Valorizzare casa con i faretti da incasso

Grazie ai faretti da incasso è possibile ottenere interessati giochi di luce dall’impatto sicuramente di impatto per il visitatore. Questa creativa soluzione viene spesso adoperata nei controsoffitti per valorizzare corridoi o angoli poco illuminati. Installarli è davvero semplice e spesso sono necessari solo pochi minuti per completare questa operazione, con il vantaggio di riuscire ad illuminare ogni ambiente in maniera elegante, riuscendo così ad equilibrare la luce diffondendola omogeneamente all’intero di ogni ambiente di casa. I faretti da incasso che puoi trovare su lucefaidate.it sono disponibili in vari formati, materiali e dimensioni, e sono perfetti per tutti gli ambienti di casa nonché per mettere in risalto elementi quali scale o quadri cui teniamo in maniera particolare. È bene scegliere il faretto da acquistare anche tenendo in considerazione la potenza in relazione al tipo di ambiente nel quale lo si andrà a collocare, evitando così di sprecare del denaro acquistando dei faretti sovradimensionati per l’utilizzo che si intende farne.

È una soluzione che sempre più viene raccomandata dagli interior designer più famosi, grazie a quell’inconfondibile tocco di eleganza che consente di personalizzare al meglio ogni stanza nonché ogni tipo di ambiente si preferisca, sia esso interno o esterno. I faretti da incasso che trovi su lucefaidate.it sono disponibili sia in gesso che in cartongesso, e possono facilmente essere imbiancati o dipinti così da adattarsi perfettamente alla tipologia di ambiente nel quale si è deciso di installarli. La spedizione è gratuita per ordini superiori ad un importo di 49€ , ed il cliente può usufruire del diritto di recesso qualora la merce non lo soddisfi (il diritto di recesso va esercitato entro e non oltre i 14 giorni dal ricevimento della spedizione). È possibile infine pagare con tutta la comodità di Paypal o utilizzare una carta di credito se si preferisce, anche prepagata.

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Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

Le tante trasmissioni di cucina in TV hanno insegnato che il caffè può essere un ingrediente inedito, ma sicuramente d’effetto, per esaltare il sapore di molti piatti. In effetti il caffè, se sapientemente dosato e utilizzato, è in grado di far risaltare gli aromi di molte ricette, senza per questo rilasciare il suo tipico sapore. Addirittura, il caffè può essere anche conservato e surgelato per poi usarlo per preparare delle ottime salse. Un’altra ottima notizia, specie per chi non va sempre d’accordo con la caffeina, è che durante la cottura il caffè perde la gran parte delle sue proprietà stimolanti. L’unica avvertenza, ovviamente, è quella di scegliere la tipologia di caffè giusta a seconda del piatto che si vuole realizzare: le miscele più delicate, come l’Arabica, vanno benissimo per creare numerosi dessert, dolci, torte, ma anche per i primi piatti. Gli aromi più decisi e più speziati, invece, sono consigliati per preparare piatti a base di carne, dal maiale alla selvaggina, ma la combinazione funziona bene pure con i menù di pesce. Per creare dei manicaretti deliziosi va benissimo anche il caffè preparato con le comode cialde di uso domestico: anche in questo caso, però, conviene scegliere il meglio in termini di qualità, come i prodotti che si possono ordinare sul sito di Cialdamia.

Carni marinate, carni più saporite

Qualche goccia di caffè può essere l’ingrediente “segreto” per preparare marinature gustosissime, ideali per diversi tipi di carne, maiale, vitello, costate. La marinatura – ad esempio a base di senape, limone, zucchero e un pizzico di caffè – può risultare la combinazione perfetta per marinare la carne da grigliare. Spesso, poi, il caffè viene utilizzato per aggiungere un pizzico di sprint alle salse che accompagnano la carne cotta: il top è con carni leggermente grasse, come quella del maiale.

Pesce, abbinamento a sorpresa

Anche se di primo acchito potrebbe sembrare un azzardo, il caffè e il pesce vanno decisamente d’accordo. Il sapore pieno del primo è in grado di esaltare quello delicato del secondo. Ad esempio, prodotti come il tonno e il salmone regalano piacevoli sorprese, in termini di gusto, dopo un’attenta marinatura a base di caffè ed altri aromi “forti”, come l’anice stellato o il peperoncino. Provare per credere.Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

 

Legumi e altre verdure

Chi l’avrebbe mai detto che il caffè si sposasse così bene con i legumi? Ad esempio, una punta di caffè regala sapori inaspettati alla zuppe di verdure. E funziona benissimo con i fagioli se cucinati in un intingolo a base di pancetta, cipolla, aglio, vino rosso e, appunto, un cucchiaino di caffè.

