La disoccupazione scende sotto il 10%

Ad agosto di quest’anno il tasso di disoccupazione è sceso al 9,7%, ovvero pari a -0,4% punti percentuali su base mensile e -1,6% rispetto allo stesso mese del 2017. Si tratta di un dato ai minimi da gennaio 2012: la disoccupazione è in calo, ma non per i giovani. Secondo dati Istat il calo della disoccupazione si distribuisce su entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età. Tuttavia, da agosto aumenta lievemente il tasso di disoccupazione giovanile, che si attesta al 31% (+0,2 punti percentuali sul mese). Su base tendenziale, invece, il dato è in discesa: -3,5 punti percentuali rispetto ad agosto 2017.

Su base annua ad agosto l’occupazione cresce dell’1,4%

I dati Istat si traducono in un calo congiunturale di 119 mila unità (-4,5%), e tendenziale di 438 mila unità (-14,8%). Dopo la diminuzione dei due mesi precedenti, la stima degli occupati ad agosto 2018 torna quindi a crescere (+0,3% su base mensile, pari a +69 mila unità). Il tasso di occupazione raggiunge così il 59%. Su base annua, sempre ad agosto, l’occupazione cresce dell’1,4%, pari a +312 mila unità. L’espansione interessa uomini e donne, e se si concentra fortemente tra i lavoratori a termine (+351 mila), in lieve ripresa anche gli autonomi (+11 mila), mentre segno meno per i dipendenti permanenti (-49 mila).

Aumentano gli occupati ultracinquantenni: +393 mila

Nell’intero corso dell’anno aumentano gli occupati ultracinquantenni (+393 mila), mentre calano nelle altre classi d’età. Al netto della componente demografica si stima comunque un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età. L’aumento degli occupati, riferisce Adnkronos, si distribuisce poi tra i dipendenti permanenti (+0,3%, pari a +50 mila), che recuperano in parte il calo dei due mesi precedenti, e quelli a termine (+1,5%, +45 mila), che proseguono la loro tendenza positiva, mentre risultano in calo i lavoratori autonomi (-0,5%, -26 mila).

Nei dodici mesi la crescita occupazionale si concentra tra i lavoratori a termine

“Nell’arco dei dodici mesi – scrive l’Istat – la crescita occupazionale rimane consistente, concentrata tra i lavoratori a termine e gli ultracinquantenni. Con l’ulteriore calo di agosto, la disoccupazione torna ai livelli dell’inizio del 2012. Meno intense le variazioni dell’inattività che registra comunque un saldo annuo positivo”. Nei dodici mesi la crescita occupazionale si concentra però fortemente tra i lavoratori a termine (+12,6%, +351 mila), e sono in lieve ripresa anche gli indipendenti (+0,2%, +11 mila), mentre calano i dipendenti permanenti (-0,3%, -49 mila).

Buoni propositi post vacanze: imparare l’inglese

Le vacanze estive sono finite, ed è il momento di stilare la lista dei buoni propositi per la nuova stagione. E studiare l’inglese risulta uno dei più quotati. Imparare l’inglese dopo l’estate sembra infatti una consuetudine fra gli italiani. Non è un caso che settembre sia diventato uno dei mesi dell’anno con la domanda più alta di corsi d’inglese. Come risulta da uno studio realizzato da ABA English, l’accademia d’inglese online con sede a Barcellona, l’81% degli italiani inizia a studiare inglese dopo l’estate. Ma per quanto riguarda la motivazione a imparare l’inglese la percentuale varia considerevolmente in funzione del gruppo d’età.

Motivazioni a confronto

Secondo lo studio, il 50% dei Millennials e degli appartenenti alla generazione X studia inglese per ragioni lavorative, perché conoscere questa lingua è sempre più necessario per sfruttare al meglio le opportunità professionali.

Dopo il lavoro, le altre motivazioni dei Millennials sono l’obiettivo di crescita personale (34%), seguito da i viaggi (14%), e infine poter comunicare con amici stranieri e familiari (2%).

