È possibile personalizzare le cassette postali?

Le cassette postali non svolgono più un ruolo esclusivamente pratico: esse infatti, non sono più utili esclusivamente per ricevere la corrispondenza e tenerla al sicuro in nostra assenza fino al momento in cui la ritireremo, ma nel corso degli anni hanno acquisito anche un altro scopo non indifferente.

Oggi infatti le cassette postali condominiali rappresentano un importante elemento d’arredo esterno in grado di comunicare a chi le osserva tutta l’eleganza e la ricercatezza che gli abitanti di quell’edificio hanno deciso di adottare.

Parliamo dunque di un importante strumento in grado non soltanto di svolgere una funzione pratica, ma anche di comunicare qualcosa di noi agli altri, lasciando loro percepire una chiara sensazione di cura e raffinatezza.

Le cassette postali personalizzate

Proprio in conseguenza del fatto che la componente estetica sia diventata così importante, oggi sono sempre più i condomini che richiedono la realizzazione di cassette della posta personalizzate che possono venire incontro alle particolari esigenze del condominio (ad esempio cassette che possono ospitare anche pacchetti oltre che la corrispondenza, oppure i depliant pubblicitari più grandi) anche dal punto di vista dell’immagine.

Il mercato offre chiaramente soluzioni di questo tipo, ed è possibile pensare a cassette della posta personalizzate che presentano esattamente la forma, il colore, le dimensioni ed il tipo di installazione richiesto dal cliente. Ciò vale sia per le cassette da interni che per quelle poste sulla pubblica via, le quali sono tipicamente interessate dalle intemperie o dai tentativi di scasso e devono per questo essere anche particolarmente robuste e resistenti.

La resistenza dell’alluminio

Da questo punto di vista l’alluminio è un materiale assolutamente in grado di garantire il massimo della robustezza della resistenza: i modelli realizzati al 100% in alluminio hanno infatti una elevata resistenza all’ossidazione e sono sufficientemente robusti per resistere ai tentativi di scasso e di prelievo da parte di malintenzionati.

È possibile inoltre scegliere tra diverse decine di colori differenti quello che maggiormente si adatta al tipo di contesto in cui la nuova cassetta della posta andrà inserita, con la possibilità di avere anche tinte lucide e opache. È possibile anche far inserire delle decorazioni a piacere per una personalizzazione che sarà veramente completa.

Questa soluzione è veramente il massimo per migliorare l’estetica dell’ingresso del condominio, ma possono usufruirne allo stesso modo uffici, aziende e attività commerciali di ogni tipo che possono anche pensare di inserire una ulteriore personalizzazione quale il proprio logo ad esempio, per conferire un aspetto ancora più curato e identificativo della propria attività.

Una necessità dettata dalle nuove abitudini d’acquisto

Quella della casella di posta personalizzata e una opzione sempre più richiesta al giorno d’oggi, considerando anche che le nostre abitudini d’acquisto sono cambiate nel corso degli anni e di conseguenza siamo tutti molto più propensi a fare online  almeno una parte del nostro shopping.

Da qui nasce ad esempio la necessità di avere cassette postali più ampie e spaziose in grado di poter contenere anche i pacchetti che acquistiamo online, evitando dunque che il portalettere sia costretto a poggiarli per terra. In questo caso infatti, eventuali malintenzionati o persone di passaggio potrebbero sottrarre furtivamente il nostro pacchetto o semplicemente leggere i nostri dati personali scritti sulla confezione, andando così a violare la nostra privacy.

Ecco il motivo per il quale le cassette postali personalizzate riscuotono oggi un interesse crescente da parte degli utenti, e le tantissime possibilità di personalizzazione oggi esistenti consentono effettivamente a tutti di poter individuare la soluzione perfetta per risolvere esigenze specifiche e particolari.

Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

Le tante trasmissioni di cucina in TV hanno insegnato che il caffè può essere un ingrediente inedito, ma sicuramente d’effetto, per esaltare il sapore di molti piatti. In effetti il caffè, se sapientemente dosato e utilizzato, è in grado di far risaltare gli aromi di molte ricette, senza per questo rilasciare il suo tipico sapore. Addirittura, il caffè può essere anche conservato e surgelato per poi usarlo per preparare delle ottime salse. Un’altra ottima notizia, specie per chi non va sempre d’accordo con la caffeina, è che durante la cottura il caffè perde la gran parte delle sue proprietà stimolanti. L’unica avvertenza, ovviamente, è quella di scegliere la tipologia di caffè giusta a seconda del piatto che si vuole realizzare: le miscele più delicate, come l’Arabica, vanno benissimo per creare numerosi dessert, dolci, torte, ma anche per i primi piatti. Gli aromi più decisi e più speziati, invece, sono consigliati per preparare piatti a base di carne, dal maiale alla selvaggina, ma la combinazione funziona bene pure con i menù di pesce. Per creare dei manicaretti deliziosi va benissimo anche il caffè preparato con le comode cialde di uso domestico: anche in questo caso, però, conviene scegliere il meglio in termini di qualità, come i prodotti che si possono ordinare sul sito di Cialdamia.

Carni marinate, carni più saporite

Qualche goccia di caffè può essere l’ingrediente “segreto” per preparare marinature gustosissime, ideali per diversi tipi di carne, maiale, vitello, costate. La marinatura – ad esempio a base di senape, limone, zucchero e un pizzico di caffè – può risultare la combinazione perfetta per marinare la carne da grigliare. Spesso, poi, il caffè viene utilizzato per aggiungere un pizzico di sprint alle salse che accompagnano la carne cotta: il top è con carni leggermente grasse, come quella del maiale.

Pesce, abbinamento a sorpresa

Anche se di primo acchito potrebbe sembrare un azzardo, il caffè e il pesce vanno decisamente d’accordo. Il sapore pieno del primo è in grado di esaltare quello delicato del secondo. Ad esempio, prodotti come il tonno e il salmone regalano piacevoli sorprese, in termini di gusto, dopo un’attenta marinatura a base di caffè ed altri aromi “forti”, come l’anice stellato o il peperoncino. Provare per credere.Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

 

Legumi e altre verdure

Chi l’avrebbe mai detto che il caffè si sposasse così bene con i legumi? Ad esempio, una punta di caffè regala sapori inaspettati alla zuppe di verdure. E funziona benissimo con i fagioli se cucinati in un intingolo a base di pancetta, cipolla, aglio, vino rosso e, appunto, un cucchiaino di caffè.

Per concludere, dolci e dessert

In questo ambito entriamo nel solco della tradizione. Sono tantissimi i celebri dessert a base di caffè, dai gelati a uno dei capisaldi dell’arte dolciaria italiana come il tiramisù. Però il caffè può essere abbinato anche ad altre spezie – come la noce moscata, i chiodi di garofano o lo zenzero – per dare un gusto ardito a mousse e dolci al cucchiaio. Mentre tra i frutti si sposa benissimo con i mirtilli. Buon appetito.

 

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La tua nuova cucina… da Pedrazzini Arreda

La cucina rappresenta sicuramente uno degli spazi più complessi degli ambienti in cui viviamo, dato che al suo interno vengono svolte la maggior parte delle attività che si susseguono nel corso della giornata. È qui che riceviamo gli amici per un caffè, è qui che ospitiamo amici e parenti per una cena gustosa, è qui che nasce la sperimentazione di piatti e pietanze sempre nuove. Proprio perché si tratta di un ambiente assolutamente vissuto nel corso della giornata, è bene che sia il più confortevole e ospitale possibile senza dimenticare l’aspetto funzionale: una cucina deve innanzitutto essere pratica da utilizzare, ed il più possibile personalizzata affinché chi la utilizza nella quotidianità possa completamente sentirsi a proprio agio. Per rinnovare la tua cucina, la scelta migliore che tu possa fare è Pedrazzini Arreda, che da oltre 60 anni progetta, realizza e commercializza bellissime cucine a Milano, interamente personalizzabili per andare incontro ai tuoi gusti o esigenze.

Questa importante azienda potrà occuparsi anche del ritiro e dello smaltimento  della tua vecchia cucina, per far spazio a quella nuova. Ogni soluzione è inoltre interamente personalizzabile, per far si che la tua nuova cucina possa veramente rappresentarti e farti sentire perfettamente a tuo agio. Gli abilissimi interior designer potranno anche mostrarti un’anteprima assolutamente reale di quella che sarà la tua nuova cucina all’interno di casa tua grazie a sofisticati programmi di elaborazione tridimensionale. Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, il che è per te ulteriore garanzia di qualità e affidabilità. Sarai seguito in tutte le fasi del processo di evoluzione della tua nuova cucina, dalle fasi di progetto a quelle di messa in opera per mezzo degli abili montatori e falegnami che si occuperanno dell’installazione. Per qualsiasi tipo di informazione puoi contattare il recapito telefonico 0298491249 o recarti direttamente presso lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese (MI).