Per concludere, dolci e dessert

In questo ambito entriamo nel solco della tradizione. Sono tantissimi i celebri dessert a base di caffè, dai gelati a uno dei capisaldi dell’arte dolciaria italiana come il tiramisù. Però il caffè può essere abbinato anche ad altre spezie – come la noce moscata, i chiodi di garofano o lo zenzero – per dare un gusto ardito a mousse e dolci al cucchiaio. Mentre tra i frutti si sposa benissimo con i mirtilli. Buon appetito.

 

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La tua nuova cucina… da Pedrazzini Arreda

La cucina rappresenta sicuramente uno degli spazi più complessi degli ambienti in cui viviamo, dato che al suo interno vengono svolte la maggior parte delle attività che si susseguono nel corso della giornata. È qui che riceviamo gli amici per un caffè, è qui che ospitiamo amici e parenti per una cena gustosa, è qui che nasce la sperimentazione di piatti e pietanze sempre nuove. Proprio perché si tratta di un ambiente assolutamente vissuto nel corso della giornata, è bene che sia il più confortevole e ospitale possibile senza dimenticare l’aspetto funzionale: una cucina deve innanzitutto essere pratica da utilizzare, ed il più possibile personalizzata affinché chi la utilizza nella quotidianità possa completamente sentirsi a proprio agio. Per rinnovare la tua cucina, la scelta migliore che tu possa fare è Pedrazzini Arreda, che da oltre 60 anni progetta, realizza e commercializza bellissime cucine a Milano, interamente personalizzabili per andare incontro ai tuoi gusti o esigenze.

Questa importante azienda potrà occuparsi anche del ritiro e dello smaltimento  della tua vecchia cucina, per far spazio a quella nuova. Ogni soluzione è inoltre interamente personalizzabile, per far si che la tua nuova cucina possa veramente rappresentarti e farti sentire perfettamente a tuo agio. Gli abilissimi interior designer potranno anche mostrarti un’anteprima assolutamente reale di quella che sarà la tua nuova cucina all’interno di casa tua grazie a sofisticati programmi di elaborazione tridimensionale. Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, il che è per te ulteriore garanzia di qualità e affidabilità. Sarai seguito in tutte le fasi del processo di evoluzione della tua nuova cucina, dalle fasi di progetto a quelle di messa in opera per mezzo degli abili montatori e falegnami che si occuperanno dell’installazione. Per qualsiasi tipo di informazione puoi contattare il recapito telefonico 0298491249 o recarti direttamente presso lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese (MI).

Italia al terzo posto tra i Paesi più colpiti dai malware

Nel 20121, il secondo anno segnato dalla crisi Covid-10, l’Italia occupa le prime posizioni della classifica mondiale dei Paesi maggiormente presi di mira dai malware, e sale al terzo posto tra i Paesi più colpiti, “guadagnando terreno” proprio in questi ultimi mesi dell’anno. A gennaio 2021, infatti, l’Italia era il quinto Paese più colpito, a febbraio e marzo il quarto, mentre ad aprile sale sul terzo gradino del podio di questa speciale classifica. Insomma, il nostro Paese è la terza nazione più afflitta dal fenomeno malware, un risultato per nulla confortante, considerando la rapida ascesa sul podio.

Ad aprile 2021 Italia colpita da 4.908.522 attacchi

I dati emergono dall’ultimo report condotto da Trend Micro Research, la divisione di Trend Micro, l’azienda globale di cybersecurity specializzata in ricerca & sviluppo e lotta al cybercrime. Più in particolare, secondo Trend Micro Research, nel mese di aprile 2021 i malware che hanno colpito l’Italia sono stati esattamente 4.908.522, per fortuna un numero decisamente lontano da quello espresso dalle due nazioni che ci precedono. La top five dei Paesi più attaccati è infatti guidata dagli Stati Uniti, con 31.056.221 attacchi di malware, seguita dal Giappone, al secondo posto, con 30.363.541 attacchi. Dopo la terza posizione italiana si piazzano a poca distanza l’India, con 4.411.584 malware, e l’Australia, con 4.387.315.

