di digitalizzazione della filiera produttiva

Le articolazioni e le applicazioni che nasceranno a valle dell’arrivo del 5G oggi non sono nemmeno immaginabili. Ma ad attendere il 5G è anche l’industria italiana, ancora in ritardo rispetto al contesto internazionale, proprio a causa dello scarto sulla velocità delle reti di connessione. Per completare il processo di digitalizzazione della filiera produttiva e dei processi a supporto in un ottica di industria 4.0, l’approdo alla quinta generazione di connessioni sarà l’unica, decisiva soluzione.

Gmail, ecco le principali novità del restyling: intelligenza artificiale e sicurezza

L’annuncio ormai non è più una novità, e se ne è parlato in lungo e in largo: Google rinnova Gmail, il suo servizio di posta elettronica che conta oltre 1,2 miliardi di utenti sparsi in tutto il pianeta. Quasi una rivoluzione epocale per un sistema di posta conosciuto e usato dalla maggioranza dei frequentatori del mondo web. Quello che invece adesso emerge sono le due direttrici sulle quali si muove il restyling del servizio. Che, stando alle comunicazioni date da Mountain View, sono sostanzialmente due: l’uso dell’intelligenza artificiale – ormai un must in ogni ambito informatico – e l’incremento della sicurezza dei dati, che arriva più o meno in concomitanza con il Gdpr, il regolamento Ue sulla privacy in vigore dal 25 maggio 2018.

Invii confidenziali superprotetti

In particolare, il focus dell’aggiornamento del servizio sarà sul sulla protezione delle comunicazioni. Questa mossa si chiama “confidential mode” e introduce le email che si autodistruggono: si tratta di un’opzione che richiama la messaggistica di diverse app famose, come Snapchat. Interessante anche il livello di sicurezza applicato ai dati sensibili. Quando si devono inviare dati confidenziali – come la dichiarazione dei redditi, ma anche i referti medici, ad esempio – l’utilizzatore può decidere una data di scadenza del messaggio, oltre la quale non sarà più leggibile. Si può inoltre far sì che l’email non si possa copiare, stampare o inoltrare, per evitare condivisioni accidentali. L’intelligenza artificiale in Gmail ha diverse declinazioni: dà priorità ai messaggi, ricorda di rispondere a quelli importanti, suggerisce risposte automatiche e consiglia di annullare l’iscrizione ad alcune newsletter, ad esempio quelle che continuiamo a ricevere ma non guardiamo mai.

Controllare i messaggi senza aprirli? Ora si può

Le novità introdotte dal sistema di posta elettronica non sono però terminate qui. C’è stato infatti un completo rinnovo del look grafico di Gmail, che adesso è più giovane e user friendly. Ma soprattutto un’innovazione interessante è quella che prevede di interagire con i messaggi senza aprirli. Dalla lista delle email in arrivo si può decidere di cestinare o controllare gli allegati, e anche di impostare lo “snooze”. E’ questa una funzionalità del tutto simile a quella della sveglia, che suona dopo un periodo di tempo stabilito. In estrema sintesi, si può impostare questo avviso per “spostare” la gestione delle email in un altro momento. Così da avere tutto il tempo necessario per  controllare e smistare la posta con cura e attenzione, senza errori e pressioni.

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Le piccole e medie imprese del Sud crescono, e aumentano gli investimenti

Le Pmi del Sud Italia tornano a investire, e potrebbero farlo in maniera più consistente grazie a una crescente solidità finanziaria e patrimoniale. Il tessuto produttivo del Meridione ha conti economici in ripresa e torna a popolarsi, soprattutto di imprese di piccolissime dimensioni. Questa è la fotografia della quarta edizione del Rapporto Pmi Mezzogiorno, a cura di Confindustria e Cerved, con la collaborazione di Srm – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, che fa il punto sulle caratteristiche e sull’andamento di un campione di circa 26 mila imprese.

Imprese che valgono poco meno del 10% del Pil meridionale

Il campione analizzato dalla ricerca comprende le Pmi di capitali tra 10 e 250 addetti,  rappresentativo del tessuto imprenditoriale meridionale. Si tratta di realtà imprenditoriali che vantano un fatturato di oltre 130 miliardi di euro, e un valore aggiunto di quasi 30 miliardi di euro, poco meno del 10% del Pil meridionale.