Al contrario, nel caso dei baby boomers la principale motivazione è data dall’obiettivo personale (44%), seguito dal lavoro (25%) e dai viaggi (24%). In coda alle motivazioni il poter comunicare con amici e familiari (5%), e ragioni legate alla scuola (2%).

Un requisito fondamentale per trovare lavoro

Il dominio dell’inglese è ormai un requisito fondamentale richiesto dalle offerte di lavoro. Ma oggi solo l’11% degli italiani afferma di possedere un livello d’inglese advanced. Il resto, l’89%, considera il proprio livello intermedio o più basso. E per questo aspetto la differenza tra le generazioni è minima.

Questo scarso livello di conoscenza si traduce in un impatto diretto nelle scelte lavorative degli italiani. Fra l’uno e i due terzi degli intervistati ritiene di aver perso l’opportunità di una promozione lavorativa, e il 57% dei Millennials e della generazione X dichiara di aver perso delle offerte di lavoro a causa dell’inglese. Il 66% dei baby boomers, invece, afferma di non aver sperimentato una perdita di opportunità lavorative a causa del livello del proprio inglese.

Imparare l’inglese al prezzo di un caffè si può

Settembre quindi è un buon momento per approfittare delle diverse opzioni disponibili per studiare inglese, in questo periodo in cui la domanda è così alta. Diverse scuole e accademie, anche online, propongono formule particolarmente vantaggiose, anche per quanto riguarda il livello economico. Imparare la lingua di Shakespeare diventa quindi un obiettivo raggiungibile.

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Antitrust: 1,37 miliardi di sanzioni nel settenato di Pitruzzella

Sono 1,37 miliardi di sanzioni quelle che l’Antitrust ha emesso da novembre 2011 a maggio 2018, ovvero durante i sette anni della presidenza di Giovanni Pitruzzella. In questo periodo i procedimenti conclusi, per quanto attiene le intese, sono stati 61, quelli concernenti gli abusi 40 e 84 per il controllo delle concentrazioni. E sempre nel periodo considerato, sono stati conclusi 646 procedimenti per pratiche commerciali scorrette e 39 per clausole vessatorie. Su questo fronte sono state irrogate sanzioni pari a oltre 230 milioni di euro e sono stati chiusi con una moral suasion oltre 300 procedimenti.

Si tratta dei numeri che emergono dalla Relazione annuale dell’Antitrust presentata in Parlamento. Tra gli argomenti sollevati da Pitruzzella durante la discussione anche il rapporto debito/Pil e il pericolo rappresentato dai giganti del web e dagli algoritmi.

Il rapporto debito/Pil si riduce con innovazione e concorrenza

Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, “se non si continua lungo la strada della crescita economica, incrementandola, sarà difficile ridurlo –  spiega Pitruzzella -. La concorrenza è un driver dell’innovazione e l’innovazione è il motore della crescita economica”.

Sempre secondo il presidente Antitrust, la crisi economico-finanziaria e gli effetti disruptive della quarta rivoluzione industriale hanno determinato l’aggravarsi delle diseguaglianze sociali, riporta Adnkronos. Ma sarà ancora più difficile trovare le risorse necessarie per far fronte alle politiche di redistribuzione invocate per rispondere al bisogno di sicurezza di chi ha subito le conseguenze della crisi.

Contro i giganti del web “c’è spazio anche per le Autorità nazionali”

Con il loro “immenso potere di mercato” i giganti del web come Google, Amazon, Facebook e Apple, spingono alla creazione di “nuovi monopoli, che sono alimentati dal combinarsi di effetti di rete, economie di scala, pratiche di lock-in, economia dei Big Data”, evidenzia il presidente dell’Antitrust. Che rileva come per contrastare il fenomeno ci sia spazio anche per le azioni delle Autorità nazionali. In questo settore infatti entrano in gioco soprattutto i poteri della Commissione europea, a causa della dimensione dei fenomeni presi in considerazione: si pensi, ad esempio, alla sanzione recentemente inflitta a Google. Ma secondo Pitruzzella “c’è, comunque, uno spazio anche per le Autorità nazionali nell’ambito del network europeo della concorrenza”.