DOWNAD e COINMINER, le famiglie più rilevate 

La famiglia di malware più rilevata in Italia nel mese di aprile da Trend Micro Research, sia in generale sia a livello business, è stata quella denominata DOWNAD, mentre i consumatori sono stati colpiti maggiormente dal tipo COINMINER, una famiglia di malware specializzata nel nascondersi all’interno del sistema per sfruttare le risorse computazionali al fine di produrre criptovaluta. 

L’80% delle minacce arriva via e-mail

I dati del report sono frutto delle analisi della Smart Protection Network, la rete di intelligence globale di Trend Micro che individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber. L’obiettivo della Smart Protection Network è quello di riuscire a bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. La Smart Protection Network è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce all’anno. Ad aprile 2021 la Smart Protection Network di Trend Micro ha gestito 435 miliardi di query, e fermato 7,3 miliardi di minacce, di cui circa l’80% arrivava via e-mail.

A maggio 2021 accelera la ripresa per le imprese dell’area euro

Nel mese di maggio le imprese dell’area euro rafforzano l’attività e l’indice Pmi, il Purchasing managers index, arriva a sfiorare quota 60 punti, sui massimi da 3 anni, e il flusso di ordini in entrata è ai massimi in 15 anni. Si tratta di un dato evidenziato dalla società di ricerche Ish Markit, che elabora l’indice Pmi per il quale 50 punti rappresentano la soglia di ‘neutralità’, oltre i 50 rappresenta la crescita e sotto i 50 la recessione. Secondo Ish Markit a maggio questo indicatore, sull’insieme di industria e servizi dell’area euro, dai 53,8 di aprile è salito infatti a 56,9 punti, il punteggio massimo da 39 mesi.

Migliora il terziario, il manifatturiero rimane quasi invariato a 62,8 punti

Sempre secondo la società di ricerche a migliorare decisamente è anche il settore terziario, con il relativo indice Pmi passato a maggio a 55,1 punti rispetto i 50,5 del mese precedente, mentre il manifatturiero nei due mesi è rimasto quasi invariato a 62,8 punti. L’ottimismo per i prossimi 12 mesi continua a segnare nuovi record, ma anche gli indicatori dei prezzi aumentano, rileva Ish Markit, toccando il massimo storico nel manifatturiero, poiché la domanda continua a superare l’offerta per molti prodotti e servizi.

La domanda per beni e servizi cresce al tasso più alto in 15 anni

“Con la riapertura dell’eurozona a seguito dell’allentamento delle restrizioni anti Covid-19, la domanda per beni e servizi all’interno della regione è cresciuta al tasso più alto in 15 anni – afferma il capo economista di Ish Markit, Chris Williamson -. Le misure di contenimento del virus sono diminuite al livello più basso dallo scorso ottobre, facilitando quindi il miglioramento. La crescita sarebbe stata ancora più forte se non fosse stato per i ritardi record nella catena di distribuzione e per le difficoltà nel riattivare velocemente l’attività delle aziende al fine di soddisfare la domanda, specialmente nel riavvio delle assunzioni”.

Il divario tra offerta e domanda aggiunge pressione sui prezzi dei beni

Secondo Williamson lo squilibrio tra offerta e domanda ha aggiunto però ulteriori pressioni sui prezzi, riferisce Askanews. “La durata di queste pressioni inflazionistiche dipenderà da quanto velocemente l’offerta si allineerà con la domanda – puntualizza Chris Williamson -. Al momento però il divario sta peggiorando, causando la più forte pressione dei prezzi sui beni mai registrata dall’indagine, e l’aumento delle tariffe per i servizi”. 

Con lo smart working aumenta la produttività. Uno studio lo conferma

A differenza di quanto si sospettava all’inizio dell’introduzione massiccia del lavoro da remoto, lo smart working aumenta la produttività dei lavoratori. Costretti a casa dalle restrizioni per il contenimento del contagio da Covid-19, per molti poter lavorare da casa ha rappresentato un cambiamento decisivo nelle proprie abitudini. E se è vero che non doversi più spostare per recarsi sul luogo di lavoro non comporta solo benefici, in generale lavorare da casa non ha generato negli smart workers sensazioni negative. La maggioranza degli intervistati, il 39%, sostiene infatti di lavorare “il giusto”, forse come risultato del lockdown, che ha spinto tanti a concentrare le proprie energie sul lavoro per distogliere i pensieri dalla pandemia.