Nel suo complesso, il sistema di Pmi meridionali, che per effetto della crisi aveva mostrato una marcata flessione tra 2007 e 2014 (da 29mila a meno di 25mila imprese, -14%), è tornato a crescere, a ritmi anche superiori a quelli nazionali (nel 2016 +4,1% contro +3,6%).

Il numero di Pmi uscite dal mercato è tornato su livelli fisiologici, e sono 35 mila le nuove imprese

Rispetto ai valori pre-crisi mancano ancora all’appello circa 2 mila Pmi, ma le tendenze sono incoraggianti, sia sul fronte delle nascite sia delle cessazioni. Il numero di Pmi uscite dal mercato è infatti tornato su livelli fisiologici, con netti cali di fallimenti (-25% tra 2016 e 2017), di procedure concorsuali (-18%), e di chiusure volontarie, riporta Askanews.

La natalità si conferma elevata e tocca, con 35 mila nuove imprese, un nuovo record: ma oltre la metà delle nuove nate sono Srl Semplificate (cioè con meno di 5.000 euro di capitale) e in larghissima parte piccolissime imprese. La sfida decisiva è il salto dimensionale di tutte le categorie di imprese: da micro a piccole, da piccole a medie e poi grandi, infoltendo il tessuto di imprese del Mezzogiorno.

Due sfide decisive: attivare il potenziale degli investimenti e favorire il salto dimensionale delle micro imprese

La velocità con cui il processo di crescita si compie non è però ancora sufficiente a recuperare in tutti i territori le fette di tessuto imprenditoriale perdute con la crisi. Nel prossimo futuro due saranno le sfide decisive: attivare il potenziale degli investimenti e favorire il salto dimensionale delle micro imprese.

Contro l’inquinamento? Un trasporto pubblico migliore

Migliorare il trasporto pubblico è la condizione sine qua non per poter migliorare nelle città italiane la qualità dell’aria e della vita in generale. La risposta, a gran voce, arriva da un questionario condotto nei mesi scorsi da Anci-Swg sulla mobilità sostenibile nelle 14 aree metropolitane del Paese.

Il 75% di chi vive in città vuole servizio pubblico

In base ai dati raccolti nello studio, il miglioramento del trasporto pubblico viene indicato dal 75% degli intervistati come la misura prioritaria da affrontare per ridurre l’inquinamento in città; per il 76% dovrebbe essere il compito principale per un assessore alla viabilità, seguito, al 46%, dall’aumento dei parcheggi di interscambio e al 45% dalla realizzazione di piste ciclabili protette e sicure.

Il 50% disposto a rinunciare al proprio mezzo a fronte di servizi efficienti

Ancor più interessante un’altra percentuale: il 50% degli intervistati si dichiara infatti disponibile a rinunciare all’utilizzo di automobili e motorini solo a fronte di un trasporto pubblico più efficiente, privilegiato rispetto ad altre misure come la presenza di una buona rete di piste ciclabili o di un sistema affidabile di car sharing. Soltanto interventi decisi su alcune delle criticità più evidenti del sistema di trasporto pubblico, come le attese troppo lunghe (riscontrato dal 53% degli intervistati come motivazione principale di mancato utilizzo dei mezzi pubblici) e i mezzi troppo affollati (37%) possono contribuire a invertire una generale tendenza all’insoddisfazione verso la qualità del trasporto pubblico nelle città metropolitane. Il 67% degli intervistati si dichiara, infatti, poco o per niente soddisfatto, con vette dell’83% nel Centro Italia, a fronte del 33% di utenti molto o abbastanza soddisfatti, concentrati soprattutto al Nord Italia (57%) e in particolare a Milano (75%) e a Bologna (73%).

Più mezzi e più puntualità

Insomma, i cittadini sono ben disposti a cambiare le proprie abitudini, comprese quelle più radicate. Però, in cambio, ritengono che migliorare la frequenza e la puntualità dei mezzi sia l’aspetto su cui è maggiormente necessario intervenire per spingere i residenti delle città metropolitane a utilizzare di più il trasporto pubblico, seguito dalla maggiore presenza di fermate nei pressi di luoghi di residenza o di lavoro e dalla diminuzione dei tempi di percorrenza.