I business traveller italiani vogliono tornare a viaggiare, ma con flessibilità

Per i business traveller italiani sono stati mesi di stop forzato alle abituali attività, ma ora che con i vaccini le cose vanno meglio sotto il profilo pandemico, è tornato il momento di viaggiare di nuovo. Ma i diretti interessati vogliono farlo? E se sì, a quale condizioni? A queste e ad altre domande ha risposto SAP Concur con la ricerca “Global Business Traveller and Travel Manager Survey 2021” commissionata tra aprile e maggio 2021 con l’obiettivo di mettere in evidenza l’entusiasmo dei viaggiatori d’affari italiani e globali nel rimettersi in viaggio. La survey indica inoltre le azioni già adottate dalle aziende e quelle ancora da compiere per garantire una ripresa redditizia e responsabile del business travel, in grado anche di soddisfare le esigenze dei dipendenti e poter così trattenere i migliori talenti.

Pronti a ripartire

In base ai dati raccolti, si scopre che i business traveller italiani sono pronti a ripartire: infatti, il 95% di loro è disposto a viaggiare per lavoro per il prossimo anno e oltre la metà (il 52%) si dichiara molto desiderosa. Al contempo, il 78% dei viaggiatori d’affari italiani teme che la ridotta possibilità di viaggiare nei prossimi 12 mesi possa danneggiarli personalmente e professionalmente. Le principali preoccupazioni includono difficoltà nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni commerciali (45%), minori guadagni (39%) e mancato avanzamento di carriera (27%). Sono inoltre preoccupati del fatto che la riduzione dei viaggi d’affari abbia portato la loro azienda a firmare un numero minore di nuovi accordi (39%), a rinnovare meno contratti (35%) e a rimanere indietro rispetto alla concorrenza (31%).

Alle proprie condizioni

Un altro aspetto che emerge con forza, specie nel campione italiano, è che i business traveller vogliono dettare le condizioni quando si tratta di spostarsi per lavoro. L’81% dei viaggiatori d’affari italiani (percentuale più alta tra tutti i mercati intervistati, che si riduce al 68% a livello globale) dichiara apertamente di voler tornare a viaggiare per lavoro ma alle proprie condizioni: in particolare, desidera avere maggiore controllo sull’itinerario con la flessibilità come fattore determinante per più di 2 viaggiatori su 3 (il 69%). Ma non solo: il 37% del campione  considera essenziale la scelta delle proprie sistemazioni preferite, così come la possibilità di prenotare i propri viaggi direttamente attraverso i siti web dei fornitori, come compagnie aeree o hotel (36%). A parte gli obiettivi aziendali, il desiderio di poter rimettersi in viaggio è motivato anche dalla possibilità di vedere posti nuovi (61%), prendersi una pausa dalla vita quotidiana (53%) e stabilire legami personali con clienti e colleghi (52%).    

Nei primi sei mesi del 2021 i fallimenti sono sotto i valori pre-Covid

Il numero delle imprese costrette a portare i libri in tribunale per chiudere l’attività nei primi sei mesi del 2021 resta contenuto, e al disotto dei valori del periodo precedente la pandemia. Lo attestano i dati elaborati da Unioncamere – InfoCamere, tratti dal Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, secondo cui nel periodo considerato sono state ‘solo’ 4.667 le imprese che hanno avviato una procedura fallimentare, contro le 5.380 del corrispondente periodo del 2019, ovvero, prima dell’irrompere dell’emergenza Covid. 

Il tasso di fallimento delle imprese italiane si attesta al valore di 0,76 

Secondo quanto risulta dall’indagine condotta da Unioncamere e InfoCamere, a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio sulle aperture di procedure fallimentari nei primi sei mesi degli ultimi tre anni, ‘nel mezzo’ si colloca il dato delle 2.924 dichiarazioni di fallimento presentate dei primi sei mesi del 2020. Questo dato tuttavia è caratterizzato dall’imposizione del lockdown e dal prolungato stop alle attività dei tribunali.
Il tasso di fallimento delle imprese italiane, emerso dal numero di procedure fallimentari aperte ogni mille imprese registrate, si attesta dunque al valore di 0,76. 