Sì a lavorare in modalità “smart” per il resto della propria vita

È quanto emerge dallo studio Marketers State of Remote Working 2021, promosso da Marketers, il movimento degli imprenditori digitali. Dalle interviste effettuate, emerge infatti che l’80% ritiene di essere più produttivo senza obblighi di orario e cartellini da timbrare, anche lavorando più di 40 ore a settimana nel 37% dei casi.  Il 97% degli intervistati, si legge ancora nell’indagine, si definisce favorevole a continuare a lavorare in modalità “smart” per il resto della propria vita lavorativa, pur avendolo provato per poco tempo.

Portare avanti il proprio business da ogni angolo del mondo

La tendenza che emerge dallo studio Marketers quindi è chiara: il lavoro da remoto, che oggi coincide quasi sempre con il lavoro da casa, è ormai parte del futuro, riporta Adnkronos. “Lavoriamo da remoto da sempre, ancora prima che la pandemia lo imponesse e siamo una delle prime aziende in Italia ad aver abbracciato questa modalità al 100% – spiega Dario Vignali, imprenditore digitale, co-founder e ceo di Marketers -. In Marketers, infatti, siamo la dimostrazione di come si possa vivere una vita straordinaria anche senza timbrare il cartellino, portando avanti il proprio business da ogni angolo del mondo, senza scendere a patti con i propri impegni professionali”.

Sono i dipendenti coloro che più di tutti ne hanno tratto beneficio

“Tra gli intervistati i dipendenti sono coloro che più di tutti ne hanno tratto beneficio, sia in termini economici che di risparmio di tempo per sé stessi – sottolinea ancora Dario Vignali -. Di contro, permane il rischio di portarsi il lavoro sempre con sé, e specialmente per i dipendenti, di perdere il contatto umano con i colleghi, con la conseguente difficoltà nel comunicare e nell’organizzare il lavoro”.

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Instagram vuole lanciare una versione under-13, ma scatena proteste globali

Instagram sta valutando il lancio di una versione della piattaforma dedicata ai pre-adolescenti, ovvero agli utenti under-13, ma quasi 100 gruppi in difesa dell’infanzia e dei consumatori di paesi come Nord America, Europa, Africa e Australia rivolgono un appello a Mark Zuckerberg per fermare il piano. Il progetto infatti desta preoccupazioni riguardo potenziali predatori, bulli e contenuti inappropriati. Secondo i firmatari della lettera indirizzata al presidente e amministratore delegato di Facebook, firmata tra gli altri da Commercial-free Childhood and the Electronic Privacy Information Center, Instagram “sfrutta la paura dei giovani di perdersi e il desiderio di approvazione da parte dei pari”.

Una sfida per la privacy e il benessere degli adolescenti

Sempre secondo i firmatari, “L’attenzione incessante della piattaforma sull’aspetto, l’auto-presentazione e il marchio presenta sfide per la privacy e il benessere degli adolescenti”.

A oggi il social, di proprietà di Facebook, così come lo stesso Facebook, consente solo a chi ha più di 13 anni di aderire, ma la verifica dell’età su Internet rende difficile verificare tutti gli utenti che infrangono le regole.

“La realtà è che i bambini sono online”, ha affermato la portavoce di Facebook, Stephanie Otway, contattata dall’AFP (Agence France-Presse) per un commento sulla lettera.

“Aiutare i bambini a navigare in modo sia sicuro e adatto all’età”

I minorenni, ha aggiunto Otway, “vogliono entrare in contatto con la loro famiglia e gli amici, divertirsi e imparare, e noi vogliamo aiutarli a farlo in un modo che sia sicuro e adatto all’età”. Secondo Otway Facebook sta lavorando con esperti di sviluppo infantile e salute mentale per dare priorità alla sicurezza e alla privacy. Infatti Instagram, che conta più di un miliardo di utenti, ha recentemente svelato una tecnologia volta a impedire ai bambini di creare account, e agli adulti di contattare i giovani utenti che non conoscono.

Tanti rischi per i più piccoli, pochi vantaggi per le famiglie

La piattaforma sta anche cercando modi per rendere più difficile per gli adulti che hanno mostrato comportamenti potenzialmente sospetti interagire con gli adolescenti, riporta Agi. Ma, obiettano i gruppi firmatari della lettera a Zuckerberg, “la lunga esperienza di Facebook nello sfruttamento dei giovani e nel metterli a rischio rende l’azienda particolarmente inadatta come custode di un sito di condivisione di foto e di messaggistica sociale per bambini”, affermano. E avvertono che “un sito Instagram per bambini sottoporrà i bambini piccoli a una serie di gravi rischi e offrirà pochi vantaggi alle famiglie”.