Attenzione alla mobilità pulita

Gli italiani, scrive l’Adnkronos, si rivelano sempre più attenti anche a forme di mobilità più pulite e sostenibili. E’ infatti cresciuta la  frequenza degli spostamenti in bicicletta in città, passati tra il 2016 e il 2017 dall’8% al 18% tra coloro che utilizzano le due ruote più volte a settimana (con prevalenza di under 35 e residenti nel Nord Italia) e dall’8 al 21% tra chi utilizza la bici solo una volta a settimana. Rendere gli spostamenti in bicicletta più sicuri per gli utenti è la necessità maggiormente ravvisata dagli intervistati, che individuano nella realizzazione di piste ciclabili o percorsi protetti per le biciclette e nel miglioramento di sicurezza e segnaletica sui percorsi esistenti i principali interventi su cui investire per incentivare l’uso delle due ruote.

Bambini, niente smartphone fino ai nove anni

Genitori, siete avvistati: niente smartphone ai bambini al di sotto dei nove anni di età. E’ questa una delle principali linee guida App (Accompagnare, proteggere, proporre) elaborate dal Centro Studi Psichedigitale, associazione fondata a Cesena cinque anni fa da alcuni psicologi specializzati nello studio dell’interazione tra tecnologie digitali e sviluppo psico-emotivo dell’individuo nell’intero ciclo di vita. Obiettivo, mettere a punto un modello educativo per proteggere bambini e adolescenti dai pericoli derivati dagli usi impropri delle tecnologie, senza però trascurare – o demonizzare – le fantastiche opportunità offerte dal mondo digitale.

Line guida APP, cosa sono

Le linee guida “App” si declinano nelle diverse fasce di età e prendono in considerazione vari parametri (tipologia di schermo, contenuti, tempi, spazi, ruolo dei genitori). Punto fermo (trasversale dai 0 ai 18 anni)  è la necessità di una presenza costante del genitore che, secondo gli esperti, non dovrebbe abdicare al difficile compito di ‘educatore digitale’ fino al raggiungimento della maggiore età da parte dei figli. In particolare, si legge nel vademecum, prima dei due anni è consigliato non esporre il bambino ad alcuno schermo; fino ai 6 anni l’utilizzo del tablet dovrebbe sempre essere accompagnato da un adulto; fino a 9 anni sarebbe bene evitare l’uso personale dello smartphone e dar sempre più spazio ai cosiddetti  ‘tech talk’, momenti di confronto sull’uso della tecnologia e sulle regole da condividere.

E ancora: prima degli 11 anni la navigazione autonoma su internet e l’uso dei sistemi di messaggistica possono essere concesse, ma richiamando ad un uso responsabile e tenendo sempre aperto il dialogo. Infine, arriva la fase adolescenziale in cui è bene mettere in guardia sui pericoli del cyberbullismo e tenere gli occhi aperti per saper leggere i segnali di possibili criticità.

Il pericolo della dimensione tempo

“Spesso l’adulto, davanti a queste tecnologie molto seduttive si trova in difficoltà per l’assenza di un modello di riferimento. Ormai gli strumenti digitali  – spiega il presidente dell’Associazione Psichedigitale Francesco Rasponi  – sono diventati delle protesi di noi stessi ed occorre utilizzarli in sicurezza senza esserne travolti. Ad esempio uno dei rischi maggiori è rappresentato dalla dimensione tempo. Rimanere troppo a lungo davanti ad uno schermo – osserva l’esperto – ci preclude altre attività fondamentali. Ad esempio i videogiochi non sono più quelli a ‘gettone’ ma sono diventati una sorta di ‘lavoro’ e richiedono ore e ore di applicazione”.

No alla demonizzazione

“La nostra visione della tecnologia – ha spiegato all’agenzia di stampaAgi Francesco Rasponi – è molto lontana dalla demonizzazione. Il concetto di salute digitale è legato alla possibilità di saper cogliere il meglio dalle tecnologie. Il tutto nella consapevolezza che occorre ‘educare’, bambini e ragazzi ma soprattutto gli adulti, all’utilizzo di internet, videogiochi  e smartphone. Siamo noi a dover ‘dominare’ le tecnologie e non viceversa”.