Tra le regioni più grandi solo la Sicilia segna un incremento rispetto al 2019 

Prendendo come riferimento il primo semestre del 2019, ovvero l’ultimo non affetto dalle conseguenze legate all’emergenza sanitaria, il bilancio della prima metà del 2021 mostra per quasi tutte le regioni valori in diminuzione, per una media nazionale che si attesta al -13,3%. Fanno eccezione alcune tra le regioni più piccole, come la Basilicata (+53,6%) e il Molise (+41,7%), dove però bastano pochi casi in più per determinare forti variazioni relative. Tra le regioni più grandi, a far segnare un incremento rispetto a due anni fa si segnala la sola Sicilia (+1,4%).

La dinamica attenuata si distribuisce in modo anche tra i settori di attività

L’unica regione, che pur in forte riduzione rispetto ai primi sei mesi del 2019 (-16,1%), si colloca sopra la soglia dell’uno per mille nel tasso di fallimento è la Lombardia. La dinamica attenuata dei fallimenti si distribuisce inoltre in modo diffuso anche tra i settori di attività delle imprese.  A mostrare un’accelerazione rispetto al primo semestre 2019 sono la fornitura di energia (+60%), il settore della sanità e assistenza (+21,6%), il trasporto e magazzinaggio (+19%), l’istruzione (+13.3%) e le attività assicurative e finanziarie (+3,2%).

Vacanze in Italia e in appartamento: secondo i dati Revolut il distanziamento “decide”

Il distanziamento sociale trasforma le vacanze degli italiani, modificandone in modo significativo le preferenze. Lo dimostrano i dati raccolti da Revolut, la app finanziaria globale con 16 milioni di clienti in tutto il mondo, che ha analizzato le spese degli italiani nel periodo giugno-agosto 2021. Lo studio tiene conto delle scelte degli oltre 650.000 clienti Revolut presenti nel nostro Paese.

Dove e come

La maggior parte degli utenti Revolut italiani è rimasta all’interno dei confini nazionali. Rispetto alla scorsa estate, però, i dati sui pagamenti mostrano che grazie all’allentamento delle restrizioni e al numero crescente di persone vaccinate, i nostri connazionali hanno ricominciato a frequentare le tradizionali destinazioni estive. Per quanto riguarda l’estero, la meta straniera preferita 2021 torna a essere la Spagna, già favorita nel 2019, dopo gli Stati Uniti. Nel 2020, invece, la prima e la seconda posizione era andata a Regno Unito e Francia. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, ancora una bassa percentuale di persone sceglie di viaggiare in aereo e treno, rispetto al 2019. La spesa per i voli in questi mesi estivi si attesta infatti allo stesso livello del 2020: 183 euro a persona e il 29% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Guardando ai treni, il calo è leggermente più contenuto ma comunque considerevole, con una spesa di 61 euro a persona e il 21% inferiore rispetto al 2019.
Le regole del distanziamento “comandano” anche in termini di sistemazione. La spesa per gli appartamenti è infatti aumentata del 34% rispetto al 2019, a 425 euro a persona. L’aumento della spesa per gli hotel, invece, è solo del 2%, con 256 euro a persona spesi nell’estate 2021.

Spesa all’estero in crescita, ma il 2019 è lontano

La quota di denaro spesa all’estero è in crescita rispetto allo scorso anno, ma non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemia. Infatti, solo il 26% della spesa è avvenuta all’estero, leggermente in crescita rispetto al 2021 quando era il 20% del totale, ma ancora lontana dai livelli del 2019, quando la metà della spesa avveniva fuori dai confini nazionali.
Anche l’importo totale speso con carta, in media, dalla singola persona all’estero ha visto una progressiva diminuzione nelle ultime estati. Gli italiani hanno speso 475 euro nel 2019, 396 euro nel 2020 e solo 362 euro nel 2021. Al contrario, la spesa presso gli esercenti italiani è passata da 359 euro del 2019 a 428 euro nel 2020 e 468 euro nel 2021.