Il Covid-19 rafforza la passione degli italiani per la cucina

Nonostante il periodo difficile, gli italiani confermano la passione per la cucina. Secondo quanto emerge da una ricerca di Mastercard, il 64% degli italiani nel corso dell’ultimo anno ha migliorato e perfezionato le proprie doti culinarie. Questo, per far fronte alle restrizioni imposte dalla pandemia, e allo stesso tempo, trovare una forma di svago casalingo. Se il ritorno alla tradizione appare confortante gli italiani (71%) si sentono sempre più sicuri ai fornelli, tanto da poter dar sfogo alla creatività, sperimentare nuove tecniche di preparazione e ricette, dimostrandosi inclini a voler imparare cose nuove (57%) e a improvvisarsi chef fai-da-te lasciandosi ispirare dalle nuove forme di intrattenimento digitale su schermo.

Uno stile di vita più sano inizia a tavola

Se programmi televisivi, servizi di streaming e social media sono fonte di ispirazione per 1 italiano su 2, è proprio la cucina casalinga a essersi evoluta nel modo di intendere i piatti stessi e le abitudini culinarie degli italiani. L’attenzione ai fornelli è infatti divenuta più consapevole sull’importanza di un’alimentazione sana: il 57,2% dei nostri connazionali ha infatti sottolineato come la cucina durante la pandemia abbia rappresentato un’occasione per il conseguimento, attraverso piatti e ingredienti sostenibili, di uno stile di vita più sano proprio a partire dalla tavola.

Provare nuovi cibi o consolarsi con i comfort food

Il 59,5% degli italiani ha anche dichiarato di voler provare nuovi cibi, difficilmente utilizzati nel periodo pre-lockdown. La voglia di sperimentare nuovi ingredienti va dunque di pari passo con nuove e più attente abitudini alimentari. E per quanto riguarda i comfort food tricolori, nell’ultimo anno gli italiani hanno riscoperto anche il sapore e il piacere dei piatti della tradizione capaci di mettere il buonumore. Al primo posto in classifica gli intramontabili spaghetti alla carbonara, il piatto maggiormente cucinato per il 50,5% degli italiani, seguito dal tiramisù e dalle lasagne alla bolognese, entrambi al 43%.

Cambiano modi e luoghi in cui fare la spesa

Dalla ricerca emerge poi come le restrizioni legate alla pandemia abbiano cambiato modi e i luoghi in cui fare la spesa, con un italiano su 3 che ha acquistato generi alimentari attraverso piattaforme online per la prima volta nell’ultimo anno, riscoprendone vantaggi e comodità. La familiarità con la spesa online accelerata dalla pandemia non si tradurrà necessariamente per tutti in abitudine post Covid-19. Tanto che secondo la ricerca, in fatto di cibo, il 73% preferisce lo shopping in-store, e solo un 32% degli intervistati ha dichiarato che continuerà ad acquistare beni alimentari online quando la pandemia sarà finita.

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Diminuisce il gender gap nel settore tech, ma la strada è ancora lunga

Negli ultimi due anni, per il 49% delle donne italiane che operano nel settore tech il gender gap all’interno dell’azienda per cui lavorano risulta diminuito. La diffusione dello smart working ha avuto un effetto positivo, e il 45% delle italiane sostiene che l’uguaglianza di genere sia migliorata all’interno dei team lavorando da remoto. Si tratta di un passo positivo verso l’inclusività nel settore, ma i margini di miglioramento sono ancora tanti. Dal report Woman in Tech di Kaspersky emergono quindi segnali positivi circa la progressione dell’uguaglianza di genere, tanto per il 71% delle donne italiane intervistate la propria opinione viene rispettata fin dal primo giorno di lavoro.

Il 31% lamenta la mancanza di quote rosa nell’industria tecnologica

Sempre secondo l’indagine, il 71% delle donne attive nel settore tech dichiara che nel momento in cui ha sottoposto la propria candidatura per il primo ruolo nel settore le variabili che hanno inciso maggiormente sull’assunzione includevano solo competenze ed esperienza. Nonostante un miglioramento a livello globale in merito alla rappresentanza di genere, in Italia il 31% delle donne afferma però che la mancanza di quote rosa nell’industria tecnologica non le invoglia ad avvicinarsi al settore. Anche se queste percentuali possono sembrare basse sottolineano il divario tra l’attuale miglioramento e il raggiungimento della totale uguaglianza. Infatti, il 40% delle donne sostiene che la carriera degli uomini nel settore tecnologico progredisce più velocemente. E il 37% afferma che la riduzione del gender gap favorirebbe la loro carriera.