Frodi online, ecco come e quando agiscono i truffatori del web

Le operazioni online, in particolare l’e-commerce, continuano a registrare numeri di crescita a livelli esponenziali. In base agli ultimi dati, infatti, nel 2016 oltre 1,61 miliardi di persone nel mondo  hanno acquistato beni online e il fatturato dell’e-commerce a livello mondiale è ammontato a 1900 miliardi di dollari. E alcune proiezioni recenti suggeriscono che la spesa online negli Usa toccherà i 4060 miliardi di dollari entro il 2020. E, in contemporanea, aumenta il rischio di truffe on line.

Nuovi strumenti per aiutare le imprese a contrastare le frodi on line

Un recente report pubblicato da Stripe rivela diversi pattern ricorrenti mai riscontrati finora per assistere le imprese online nella lotta contro le attività fraudolente in seguito alla stagione degli acquisti natalizi. “Mentre le carte di credito dotate di chip hanno reso più sicuri gli acquisti nei negozi fisici, i truffatori prendono sempre più di mira quelli online. E a differenza di quelli fisici, gli esercizi online sono purtroppo tenuti a pagare i costi associati alle frodi. Di fatto, ogni euro di ordini fraudolenti costa in media a una impresa online 2,21 euro in più” riporta l’analisi.

Le modalità dello studio

In un anno di esame a tappeto a livello globale, la società specializzata in soluzioni di vendite in rete ha evidenziato che i tassi di frode variano radicalmente a seconda del paese di emissione della carta, e si concentrano in giorni e fasce orarie in cui molte persone non fanno acquisti – per esempio il giorno di Natale o a tarda notte -. “I truffatori effettuano nuovi acquisti presso gli stessi venditori in breve tempo con la stessa carta e preferiscono i prodotti che non necessitano di consegna, o che possono essere consegnati in posti come edifici/parchi pubblici senza far suonare campanelli d’allarme, e che possono ottenere in breve tempo prima che le transazioni siano invalidate” dice il report. Per questo si verifica un maggior numero di frodi nell’area dei servizi on-demand e in quella dei beni di consumo di fascia bassa.

Le aree geografiche più a rischio

Sempre sulla base dei dati analizzati, si evidenzia che le carte emesse in Argentina, Brasile, India, Malaysia, Messico e Turchia tendono a essere più soggette a frodi di quelle emesse in molti altri paesi. Ma anche le carte statunitensi, canadesi e francesi sono particolarmente vulnerabili. Tuttavia, e per fortuna, le transazioni fraudolente rappresentano una percentuale molto bassa del volume totale di acquisti. Il tasso di frodi in proporzione al traffico complessivo tende ad aumentare quando la gente comune non fa così tanti acquisti, ad esempio nel giorno di Natale e S.Stefano. Lo stesso vale per le fasce orarie dei singoli giorni: il tasso di frodi raggiunge il picco nelle ore più tranquille, a tarda notte, e diminuisce durante il giorno.

Le indicazioni per proteggere le proprie vendite e i propri clienti

“Malgrado esistano alcuni modelli ricorrenti nel comportamento dei truffatori, come l’elevata velocità di acquisto, la propensione a operare a tarda notte e il desiderio di beni che costano poco o che possono essere consegnati immediatamente, abbiamo scoperto che l’efficacia predittiva di tali modelli varia ampiamente a seconda dell’ubicazione dell’impresa e del truffatore”, ha spiegato Michael Manapat, engineering manager di Stripe responsabile dell’intelligence relativa ai pagamenti e dell’esperienza di pagamento. “Per questo motivo raccomandiamo di usare strumenti antifrode basati sul machine learning che siano stati formati su grandi quantità di dati, in modo che le imprese abbiano la garanzia di mantenere il giusto equilibrio tra la lotta contro le frodi e la massimizzazione dei profitti”.