Il ruolo degli algoritmi nel coordinare le attività economiche

Tra i problemi che si porranno all’attenzione dell’Agcm alla conclusione del suo mandato di sette anni Pitruzzella cita quello del ruolo che possono svolgere gli algoritmi nel realizzare il coordinamento delle attività economiche. In particolare, la determinazione dei prezzi di imprese concorrenti. “Una collusione realizzata non più attraverso l’intesa tra le persone fisiche, ma direttamente dalle macchine e dagli algoritmi, potrà essere sanzionata dall’Antitrust e in presenza di quali condizioni? – domanda il presidente -. L’Autorità è pronta a raccogliere queste sfide e, al riguardo – continua Pitruzzella -, vorrei ricordare che recentemente abbiamo svolto un concorso per selezionare esperti di algoritmi e esperti informatici”.

Valorizzare casa con i faretti da incasso

Grazie ai faretti da incasso è possibile ottenere interessati giochi di luce dall’impatto sicuramente di impatto per il visitatore. Questa creativa soluzione viene spesso adoperata nei controsoffitti per valorizzare corridoi o angoli poco illuminati. Installarli è davvero semplice e spesso sono necessari solo pochi minuti per completare questa operazione, con il vantaggio di riuscire ad illuminare ogni ambiente in maniera elegante, riuscendo così ad equilibrare la luce diffondendola omogeneamente all’intero di ogni ambiente di casa. I faretti da incasso che puoi trovare su lucefaidate.it sono disponibili in vari formati, materiali e dimensioni, e sono perfetti per tutti gli ambienti di casa nonché per mettere in risalto elementi quali scale o quadri cui teniamo in maniera particolare. È bene scegliere il faretto da acquistare anche tenendo in considerazione la potenza in relazione al tipo di ambiente nel quale lo si andrà a collocare, evitando così di sprecare del denaro acquistando dei faretti sovradimensionati per l’utilizzo che si intende farne.

È una soluzione che sempre più viene raccomandata dagli interior designer più famosi, grazie a quell’inconfondibile tocco di eleganza che consente di personalizzare al meglio ogni stanza nonché ogni tipo di ambiente si preferisca, sia esso interno o esterno. I faretti da incasso che trovi su lucefaidate.it sono disponibili sia in gesso che in cartongesso, e possono facilmente essere imbiancati o dipinti così da adattarsi perfettamente alla tipologia di ambiente nel quale si è deciso di installarli. La spedizione è gratuita per ordini superiori ad un importo di 49€ , ed il cliente può usufruire del diritto di recesso qualora la merce non lo soddisfi (il diritto di recesso va esercitato entro e non oltre i 14 giorni dal ricevimento della spedizione). È possibile infine pagare con tutta la comodità di Paypal o utilizzare una carta di credito se si preferisce, anche prepagata.

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Milano, Monza e Lodi: in tre mesi guadagnato un miliardo in più con l’export

Milano, Monza e Lodi “guadagnano” un miliardo in più in tre mesi grazie all’export: lo afferma l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e della sua azienda speciale Promos per l’internazionalizzazione, sugli ultimi dati Istat. In particolare, i prodotti che vengono maggiormente esportati dalle tre città sono: macchinari e moda da Milano, prodotti in metallo e farmaceutica da Monza Brianza, elettronica e chimica da Lodi.

2018 alla grande per le imprese lombarde

Il 2018 si è aperto con numeri in crescita per le imprese esportatrici di Milano, Monza Brianza e Lodi. Nei primi tre mesi dell’anno l’export cresce di quasi 1 miliardo di euro rispetto al 2017 (14 miliardi rispetto a 13,2, +6,5%), di cui 669 milioni di euro in più per Milano, 123 milioni in più per Monza Brianza e 71 milioni per Lodi. Milano con 10,6 miliardi di euro (+6,7%, prima in regione), Monza Brianza con 2,6 miliardi (+4,9%) e Lodi con 766 milioni (+10,2%) rappresentano insieme il 45% dell’export regionale che è di 112 miliardi. Per quanto riguarda le importazioni Milano con 17,4 miliardi (51% regionale) cresce del 9,1%, Lodi con 1,4 miliardi del 8,1% mentre Monza, a quota 2 miliardi, rallenta del 2,4%.