Food&Grocery, gli acquisti si spostano online: l’ecommerce del settore vale 4 miliardi di euro

Di necessità virtù e poi per piacere: potrebbe essere questa la “parabola” degli italiani nei confronti degli acquisti della categoria Food&Grocery. Inizialmente obbligati a comprare on line i beni di prima necessità, come gli alimentari, a causa della pandemia, ora i nostri connazionali sembrano aver scoperto la comodità e la facilità di questa pratica. Tanto che nel 2021 (dopo un incredibile 2020 che ha visto un aumento del comparto pari al +84%), le vendite online del settore raggiungeranno i 4 miliardi di euro (+38% rispetto all’anno recedente) grazie soprattutto alle performance della componente Alimentare (+40%). Sono alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, presentato durante il convegno “Food&Grocery: la pandemia rallenta, l’eCommerce cresce!”

Un’esperienza a 360 gradi

“Comprare online cibo è sinonimo di scelta, qualità, servizio ma anche divertimento. Le esperienze, spesso forzate, di acquisto tramite i canali digitali sperimentate nel 2020 dagli italiani sono diventate nel 2021 una scelta consapevole, dettata da un’offerta online sempre più ricca, semplice e appagante. Ne è la prova l’incremento di 8 punti percentuali dal 2020 al 2021 degli italiani che dichiarano di aver vissuto delle esperienze di acquisto di prodotti alimentari totalmente legate a touchpoint digitali. Questo fermento della domanda si riflette in un momento di profonda trasformazione per gli operatori del settore: quali siano i modelli di business vincenti è ancora una domanda aperta, ma certamente la competizione oggi è legata ai temi dell’integrazione tra canali, della velocità e qualità dei servizi offerti, nonché delle politiche di sostenibilità” ha affermato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm ed Executive Board Member di Ecommerce Europe.

Nuove abitudini acquisite

Questo atteggiamento da parte degli italiani non sembra certo destinato a cambiare, anche se attualmente la situazione sanitaria appare meno difficile di un anno fa. “Le restrizioni legate alla pandemia, di fatto, hanno favorito un processo di sviluppo dell’eCommerce B2c nel Food&Grocery. Da un lato l’offerta (supermercati, gastronomie, ristoranti), per compensare il calo di fatturato dei negozi, ha attivato investimenti in tecnologia e in potenziamento dei servizi per assicurare un canale di vendita (e di comunicazione) con i propri clienti; dall’altro lato la domanda (i consumatori), superata la reticenza iniziale, si è affidata all’eCommerce con sempre maggior naturalezza per la spesa quotidiana. L’accelerazione del comparto, seppur trovi le sue radici nello scoppio della pandemia, non diminuisce in concomitanza dell’allentamento delle restrizioni: sono state gettate le basi per una crescita “certa” e sostenibile dell’Alimentare online in Italia” sostiene il rapporto. Insomma, indietro non si torna: e la spesa si fa, sempre più, online.

Lo smartphone è contagioso, e provoca… imitazione

Si dice che la risata è contagiosa, e a quanto pare lo è anche lo smartphone. Guardare gli altri che guardano lo schermo dello smartphone è infatti altamente ‘contagioso’, e rientra nei cosiddetti fenomeni di mimica spontanea, un po’ come ridere se anche altri ridono, oppure sbadigliare quando vediamo sbadigliare qualcuno. Nel caso del telefonino l’imitazione del comportamento altrui si manifesta entro 30 secondi, al di là delle differenze di genere, età o livello di familiarità delle persone, che siano estranei, conoscenti, amici o parenti.
Lo ha rivelato uno studio condotto da un team di ricercatori dell’università di Pisa, e pubblicato sul Journal of Ethology.

Traghettati verso una realtà completamente virtuale

“La mimica spontanea come il contagio della risata o dello sbadiglio, è un fenomeno biologico che accresce la familiarità tra i soggetti avendo un ruolo nello sviluppo delle relazioni sociali – ha spiegato Veronica Maglieri dottoranda dell’ateneo pisano -. Ma in questo caso, sembra produrre un risultato opposto, poiché attivando la nostra necessità di usare il cellulare anche quando siamo in compagnia, ci allontaniamo dalla realtà che stiamo vivendo e veniamo traghettati verso una realtà completamente virtuale, anche se siamo circondati da persone fisiche”.