I diversi Paesi progrediscono a ritmi diversi

L’indagine di Kaspersky mostra come i diversi Paesi stiano progredendo a ritmi diversi. In Europa, ad esempio, l’equilibrio tra i generi sembra essere addirittura peggiorato negli ultimi due anni, mentre in Nord America il passaggio all’home working lo ha migliorato. In America Latina, invece, l’istruzione sta guidando l’empowerment tra le giovani donne nel tech, e nell’Asia Pacifica le donne spesso intraprendono carriere di successo.

L’industria tecnologica è istituzionalmente misogina

Molte aziende in tutto il mondo stanno iniziando a introdurre quote rosa che garantiscano una rappresentanza più equa nella forza lavoro. Tuttavia, le quote non sono l’unico modo per ottenere dei miglioramenti.

“Esiste un famoso detto che dice: ‘non si può essere ciò che non si può vedere’ – commenta la dottoressa Ronda Zelezny, co-fondatrice e direttrice di Panoply Digital e membro di Ada’s List -. Negli ultimi anni ci sono stati sempre più appelli volti ad aumentare il numero di donne nel settore IT, ma questo è un modo relativamente rapido per affrontare il problema. La verità è che l’industria tecnologica ha dimostrato di essere istituzionalmente misogina. Questo vuol dire che le quote sono insufficienti per affrontare lo squilibrio di genere o per aiutare la progressione delle donne in ruoli IT di alto livello”.

L’impatto del Covid sul paniere Istat: nel 2021 entrano gel e mascherine

Il Covid cambia il paniere Istat, e nell’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo quest’anno fanno il loro ingresso anche le mascherine chirurgiche, le mascherine FFP2, e il gel igienizzante mani. Sono questi alcuni dei prodotti che per effetto della pandemia da Covid-19 entrano nel paniere Istat 2021. Ma oltre ai dispositivi per la protezione dal contagio, fanno il loro ingresso nel paniere 2021 anche integratori alimentari, casco per veicoli a due ruote, ricarica elettrica per auto, monopattino elettrico sharing, servizio di posta elettronica certificata e dispositivo anti abbandono.

Nessuno prodotto esce dal paniere 2021

Le novità del paniere Istat 2021 “riflettono la costante evoluzione dei comportamenti di spesa delle famiglie – spiega l’Istituto di statistica – ma anche l’impatto di eventi, come la pandemia tuttora in corso, che condizionano le scelte d’acquisto e la struttura della spesa per consumi”.

Tra i prodotti che rappresentano consumi consolidati, tra gli apparecchi per la lavorazione degli alimenti, entrano nel paniere, tra gli altri, la macchina impastatrice, e tra gli utensili da cucina non elettrici e gli articoli domestici non elettrici, la bottiglia termica. Nessuno prodotto però esce dal paniere 2021, “poiché tutti quelli già presenti non mostrano segnali di obsolescenza tali da motivarne l’esclusione”, aggiunge l’Istat.

1.731 prodotti elementari raggruppati in 1.014 prodotti

All’interno del paniere del 2021 utilizzato per il calcolo degli indici Nic per l’intera collettività nazionale, e Foi per le famiglie di operai e impiegati, figurano complessivamente 1.731 prodotti elementari (erano 1.681 nel 2020), raggruppati in 1.014 prodotti, a loro volta raccolti in 418 aggregati, riporta Askanews. Per il calcolo dell’indice Ipca (armonizzato a livello europeo) si utilizza invece un paniere di 1.751 prodotti elementari (erano 1.700 nel 2020), raggruppati in 1.033 prodotti e 422 aggregati.

Più spese per alimenti, casa e salute, meno per ristoranti, trasporti, ricreazione

Nella struttura di ponderazione del paniere Nic per il 2021, che risulta appunto fortemente condizionata dalla pandemia, l’Istat segnala anche l’aumento del peso delle divisioni di spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche, che aumenta del +3,0% rispetto al 2020, così come abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+1,3%) e servizi sanitari e spese per la salute (+0,9%). Al contrario, nel 2021 scende del -3,0% il peso di servizi ricettivi e di ristorazione, del -2,4 % quello dei trasporti, e del -0,8% quello per ricreazione, spettacoli e cultura.