Le specializzazioni delle tre campionesse di esportazioni

Milano è specializzata in esportazioni di macchinari e moda (quasi 2 miliardi di euro l’uno), Monza in prodotti in metallo (458 milioni) macchinari e articoli farmaceutici (quasi 400 milioni di euro l’uno) e Lodi in elettronica (260 milioni) e sostanze e prodotti chimici. Per Carlo Edoardo Valli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di commercio per l’internazionalizzazione: “Il 2018 si sta dimostrando un anno positivo per le imprese esportatrici, grazie anche agli oltre 2 mila incontri d’affari organizzati da Promos nei primi 6 mesi dell’anno, in collaborazione con le istituzioni, le associazioni locali e i partner esteri. L’interesse per prodotti e servizi made in Lombardy continua, in particolare in quei mercati emergenti verso cui stiamo orientando il nostro supporto nei confronti del sistema imprenditoriale lombardo”.

I principali mercati dell’export

È l’Unione Europea il principale mercato incidendo per 4 miliardi di export su 10,6 a Milano, 674 milioni su 766 a Lodi e 1,6 miliardi su 2,6 a Monza Brianza. Considerando i principali Paesi, se gli Stati Uniti sono il principale mercato per Milano (1,2 miliardi) e la Spagna per Lodi (258 milioni), per Monza Brianza è la Germania la prima destinazione dell’export.

Il 5G rilancerà l’Italia, dalla sanità all’agricoltura passando per la sicurezza

Il 5G, la connessione dati di nuova generazione, nel giro di un paio d’anni dovrebbe arrivare anche nelle principali città italiane, dove la sperimentazione è ai blocchi di partenza. Oltre a generare 78 miliardi di dollari di ricavi ai player Ict, in Italia la digitalizzazione, permetterà di fare grandi passi avanti su un tema delicato come la salute. Ma non solo: innumerevoli potrebbero essere le applicazioni anche in tema di public safety e perfino nell’agricoltura. Tutto questo grazie all’accelerazione nella trasmissione dati.

Chirurgia a distanza e maggior sicurezza stradale

Con il 5G la chirurgia a distanza diventerà una prassi normale, consentendo agli specialisti di intervenire anche su pazienti che non riuscirebbero ad arrivare in tempo in un grande polo ospedaliero. La possibilità di consulti online, poi, consentirà di abbattere i tempi di attesa, mentre la condivisione dei dati delle cartelle cliniche porterà a diagnosi più puntuali e precise. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, gli impieghi potrebbero essere molteplici:  dal monitoraggio dei trasporti allo scambio di informazioni di viabilità tramite sensori su infrastrutture stradali e veicoli, dai video ad altissima risoluzione per la sicurezza del territorio al controllo remoto dei droni a bassa latenza e alta affidabilità.

Per un’agricoltura di precisione

I vantaggi del 5G si faranno sentire anche al di fuori dei centri urbani. L’Europa sta investendo con decisione sulla cosiddetta agricoltura di precisione, che solo le nuove connessioni riusciranno a garantire, riferisce Askanews. Dalla mappatura in tempo reale dell’umidità del terreno alla fertilizzazione a dosaggio variabile fino alla semina di precisione, la gestione dell’azienda agricola sarà incentrata su dati, connettività e parchi eolici. Queste sono solo alcune delle applicazioni che consentiranno al comparto agricolo di raggiungere livelli impensati di efficienza e di risparmio. ovviamente, il tutto sarà accompagnato da tecnologie in grado di monitorare l’ambiente, controllare l’inquinamento, la qualità del territorio, nonché lo stato strutturale degli edifici nelle zone sismiche, come mai prima d’ora è stato fatto.

L’industria italiana è in attesa di completare il processo di digitalizzazione della filiera produttiva

Le articolazioni e le applicazioni che nasceranno a valle dell’arrivo del 5G oggi non sono nemmeno immaginabili. Ma ad attendere il 5G è anche l’industria italiana, ancora in ritardo rispetto al contesto internazionale, proprio a causa dello scarto sulla velocità delle reti di connessione. Per completare il processo di digitalizzazione della filiera produttiva e dei processi a supporto in un ottica di industria 4.0, l’approdo alla quinta generazione di connessioni sarà l’unica, decisiva soluzione.