Pranzo di Natale? No grazie, preferisco andare in vacanza

Il classico pranzo di Natale o il cenone della Vigilia con la famiglia? Anche no, grazie. Gli italiani sembrano cambiare le loro abitudini pure rispetto a una tradizione apparentemente intoccabile come quella del 25 dicembre. Già, perché una nuova tendenza emergente è quella che vede una larga parte di nostri connazionali rinunciare serenamente a panettoni,  pandori e tombolate a favore di una fuga verso mete lontane, possibilmente al caldo. Che l’attesa di Babbo Natale tra le mura domestiche abbia stancato? Oppure che, forse, anche questo ritorno al viaggio sia la conferma che la crisi sia almeno in parte alle spalle? Comunque sia, da un paio d’anni a questa parte le partenze natalizie si sono fatte sempre più massicce.

Valige pronte per un viaggio all’estero

Il trend è il frutto di una ricerca di un portale internazionale di viaggi, momondo, che ha analizzato le ricerche effettuate dagli italiani tra il 27 aprile e il 27 ottobre 2017 per partenze tra il 22 dicembre 2017 e il 2 gennaio 2018. Rispetto all’anno scorso, infatti, il numero di italiani in cerca di un viaggio all’estero per trascorrere le vacanze di Natale è cresciuto del +77%, anche grazie al fatto che quest’anno, con soli 3 giorni di ferie dal lavoro, si può approfittare di ben 11 giorni di vacanza. “I dati emersi dalle nostre ricerche evidenziano una significativa inversione di rotta. Se fino a qualche anno fa i grandi spostamenti si concentravano a cavallo del Capodanno, oggi gli italiani vogliono godersi qualche giorno di vacanza in più e per farlo sono pronti a rinunciare ai tradizionali festeggiamenti di Natale. Le grandi città del mondo e le mete di mare sono le destinazioni preferite che, potendo contare su un periodo sufficientemente lungo di vacanza, guardano sempre più spesso a mete oltreoceano” spiega Clizia L’Abbate, head of markets.

New York la meta più desiderata

La top five delle destinazioni più gettonate per un Natale e un Capodanno “altrove” è guidata dall’inossidabile New York, scenografia di tanti capolavori del cinema e della letteratura, con il suo skyline inconfondibile e le sue famose Avenues. Sul secondo gradino del podio, esattamente agli antipodi, si piazza Bangkok, la “città degli angeli” thailandese che ogni anno conquista un numero sempre maggiore di Italiani. Al terzo e quarto posto, invece, ci sono due capitali europee per eccellenza: Amsterdam e Londra. Nonostante il freddo, il fascino delle due metropoli resta sempre altissimo. Chiude la classifica, alla posizione numero cinque,  Miami, un mix perfetto di sole, spiagge bianche e movida notturna dall’atmosfera latino-americana.

Tasse, avvantaggiate le grandi aziende. Anche quest’anno penalizzate le piccole

Buone notizie sul fronte fiscale solo per le imprese di dimensioni grandi e medie. Per le piccole, peraltro la maggioranza delle aziende presenti sul territorio nazionale, non resta che sperare e attendere l’anno prossimo per una riduzione della pressione delle tasse. I conti li ha fatti l’Ufficio studi della Cgia: se il taglio dell’Ires (Imposta sui redditi delle società di capitali) consente alle società di risparmiare 3,9 miliardi di euro di tasse all’anno, alle piccole e micro imprese, invece, lo slittamento dell’introduzione dell’Iri (Imposta sui redditi) non consentirà di risparmiare almeno 1,2 miliardi di euro di tasse all’anno. Anche se il governo Renzi nel 2016 aveva annunciato di tagliare le imposte sui redditi a tutte le imprese, a distanza di 12 mesi le attività interessate dalla contrazione dell’Ires, infatti, sono state poco meno di 630.000, che costituiscono solo il 13% circa del totale delle aziende presenti nel Paese. Una promessa mantenuta solo in parte, quindi.