Un approccio etologico allo studio sull’uso del cellulare

Si tratta della prima ricerca che applica un approccio etologico all’uso dei telefonini. Per realizzare lo studio, spiega una nota, i ricercatori hanno osservato gruppi di persone ignare della ricerca controllando il loro comportamento dopo essere stati esposti a due diversi stimoli. Nel primo caso gli sperimentatori hanno preso il loro smartphone e lo hanno manipolato per almeno cinque secondi guardando direttamente lo schermo illuminato. Nell’altro caso hanno eseguito esattamente le stesse azioni fatta eccezione per lo sguardo, che non è stato diretto verso lo schermo illuminato, ma altrove, spostando quindi l’attenzione dallo schermo, riporta una notizia Ansa.

L’impulso a imitare si manifesta entro 30 secondi

Il risultato dello studio, ha spiegato l’ateneo pisano in una nota, “è stato che nel primo caso, con un’altissima frequenza, le persone prendevano i loro smartphone e si mettevano a guardarli entro 30 secondi, mentre la mera manipolazione del telefonino non è sufficiente a evocare un fenomeno di mimica spontanea”. Secondo i ricercatori la molla che fa scattare il contagio è dunque l’attenzione.
In pratica, la “dipendenza” dallo schermo del telefonino si propaga anche a chi è nelle vicinanze. Un aspetto, questo, su cui forse sarebbe necessaria un’ulteriore riflessione.

Google Chrome, addio ai cookie di terze parti nel 2023

Entro la fine del 2023 Google Chrome potrebbe eliminare i cookie di terze parti. L’iniziativa, lanciata nel 2019, punta a sviluppare soluzioni collaborative e open source che proteggano la privacy degli utenti senza danneggiare imprese e sviluppatori che poggiano su pubblicità e offerta di contenuti gratuiti. L’obiettivo è ottenere tecnologie principali “pronte per la distribuzione entro la fine del 2022, affinché la comunità degli sviluppatori possa iniziare ad adottarle”, spiega Google. In seguito si passerebbe a “eliminare gradualmente i cookie di terze parti nell’arco di un periodo di tre mesi, cominciando verso metà del 2023 e fino alla fine dell’anno”.
I tempi non sono brevissimi, perché l’obiettivo “richiede un progresso condiviso e un ritmo responsabile”.

Conciliare interessi contrapposti

Privacy Sandbox, il sistema di profilazione di Google, sta infatti cercando un punto di equilibrio tra la protezione della privacy e i modelli di business che vivono di pubblicità anche grazie ai cookie. Si tratta di conciliare interessi avvertiti spesso come contrapposti, attraverso il coinvolgimento di sviluppatori, editori e autorità di regolamentazione. I tempi, quindi, si allungano sia per ragioni tecniche sia per l’esigenza di mediare. Google è però convinta che il progetto sarà “un vantaggio per tutti”. Trovare soluzioni alternative permetterebbe di mitigare le perdite provocate dagli ad-blocker, ricalibrare le metriche che decretano il successo di una campagna e scoraggiare la sostituzione dei cookie con “altre forme di tracciamento individuale” ancora più invasive, come il fingerprinting.

“Pezzetti” di codice che riconoscono l’utente fornendo pubblicità su misura

Un cookie è il messaggio che compare quando entriamo su un sito, spesso approvando senza pensarci troppo. Delegare la scelta all’utente è una tutela in più, ma non ha certo limitato il potere di tracciamento. I cookie sono infatti “pezzetti” di codice che riconoscono l’utente, fornendogli una navigazione personalizzata e pubblicità su misura. Grazie alle soluzioni di Privacy Sandbox, i cookie non saranno eliminati del tutto, ma solo quelli di terze parti, che raccolgono dati e personalizzano gli annunci durante la navigazione su pagine web diverse. Resteranno invece attivi i “cookie originali” (di prima parte), creati da un sito che personalizzano l’esperienza solo su quel sito. La differenza è notevole, perché i cookie di terze parti possono ricreare un profilo molto più dettagliato.