Gmail, ecco le principali novità del restyling: intelligenza artificiale e sicurezza

L’annuncio ormai non è più una novità, e se ne è parlato in lungo e in largo: Google rinnova Gmail, il suo servizio di posta elettronica che conta oltre 1,2 miliardi di utenti sparsi in tutto il pianeta. Quasi una rivoluzione epocale per un sistema di posta conosciuto e usato dalla maggioranza dei frequentatori del mondo web. Quello che invece adesso emerge sono le due direttrici sulle quali si muove il restyling del servizio. Che, stando alle comunicazioni date da Mountain View, sono sostanzialmente due: l’uso dell’intelligenza artificiale – ormai un must in ogni ambito informatico – e l’incremento della sicurezza dei dati, che arriva più o meno in concomitanza con il Gdpr, il regolamento Ue sulla privacy in vigore dal 25 maggio 2018.

Invii confidenziali superprotetti

In particolare, il focus dell’aggiornamento del servizio sarà sul sulla protezione delle comunicazioni. Questa mossa si chiama “confidential mode” e introduce le email che si autodistruggono: si tratta di un’opzione che richiama la messaggistica di diverse app famose, come Snapchat. Interessante anche il livello di sicurezza applicato ai dati sensibili. Quando si devono inviare dati confidenziali – come la dichiarazione dei redditi, ma anche i referti medici, ad esempio – l’utilizzatore può decidere una data di scadenza del messaggio, oltre la quale non sarà più leggibile. Si può inoltre far sì che l’email non si possa copiare, stampare o inoltrare, per evitare condivisioni accidentali. L’intelligenza artificiale in Gmail ha diverse declinazioni: dà priorità ai messaggi, ricorda di rispondere a quelli importanti, suggerisce risposte automatiche e consiglia di annullare l’iscrizione ad alcune newsletter, ad esempio quelle che continuiamo a ricevere ma non guardiamo mai.

Controllare i messaggi senza aprirli? Ora si può

Le novità introdotte dal sistema di posta elettronica non sono però terminate qui. C’è stato infatti un completo rinnovo del look grafico di Gmail, che adesso è più giovane e user friendly. Ma soprattutto un’innovazione interessante è quella che prevede di interagire con i messaggi senza aprirli. Dalla lista delle email in arrivo si può decidere di cestinare o controllare gli allegati, e anche di impostare lo “snooze”. E’ questa una funzionalità del tutto simile a quella della sveglia, che suona dopo un periodo di tempo stabilito. In estrema sintesi, si può impostare questo avviso per “spostare” la gestione delle email in un altro momento. Così da avere tutto il tempo necessario per  controllare e smistare la posta con cura e attenzione, senza errori e pressioni.

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Le piccole e medie imprese del Sud crescono, e aumentano gli investimenti

Le Pmi del Sud Italia tornano a investire, e potrebbero farlo in maniera più consistente grazie a una crescente solidità finanziaria e patrimoniale. Il tessuto produttivo del Meridione ha conti economici in ripresa e torna a popolarsi, soprattutto di imprese di piccolissime dimensioni. Questa è la fotografia della quarta edizione del Rapporto Pmi Mezzogiorno, a cura di Confindustria e Cerved, con la collaborazione di Srm – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, che fa il punto sulle caratteristiche e sull’andamento di un campione di circa 26 mila imprese.

Imprese che valgono poco meno del 10% del Pil meridionale

Il campione analizzato dalla ricerca comprende le Pmi di capitali tra 10 e 250 addetti,  rappresentativo del tessuto imprenditoriale meridionale. Si tratta di realtà imprenditoriali che vantano un fatturato di oltre 130 miliardi di euro, e un valore aggiunto di quasi 30 miliardi di euro, poco meno del 10% del Pil meridionale.

Nel suo complesso, il sistema di Pmi meridionali, che per effetto della crisi aveva mostrato una marcata flessione tra 2007 e 2014 (da 29mila a meno di 25mila imprese, -14%), è tornato a crescere, a ritmi anche superiori a quelli nazionali (nel 2016 +4,1% contro +3,6%).