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Nel 2020 raddoppiano gli attacchi a siti e infrastrutture sensibili

L’emergenza Covid-19 ha costituito un’occasione per strutturare e dirigere attacchi informatici ad ampio spettro, volti a sfruttare per scopi illeciti la situazione di maggiore vulnerabilità sociale e industriale. Dal gennaio 2019 a dicembre 2020 gli attacchi informatici sono infatti quasi raddoppiati, così come sono aumentate le persone identificate e indagate. In base ai dati della Polizia Postale riferiti all’attività del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture (CNAIPIC) nel 2020 gli attacchi informatici a infrastrutture e siti sensibili sono stati 507, mentre nel 2019 erano 239, gli arresti sono saliti a 21 (erano 3 nel 2019) e le persone denunciate 79, contro le 52 dell’anno precedente.

In aumento le campagne APT

Secondo gli analisti l’emergenza pandemica ha inciso sia sull’incremento degli attacchi diretti alle grandi infrastrutture erogatrici di servizi essenziali (approvvigionamento idrico ed energetico, PA, sanità, comunicazione, trasporti, e finanza sistemica) sia su quelli diretti a singoli enti, imprese o cittadini. Le tipologie di eventi cyber che hanno maggiormente impegnato gli operatori del Centro sono rappresentate dagli attacchi a mezzo malware, soprattutto di tipo ransomware, attacchi DDoS con finalità estorsiva, accessi abusivi con l’intento di carpire dati sensibili, campagne di phishing, e in ultimo, campagne APT (Advanced Persistent Threats). Queste risultano particolarmente insidiose poiché ricollegabili ad attori malevoli dotati di notevole expertise tecnica e rilevanti risorse.

La cyber-estorsione colpisce la sanità

Nello specifico, alcune delle più rilevanti infrastrutture sanitarie impegnate nel trattamento dei pazienti affetti da Covid sono state oggetto di campagne di cyber-estorsione volte alla veicolazione all’interno dei sistemi ospedalieri di sofisticati ransomware, concepiti allo scopo di rendere inservibili, mediante cifratura, i dati sanitari contenuti al loro interno. Questo, a fronte di richieste di pagamento del prezzo estorsivo, per lo più in cryptovalute (bitcoin), onde ottenere il ripristino dell’operatività. Il sistema sanitario e della ricerca è stato inoltre bersaglio di diversi attacchi APT, con lo scopo della esfiltrazione di informazioni riservate riguardanti lo stato di avanzamento della pandemia e l’elaborazione di misure di contrasto, specie riguardo l’approntamento di vaccini e terapie anti-Covid.

Si moltiplicano i casi di phishing ai danni di enti e imprese

Si sono moltiplicati poi i casi di phishing ai danni di enti e imprese, veicolati attraverso messaggi di posta elettronica. Dietro apparenti comunicazioni di Ministeri, organizzazioni sanitarie ed altri enti, relative all’andamento del contagio o alla pubblicazione di misure di contrasto, le email nascondevano sofisticati virus informatici in grado di assumere il controllo dei sistemi attaccati (come, ad esempio, il virus RAT). Come riferisce Askanews, l’obiettivo era quello di appropriarsi di dati personali e sensibili, rubare password di accesso a domini riservati, e attivare intercettazioni audio-video illegali.

La pandemia fa riscoprire l’importanza del verde urbano

Durante il lockdown e le successive restrizioni la frequentazione degli spazi verdi urbani è stata limitata, ma se ne è riscoperta l’importanza. Uno studio europeo a cui ha partecipato l’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), ha comparato la frequentazione e la percezione dei cittadini riguardo gli spazi verdi urbani in cinque Paesi europei (Italia, Croazia, Lituania, Slovenia e Spagna) e in Israele tra il 1 aprile e il 3 maggio 2020. E Italia e Spagna, due tra i Paesi più colpiti dalla pandemia e con le misure di contenimento più stringenti, hanno registrato la più alta percentuale (64%) di coloro che hanno smesso di frequentare aree verdi.

Italia, Israele e Spagna limitati a visitare aree a breve distanza da casa

Chi durante il lockdown non ha smesso di frequentare le aree verdi aveva un motivo essenziale, come portare fuori il cane o fare esercizio fisico. le restrizioni sanitarie hanno portato a una maggiore diversificazione della tipologia di spazi verdi frequentati. Se Croati, Lituani e Sloveni non hanno cambiato sostanzialmente le loro abitudini in Italia, Israele e Spagna si è preferito visitare giardini e viali alberati piuttosto che parchi urbani, limitandosi a visitare aree a breve distanza da casa. “In altri Paesi è aumentato leggermente l’uso dell’auto per raggiungere aree fuori città  -spiega Francesca Ugolini, ricercatrice del Cnr-Ibe e prima autrice dello studio – facendo riflettere sulla dicotomia tra necessità di verde e uso, nel proprio contesto, di mezzi poco ecologici”.