Un rigoroso processo di sviluppo pubblico in più fasi

D’altronde, Chrome permette già di bloccare i cookie tramite le impostazioni, riporta Agi. Basta aprire il browser da computer, cliccare su Impostazioni e nella sezione Privacy e sicurezza selezionare Cookie e altri dati dei siti scegliendo l’opzione Blocca cookie di terze parti. Da qui al 2023, Privacy Sandbox seguirà “un rigoroso processo di sviluppo pubblico in più fasi”, di cui la prima discuterà le tecnologie e i relativi prototipi in diversi forum, a cui seguirà una fase di test. Una volta completato il processo di sviluppo, si passerà alla fase di adozione e all’eliminazione graduale dei cookie di terze parti.

Le mascherine “complicano” la lettura delle emozioni da parte dei bambini

Le mascherine hanno accompagnato la nostra vita nell’ultimo anno e più, aiutandoci a combattere il Covid. Ma l’obbligo di indossarle ha comportato una serie di conseguenze. Le ha studiate, tra gli altri, il team di ricerca guidato da Monica Gori, U-Vip (Unit for Visually Impaired People) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che ha recentemente pubblicato su “Frontiers in Psychology” uno studio che misura l’effetto di questi dispositivi sui più piccoli.  In base a questa ricerca, i bambini dai 3 ai 5 anni hanno problemi a riconoscere le emozioni di persone che indossano mascherine chirurgiche, un effetto collaterale che potrebbe influenzare il corretto sviluppo delle capacità di interazione sociale. 

Mascherine e bambini, attenzione ai pro e contro

Come spiega l’IIT, un documento redatto dall’OMS e dall’UNICEF fornisce una guida ai decisori e alle autorità in contesti pubblici e professionali sull’uso delle maschere per bambini nel contesto della pandemia Covid-19, scoraggiando l’esposizione all’uso di maschere quando si ha a che fare con bambini fino a cinque anni. Inoltre, anche per bambini di età più avanzata, l’OMS consiglia di valutare attentamente i vantaggi contro i potenziali danni che comprendono problemi sociali, psicologici, di comunicazione e di apprendimento. 

Dai 3 ai 5 anni, emozioni riconosciute solo nel 40%

I ricercatori IIT hanno preparato un questionario contenente immagini di persone con e senza mascherina e somministrato mediante computer, tablet o smartphone a 119 soggetti di cui 31 bambini tra i 3 e i 5 anni, 49 bambini tra i 6 e gli 8 anni e 39 adulti tra i 18 e i 30 anni. I soggetti, in autonomia o con l’assistenza dei genitori nel caso dei più piccoli, dovevano riconoscere le espressioni dei volti, con e senza mascherina chirurgica, che esprimevano diverse emozioni quali allegria, tristezza, paura e rabbia. I risultati hanno dimostrato come i bambini tra i 3 e i 5 anni siano in grado di riconoscere le espressioni facciali che esprimono felicità e tristezza se coperte dalla mascherina solo il 40% delle volte. Le percentuali salgono se si considerano le altre fasce di età: tra i 6 e gli 8 anni (55-65%) e tra gli adulti (70-80%). 
“L’esperimento è stato condotto nelle primissime fasi della pandemia nel 2020, le mascherine allora erano ancora una novità per tutti. Speriamo che oggi i bambini siano riusciti ad adattarsi – ha detto Monica Gori -. Il cervello dei bambini è dotato di grande plasticità e stiamo eseguendo in questi giorni i test per verificare se la comprensione delle emozioni nei bambini sia aumentata o meno” ha concluso la ricercatrice. 

Italia al terzo posto tra i Paesi più colpiti dai malware

Nel 20121, il secondo anno segnato dalla crisi Covid-10, l’Italia occupa le prime posizioni della classifica mondiale dei Paesi maggiormente presi di mira dai malware, e sale al terzo posto tra i Paesi più colpiti, “guadagnando terreno” proprio in questi ultimi mesi dell’anno. A gennaio 2021, infatti, l’Italia era il quinto Paese più colpito, a febbraio e marzo il quarto, mentre ad aprile sale sul terzo gradino del podio di questa speciale classifica. Insomma, il nostro Paese è la terza nazione più afflitta dal fenomeno malware, un risultato per nulla confortante, considerando la rapida ascesa sul podio.