Il numero di Pmi uscite dal mercato è tornato su livelli fisiologici, e sono 35 mila le nuove imprese

Rispetto ai valori pre-crisi mancano ancora all’appello circa 2 mila Pmi, ma le tendenze sono incoraggianti, sia sul fronte delle nascite sia delle cessazioni. Il numero di Pmi uscite dal mercato è infatti tornato su livelli fisiologici, con netti cali di fallimenti (-25% tra 2016 e 2017), di procedure concorsuali (-18%), e di chiusure volontarie, riporta Askanews.

La natalità si conferma elevata e tocca, con 35 mila nuove imprese, un nuovo record: ma oltre la metà delle nuove nate sono Srl Semplificate (cioè con meno di 5.000 euro di capitale) e in larghissima parte piccolissime imprese. La sfida decisiva è il salto dimensionale di tutte le categorie di imprese: da micro a piccole, da piccole a medie e poi grandi, infoltendo il tessuto di imprese del Mezzogiorno.

Due sfide decisive: attivare il potenziale degli investimenti e favorire il salto dimensionale delle micro imprese

La velocità con cui il processo di crescita si compie non è però ancora sufficiente a recuperare in tutti i territori le fette di tessuto imprenditoriale perdute con la crisi. Nel prossimo futuro due saranno le sfide decisive: attivare il potenziale degli investimenti e favorire il salto dimensionale delle micro imprese.

Contro l’inquinamento? Un trasporto pubblico migliore

Migliorare il trasporto pubblico è la condizione sine qua non per poter migliorare nelle città italiane la qualità dell’aria e della vita in generale. La risposta, a gran voce, arriva da un questionario condotto nei mesi scorsi da Anci-Swg sulla mobilità sostenibile nelle 14 aree metropolitane del Paese.

Il 75% di chi vive in città vuole servizio pubblico

In base ai dati raccolti nello studio, il miglioramento del trasporto pubblico viene indicato dal 75% degli intervistati come la misura prioritaria da affrontare per ridurre l’inquinamento in città; per il 76% dovrebbe essere il compito principale per un assessore alla viabilità, seguito, al 46%, dall’aumento dei parcheggi di interscambio e al 45% dalla realizzazione di piste ciclabili protette e sicure.

Il 50% disposto a rinunciare al proprio mezzo a fronte di servizi efficienti

Ancor più interessante un’altra percentuale: il 50% degli intervistati si dichiara infatti disponibile a rinunciare all’utilizzo di automobili e motorini solo a fronte di un trasporto pubblico più efficiente, privilegiato rispetto ad altre misure come la presenza di una buona rete di piste ciclabili o di un sistema affidabile di car sharing. Soltanto interventi decisi su alcune delle criticità più evidenti del sistema di trasporto pubblico, come le attese troppo lunghe (riscontrato dal 53% degli intervistati come motivazione principale di mancato utilizzo dei mezzi pubblici) e i mezzi troppo affollati (37%) possono contribuire a invertire una generale tendenza all’insoddisfazione verso la qualità del trasporto pubblico nelle città metropolitane. Il 67% degli intervistati si dichiara, infatti, poco o per niente soddisfatto, con vette dell’83% nel Centro Italia, a fronte del 33% di utenti molto o abbastanza soddisfatti, concentrati soprattutto al Nord Italia (57%) e in particolare a Milano (75%) e a Bologna (73%).

Più mezzi e più puntualità

Insomma, i cittadini sono ben disposti a cambiare le proprie abitudini, comprese quelle più radicate. Però, in cambio, ritengono che migliorare la frequenza e la puntualità dei mezzi sia l’aspetto su cui è maggiormente necessario intervenire per spingere i residenti delle città metropolitane a utilizzare di più il trasporto pubblico, seguito dalla maggiore presenza di fermate nei pressi di luoghi di residenza o di lavoro e dalla diminuzione dei tempi di percorrenza.