L’impossibilità di osservare la natura aumenta il senso di privazione

“Chi non è mai uscito durante il lockdown, come in Italia, Israele e Spagna, ha sentito molto la mancanza di spazi verdi e solo la vista di un ampio panorama dalla finestra ha contribuito a ridurre il senso di privazione”, continua Ugolini. I cittadini intervistati hanno lamentato principalmente l’impossibilità di stare all’aria aperta e incontrare altre persone nelle aree verdi, e soprattutto in Italia e in Israele anche l’impossibilità di osservare la natura. Queste percezioni sottolineano l’importante funzione sociale, ambientale e culturale delle aree verdi oltre che la sensibilità ambientale di chi ha risposto, riporta Italpress.

La pianificazione urbana dovrebbe integrare spazi verdi facilmente accessibili

L’indagine ha mostrato quindi come il tema del verde stia molto a cuore ai cittadini, e dimostra la consapevolezza dell’importanza di rispettare e proteggere la natura e garantire l’accessibilità di uno spazio verde in ambiente urbano. Molti suggerimenti raccolti hanno riguardato aspetti pratici della governance, in particolare, una pianificazione urbana che integri nel tessuto urbano spazi verdi facilmente accessibili, di varia tipologia e una gestione che garantisca la qualità degli stessi sia in termini di scelta delle specie e sia di manutenzione. Oltre a questo, altri suggerimenti hanno sollecitato mobilità verde e più inclusione dei cittadini e delle loro opinioni nei processi decisionali.

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Adolescenti e mascherina, per 60% dei ragazzi indossarla non provoca disagi

Indossare la mascherina è diventata una necessità e una nuova consuetudine, come calzare le scarpe o indossare il cappotto prima di uscire di casa. Di certo, però, anche se ormai siamo abituati, il nuovo “outfit” di prevenzione non è il massimo della comodità né il top del fashion, oltre a rendere un po’ più difficile la comunicazione. Al 60% degli adolescenti, però, sembra che indossare la mascherina non provochi nessun particolare disagio, solo per il 26% può essere motivo di fastidio. La stragrande maggioranza dei ragazzi mostra di voler andare oltre l’aspetto fisico, senza preoccuparsi che la mascherina possa rovinare l’outfit. Guardare gli occhi dell’interlocutore è sufficiente per loro, perché difficilmente gli occhi possono mentire. L’importante è non rinunciare alla vita sociale.

Fatica a respirare, occhiali che si appannano, impossibile sorridere

Radioimmaginaria, il network europeo degli adolescenti dagli 11 ai 17 anni, con più di 300 speaker provenienti da 50 città in 8 Paesi, ha realizzato un sondaggio online per capire come l’uso della mascherina abbia influenzato i rapporti sociali degli adolescenti e quali metodi hanno trovato per comunicare a distanza. Il sondaggio è stato rivolto a oltre 300 ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 24 anni. Da quanto emerge dall’indagine per il 48,9% degli intervistati la fonte di maggiore stress nell’indossare la mascherina è la fatica a respirare, seguita dagli occhiali che si appannano (26,2%) e dall’impossibilità di sorridere (9,4%). Ma c’è anche un 6,1% secondo cui la mascherina provoca i brufoli.

Guardare gli occhi dell’interlocutore e analizzarne atteggiamento e comportamento

La stragrande maggioranza dei ragazzi interpellati riesce comunque a capire le emozioni e i sentimenti dell’interlocutore anche se indossa la mascherina. Ma quali stratagemmi usano per capirlo? Una parte degli intervistati sostiene di guardare gli occhi dell’interlocutore, mentre un’altra analizza l’atteggiamento e il comportamento dell’altro. Sono pochi quelli che fanno ricorso agli account social dell’interlocutore per verificare “che faccia abbia”.

Gli adolescenti non vogliono rinunciare alla socialità

Quali altri metodi usano gli adolescenti per comunicare tra loro, superando i limiti che impone la mascherina? Una buona parte degli intervistati dichiara di “giocare” sul tono della voce, e un’altra sui gesti, riporta Italpress. In ogni caso, gli adolescenti del sondaggio, nonostante il periodo particolarmente difficile come quello che stiamo vivendo, non vogliono rinunciare alla loro socialità. Anche se questo significa dover indossare la mascherina e parlarsi a distanza.