Ad aprile 2021 Italia colpita da 4.908.522 attacchi

I dati emergono dall’ultimo report condotto da Trend Micro Research, la divisione di Trend Micro, l’azienda globale di cybersecurity specializzata in ricerca & sviluppo e lotta al cybercrime. Più in particolare, secondo Trend Micro Research, nel mese di aprile 2021 i malware che hanno colpito l’Italia sono stati esattamente 4.908.522, per fortuna un numero decisamente lontano da quello espresso dalle due nazioni che ci precedono. La top five dei Paesi più attaccati è infatti guidata dagli Stati Uniti, con 31.056.221 attacchi di malware, seguita dal Giappone, al secondo posto, con 30.363.541 attacchi. Dopo la terza posizione italiana si piazzano a poca distanza l’India, con 4.411.584 malware, e l’Australia, con 4.387.315.

DOWNAD e COINMINER, le famiglie più rilevate 

La famiglia di malware più rilevata in Italia nel mese di aprile da Trend Micro Research, sia in generale sia a livello business, è stata quella denominata DOWNAD, mentre i consumatori sono stati colpiti maggiormente dal tipo COINMINER, una famiglia di malware specializzata nel nascondersi all’interno del sistema per sfruttare le risorse computazionali al fine di produrre criptovaluta. 

L’80% delle minacce arriva via e-mail

I dati del report sono frutto delle analisi della Smart Protection Network, la rete di intelligence globale di Trend Micro che individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber. L’obiettivo della Smart Protection Network è quello di riuscire a bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. La Smart Protection Network è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce all’anno. Ad aprile 2021 la Smart Protection Network di Trend Micro ha gestito 435 miliardi di query, e fermato 7,3 miliardi di minacce, di cui circa l’80% arrivava via e-mail.

A maggio 2021 accelera la ripresa per le imprese dell’area euro

Nel mese di maggio le imprese dell’area euro rafforzano l’attività e l’indice Pmi, il Purchasing managers index, arriva a sfiorare quota 60 punti, sui massimi da 3 anni, e il flusso di ordini in entrata è ai massimi in 15 anni. Si tratta di un dato evidenziato dalla società di ricerche Ish Markit, che elabora l’indice Pmi per il quale 50 punti rappresentano la soglia di ‘neutralità’, oltre i 50 rappresenta la crescita e sotto i 50 la recessione. Secondo Ish Markit a maggio questo indicatore, sull’insieme di industria e servizi dell’area euro, dai 53,8 di aprile è salito infatti a 56,9 punti, il punteggio massimo da 39 mesi.

Migliora il terziario, il manifatturiero rimane quasi invariato a 62,8 punti

Sempre secondo la società di ricerche a migliorare decisamente è anche il settore terziario, con il relativo indice Pmi passato a maggio a 55,1 punti rispetto i 50,5 del mese precedente, mentre il manifatturiero nei due mesi è rimasto quasi invariato a 62,8 punti. L’ottimismo per i prossimi 12 mesi continua a segnare nuovi record, ma anche gli indicatori dei prezzi aumentano, rileva Ish Markit, toccando il massimo storico nel manifatturiero, poiché la domanda continua a superare l’offerta per molti prodotti e servizi.

La domanda per beni e servizi cresce al tasso più alto in 15 anni

“Con la riapertura dell’eurozona a seguito dell’allentamento delle restrizioni anti Covid-19, la domanda per beni e servizi all’interno della regione è cresciuta al tasso più alto in 15 anni – afferma il capo economista di Ish Markit, Chris Williamson -. Le misure di contenimento del virus sono diminuite al livello più basso dallo scorso ottobre, facilitando quindi il miglioramento. La crescita sarebbe stata ancora più forte se non fosse stato per i ritardi record nella catena di distribuzione e per le difficoltà nel riattivare velocemente l’attività delle aziende al fine di soddisfare la domanda, specialmente nel riavvio delle assunzioni”.

Il divario tra offerta e domanda aggiunge pressione sui prezzi dei beni

Secondo Williamson lo squilibrio tra offerta e domanda ha aggiunto però ulteriori pressioni sui prezzi, riferisce Askanews. “La durata di queste pressioni inflazionistiche dipenderà da quanto velocemente l’offerta si allineerà con la domanda – puntualizza Chris Williamson -. Al momento però il divario sta peggiorando, causando la più forte pressione dei prezzi sui beni mai registrata dall’indagine, e l’aumento delle tariffe per i servizi”.