Attenzione alla mobilità pulita

Gli italiani, scrive l’Adnkronos, si rivelano sempre più attenti anche a forme di mobilità più pulite e sostenibili. E’ infatti cresciuta la  frequenza degli spostamenti in bicicletta in città, passati tra il 2016 e il 2017 dall’8% al 18% tra coloro che utilizzano le due ruote più volte a settimana (con prevalenza di under 35 e residenti nel Nord Italia) e dall’8 al 21% tra chi utilizza la bici solo una volta a settimana. Rendere gli spostamenti in bicicletta più sicuri per gli utenti è la necessità maggiormente ravvisata dagli intervistati, che individuano nella realizzazione di piste ciclabili o percorsi protetti per le biciclette e nel miglioramento di sicurezza e segnaletica sui percorsi esistenti i principali interventi su cui investire per incentivare l’uso delle due ruote.

Bambini, niente smartphone fino ai nove anni

Genitori, siete avvistati: niente smartphone ai bambini al di sotto dei nove anni di età. E’ questa una delle principali linee guida App (Accompagnare, proteggere, proporre) elaborate dal Centro Studi Psichedigitale, associazione fondata a Cesena cinque anni fa da alcuni psicologi specializzati nello studio dell’interazione tra tecnologie digitali e sviluppo psico-emotivo dell’individuo nell’intero ciclo di vita. Obiettivo, mettere a punto un modello educativo per proteggere bambini e adolescenti dai pericoli derivati dagli usi impropri delle tecnologie, senza però trascurare – o demonizzare – le fantastiche opportunità offerte dal mondo digitale.

Line guida APP, cosa sono

Le linee guida “App” si declinano nelle diverse fasce di età e prendono in considerazione vari parametri (tipologia di schermo, contenuti, tempi, spazi, ruolo dei genitori). Punto fermo (trasversale dai 0 ai 18 anni)  è la necessità di una presenza costante del genitore che, secondo gli esperti, non dovrebbe abdicare al difficile compito di ‘educatore digitale’ fino al raggiungimento della maggiore età da parte dei figli. In particolare, si legge nel vademecum, prima dei due anni è consigliato non esporre il bambino ad alcuno schermo; fino ai 6 anni l’utilizzo del tablet dovrebbe sempre essere accompagnato da un adulto; fino a 9 anni sarebbe bene evitare l’uso personale dello smartphone e dar sempre più spazio ai cosiddetti  ‘tech talk’, momenti di confronto sull’uso della tecnologia e sulle regole da condividere.

E ancora: prima degli 11 anni la navigazione autonoma su internet e l’uso dei sistemi di messaggistica possono essere concesse, ma richiamando ad un uso responsabile e tenendo sempre aperto il dialogo. Infine, arriva la fase adolescenziale in cui è bene mettere in guardia sui pericoli del cyberbullismo e tenere gli occhi aperti per saper leggere i segnali di possibili criticità.

Il pericolo della dimensione tempo

“Spesso l’adulto, davanti a queste tecnologie molto seduttive si trova in difficoltà per l’assenza di un modello di riferimento. Ormai gli strumenti digitali  – spiega il presidente dell’Associazione Psichedigitale Francesco Rasponi  – sono diventati delle protesi di noi stessi ed occorre utilizzarli in sicurezza senza esserne travolti. Ad esempio uno dei rischi maggiori è rappresentato dalla dimensione tempo. Rimanere troppo a lungo davanti ad uno schermo – osserva l’esperto – ci preclude altre attività fondamentali. Ad esempio i videogiochi non sono più quelli a ‘gettone’ ma sono diventati una sorta di ‘lavoro’ e richiedono ore e ore di applicazione”.

No alla demonizzazione

“La nostra visione della tecnologia – ha spiegato all’agenzia di stampaAgi Francesco Rasponi – è molto lontana dalla demonizzazione. Il concetto di salute digitale è legato alla possibilità di saper cogliere il meglio dalle tecnologie. Il tutto nella consapevolezza che occorre ‘educare’, bambini e ragazzi ma soprattutto gli adulti, all’utilizzo di internet, videogiochi  e smartphone. Siamo noi a dover ‘dominare’ le tecnologie e non viceversa”.