Il tuo shopping online su Goonix.it

Hai mai pensato che esistono siti che ti consentono di portare a casa i tuoi prodotti preferiti spendendo meno di quel che pensi e comunque meno di quel che spendi di solito per prodotti dello stesso tipo? Hai presente quanto costa quel televisore che desideri da tempo o quel frigorifero così moderno che ti piacerebbe portare a casa  e sostituire quello che hai attualmente? Per non parlare di quel forno a microonde così piccolo ed efficiente che ti consentirebbe di riscaldare i cibi in pochi secondi. Ebbene tutti questi prodotti sono disponibili su goonix.it a prezzi veramente interessanti. Questo importante sito e-Commerce presenta infatti una vasta scelta di prodotti di ogni tipo: dalle offerte elettrodomestici sino ai prodotti per i più giovani ai prezzi più bassi del web, ti basta effettuare una veloce navigazione sul sito e sfogliare le categorie merceologiche presenti per capire quanto siano convenienti le offerte di Goonix.

A queste si aggiunge anche la convenienza della spedizione gratuita su tantissimi prodotti. Inoltre i tuoi acquisti su goonix.it sono sempre sicuri, infatti puoi usufruire del servizio di assistenza post-vendita sempre disponibile nell’aiutarti nel caso in cui il prodotto che hai acquistato non dovesse soddisfare le tue aspettative o se per qualsiasi ragione dovesse essere difettato o presentare una anomalia. Inoltre qui hai anche la possibilità di estendere fino a 3 anni la garanzia di base prevista dalla fabbrica, tutelando così il tuo acquisto nel corso degli anni. A disposizione hai inoltre una comoda chat dalla quale potrai contattare facilmente un operatore dal vivo e porre le tue domande circa i tuoi dubbi, perplessità o curiosità sui prodotti. La merce che acquisterai ti sarà consegnata nell’arco di 48 ore e potrai pagare con il metodo a te più comodo tra carta di credito, bonifico bancario o tutta la sicurezza di PayPal. 

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Valorizzare casa con i faretti da incasso

Grazie ai faretti da incasso è possibile ottenere interessati giochi di luce dall’impatto sicuramente di impatto per il visitatore. Questa creativa soluzione viene spesso adoperata nei controsoffitti per valorizzare corridoi o angoli poco illuminati. Installarli è davvero semplice e spesso sono necessari solo pochi minuti per completare questa operazione, con il vantaggio di riuscire ad illuminare ogni ambiente in maniera elegante, riuscendo così ad equilibrare la luce diffondendola omogeneamente all’intero di ogni ambiente di casa. I faretti da incasso che puoi trovare su lucefaidate.it sono disponibili in vari formati, materiali e dimensioni, e sono perfetti per tutti gli ambienti di casa nonché per mettere in risalto elementi quali scale o quadri cui teniamo in maniera particolare. È bene scegliere il faretto da acquistare anche tenendo in considerazione la potenza in relazione al tipo di ambiente nel quale lo si andrà a collocare, evitando così di sprecare del denaro acquistando dei faretti sovradimensionati per l’utilizzo che si intende farne.

È una soluzione che sempre più viene raccomandata dagli interior designer più famosi, grazie a quell’inconfondibile tocco di eleganza che consente di personalizzare al meglio ogni stanza nonché ogni tipo di ambiente si preferisca, sia esso interno o esterno. I faretti da incasso che trovi su lucefaidate.it sono disponibili sia in gesso che in cartongesso, e possono facilmente essere imbiancati o dipinti così da adattarsi perfettamente alla tipologia di ambiente nel quale si è deciso di installarli. La spedizione è gratuita per ordini superiori ad un importo di 49€ , ed il cliente può usufruire del diritto di recesso qualora la merce non lo soddisfi (il diritto di recesso va esercitato entro e non oltre i 14 giorni dal ricevimento della spedizione). È possibile infine pagare con tutta la comodità di Paypal o utilizzare una carta di credito se si preferisce, anche prepagata.