L’Iri slitta al 2018

Sempre in base ai dati, quest’anno l’Ires è scesa di 3,5 punti attestandosi al 24%, per le piccole e micro imprese (persone fisiche, società di persone, società in nome collettivo, ecc.) mentre l’introduzione dell’Iri, prevista nel 2017 con un’aliquota del 24%, slitta, secondo la legge di Stabilità, al 2018. La ragione del ritardo? Secondo la Cgia, risiede nella mancanza di copertura finanziaria da parte del Governo. Tuttavia, continua l’associazione, a fronte della contrazione dell’Ires, alle società di capitali è stata ridimensionata l’Ace (Aiuto alla crescita economica). Una misura, quest’ultima, nata qualche anno fa per premiare le imprese che si capitalizzavano. L’impatto economico negativo di questo intervento è di 1,7 miliardi di euro. “Pertanto, agli effetti positivi del taglio dell’Ires (3,9 miliardi) va sottratto il ridimensionamento dell’Ace che, comunque, consente alle società di capitali di ‘guadagnare’ 2,2 miliardi di euro all’anno” riporta l’agenzia AdnKronos.

Buona notizia, addio agli studi di settore

Anche per le microimprese, tuttavia, c’è una buona notizia sul fronte fiscale.Si tratta dell’addio agli studi di settore che verranno sostituiti dagli indicatori di affidabilità economica. “Pur riconoscendo che, rispetto a qualche decennio fa, tra le società di capitali troviamo anche le piccole imprese” ha detto all’AdnKronos il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo “è indubbio che il taglio dell’Ires ha avvantaggiato soprattutto le grandi, in particolar modo quelle appartenenti al settore energetico e a quello minerario. E sebbene la riduzione dell’Ires sia stata in parte bilanciata dall’attenuazione degli effetti positivi dell’Ace, ancora una volta si è prestata attenzione solo alle istanze sollevate dalle imprese di maggiore dimensione, mentre alla stragrande maggioranza delle attività che non pagano l’Ires non è stato riservato alcun vantaggio fiscale”.

La fine di un incubo?

“Per molti lavoratori sarà la fine di un incubo, anche se sarà necessario monitorare il periodo di transizione di questi nuovi strumenti. I nuovi indicatori di affidabilità fiscale che sostituiranno gli studi di settore, infatti, dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco. Altrimenti questa novità servirà a poco. Per questo è determinante che nella fase di gestazione di questi indicatori sia determinate il ruolo delle associazioni di categoria dei lavoratori autonomi, che meglio di chiunque altro conoscono le specificità e le caratteristiche fiscali delle attività interessate da questa novità” conclude Zabeo.

Export italiano, sempre meglio: +7,6% nei primi sette mesi del 2017

Ottime notizie sul fronte dell’export italiano: nei primi 7 mesi dell’anno è cresciuto del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2016. Sono dati del Ministero dello Sviluppo Economico, diffusi durante l’ultima Settimana delle Moda di Milano, altro evento che ha messo a segno performance assolutamente positive.

Un ruolo fondamentale per la ripresa economica

Il nostro export con questi numeri riveste pertanto un ruolo di primo piano nell’attuale fase di ripresa economica. Tra gennaio e luglio l’export italiano è cresciuto in maniera significativa, sia sui mercati più vicini sia in quelli extra-UE. La crescita è diffusa per tutti i raggruppamenti industriali, beni di consumo, durevoli e intermedi, ed è particolarmente accentuata nel settore farmaceutico, oltre che in quello petrolifero e dell’automobile. Tra i mercati,  la Cina si conferma la destinazione più dinamica (+26%), seguita dalla Russia che registra una ripresa a doppia cifra (+23%).

Il commento del sottosegretario allo Sviluppo Economico

“Sono dati che si sposano perfettamente con il clima di vitalità e fiducia  avvertito alla Settimana della Moda di Milano. L’export cresce in risposta ad una ripresa della domanda globale ma è merito delle nostre imprese se riusciamo a imporci sul mercato globale con prodotti sempre innovativi. E tanto nei settori consumer che nei beni d’investimento, come i macchinari, abbiamo bisogno di eventi che riescano a spiegare la qualità e competitività delle nostre filiere. Per questo abbiamo creato il Tavolo della Moda al Ministero e abbiamo lavorato con l’Agenzia ICE perché anche i settori che hanno le loro esposizioni in altre sedi o in altri periodi dell’anno fossero presenti alla Fashion Week milanese. È un successo che dobbiamo alla collaborazione di imprese, associazioni e istituzioni, a cominciare dal Comune di Milano e dalla Camera Nazionale della Moda” ha dichiarato durante la fashion week milanese il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto.

Dal Mise 26 milioni di euro per l’internazionalizzazione

Intanto il Ministero per lo Sviluppo Economico ha rifinanziato il “Piano di Promozione straordinaria per il Made in Italy” con 26 milioni di euro. Uno stanziamento dedicato a sostenere le PMI che intendono avvalersi di temporary export manager per attivare e portare aventi le loro strategie di internazionalizzazione, in un’ottica di sempre maggiore competitività del Made in Italy sui mercati esteri. In particolare, attraverso il voucher le imprese potranno usufruire di contributi a fondo perduto di diversa entità, a seconda delle loro esigenze. Il nuovo deserto ministeriale del 17 luglio 2017, rispetto la precedente edizione, prevede che anche le PMI costituite sotto forma di società di persone possano accedere al voucher per accedere per almeno un anno al supporto di un temporary export manager.

Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

Le tante trasmissioni di cucina in TV hanno insegnato che il caffè può essere un ingrediente inedito, ma sicuramente d’effetto, per esaltare il sapore di molti piatti. In effetti il caffè, se sapientemente dosato e utilizzato, è in grado di far risaltare gli aromi di molte ricette, senza per questo rilasciare il suo tipico sapore. Addirittura, il caffè può essere anche conservato e surgelato per poi usarlo per preparare delle ottime salse. Un’altra ottima notizia, specie per chi non va sempre d’accordo con la caffeina, è che durante la cottura il caffè perde la gran parte delle sue proprietà stimolanti. L’unica avvertenza, ovviamente, è quella di scegliere la tipologia di caffè giusta a seconda del piatto che si vuole realizzare: le miscele più delicate, come l’Arabica, vanno benissimo per creare numerosi dessert, dolci, torte, ma anche per i primi piatti. Gli aromi più decisi e più speziati, invece, sono consigliati per preparare piatti a base di carne, dal maiale alla selvaggina, ma la combinazione funziona bene pure con i menù di pesce. Per creare dei manicaretti deliziosi va benissimo anche il caffè preparato con le comode cialde di uso domestico: anche in questo caso, però, conviene scegliere il meglio in termini di qualità, come i prodotti che si possono ordinare sul sito di Cialdamia.

Carni marinate, carni più saporite

Qualche goccia di caffè può essere l’ingrediente “segreto” per preparare marinature gustosissime, ideali per diversi tipi di carne, maiale, vitello, costate. La marinatura – ad esempio a base di senape, limone, zucchero e un pizzico di caffè – può risultare la combinazione perfetta per marinare la carne da grigliare. Spesso, poi, il caffè viene utilizzato per aggiungere un pizzico di sprint alle salse che accompagnano la carne cotta: il top è con carni leggermente grasse, come quella del maiale.

Pesce, abbinamento a sorpresa

Anche se di primo acchito potrebbe sembrare un azzardo, il caffè e il pesce vanno decisamente d’accordo. Il sapore pieno del primo è in grado di esaltare quello delicato del secondo. Ad esempio, prodotti come il tonno e il salmone regalano piacevoli sorprese, in termini di gusto, dopo un’attenta marinatura a base di caffè ed altri aromi “forti”, come l’anice stellato o il peperoncino. Provare per credere.Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

 

Legumi e altre verdure

Chi l’avrebbe mai detto che il caffè si sposasse così bene con i legumi? Ad esempio, una punta di caffè regala sapori inaspettati alla zuppe di verdure. E funziona benissimo con i fagioli se cucinati in un intingolo a base di pancetta, cipolla, aglio, vino rosso e, appunto, un cucchiaino di caffè.

Per concludere, dolci e dessert

In questo ambito entriamo nel solco della tradizione. Sono tantissimi i celebri dessert a base di caffè, dai gelati a uno dei capisaldi dell’arte dolciaria italiana come il tiramisù. Però il caffè può essere abbinato anche ad altre spezie – come la noce moscata, i chiodi di garofano o lo zenzero – per dare un gusto ardito a mousse e dolci al cucchiaio. Mentre tra i frutti si sposa benissimo con i mirtilli. Buon appetito.

 

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