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Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

Le tante trasmissioni di cucina in TV hanno insegnato che il caffè può essere un ingrediente inedito, ma sicuramente d’effetto, per esaltare il sapore di molti piatti. In effetti il caffè, se sapientemente dosato e utilizzato, è in grado di far risaltare gli aromi di molte ricette, senza per questo rilasciare il suo tipico sapore. Addirittura, il caffè può essere anche conservato e surgelato per poi usarlo per preparare delle ottime salse. Un’altra ottima notizia, specie per chi non va sempre d’accordo con la caffeina, è che durante la cottura il caffè perde la gran parte delle sue proprietà stimolanti. L’unica avvertenza, ovviamente, è quella di scegliere la tipologia di caffè giusta a seconda del piatto che si vuole realizzare: le miscele più delicate, come l’Arabica, vanno benissimo per creare numerosi dessert, dolci, torte, ma anche per i primi piatti. Gli aromi più decisi e più speziati, invece, sono consigliati per preparare piatti a base di carne, dal maiale alla selvaggina, ma la combinazione funziona bene pure con i menù di pesce. Per creare dei manicaretti deliziosi va benissimo anche il caffè preparato con le comode cialde di uso domestico: anche in questo caso, però, conviene scegliere il meglio in termini di qualità, come i prodotti che si possono ordinare sul sito di Cialdamia.

Carni marinate, carni più saporite

Qualche goccia di caffè può essere l’ingrediente “segreto” per preparare marinature gustosissime, ideali per diversi tipi di carne, maiale, vitello, costate. La marinatura – ad esempio a base di senape, limone, zucchero e un pizzico di caffè – può risultare la combinazione perfetta per marinare la carne da grigliare. Spesso, poi, il caffè viene utilizzato per aggiungere un pizzico di sprint alle salse che accompagnano la carne cotta: il top è con carni leggermente grasse, come quella del maiale.

Pesce, abbinamento a sorpresa

Anche se di primo acchito potrebbe sembrare un azzardo, il caffè e il pesce vanno decisamente d’accordo. Il sapore pieno del primo è in grado di esaltare quello delicato del secondo. Ad esempio, prodotti come il tonno e il salmone regalano piacevoli sorprese, in termini di gusto, dopo un’attenta marinatura a base di caffè ed altri aromi “forti”, come l’anice stellato o il peperoncino. Provare per credere.Il caffè, l’ingrediente vincente per tante ricette

 

Legumi e altre verdure

Chi l’avrebbe mai detto che il caffè si sposasse così bene con i legumi? Ad esempio, una punta di caffè regala sapori inaspettati alla zuppe di verdure. E funziona benissimo con i fagioli se cucinati in un intingolo a base di pancetta, cipolla, aglio, vino rosso e, appunto, un cucchiaino di caffè.

Per concludere, dolci e dessert

In questo ambito entriamo nel solco della tradizione. Sono tantissimi i celebri dessert a base di caffè, dai gelati a uno dei capisaldi dell’arte dolciaria italiana come il tiramisù. Però il caffè può essere abbinato anche ad altre spezie – come la noce moscata, i chiodi di garofano o lo zenzero – per dare un gusto ardito a mousse e dolci al cucchiaio. Mentre tra i frutti si sposa benissimo con i mirtilli. Buon appetito.

 

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Posa di vetrine di grosse dimensioni

Sostituire la vetrina di un negozio è una operazione davvero delicata, che va svolta nella maniera più accurata e meticolosa possibile per evitare spiacevoli inconvenienti che possono essere causa di perdite economiche, oltre che di tempo. Ciò è da tenere in considerazione soprattutto per quelle vetrine particolarmente grandi e pesanti, che sono difficili da collocare senza l’ausilio di mezzi e strumenti adeguati. Da qui nasce dunque l’esigenza di individuare un partner in grado di portare a termine l’intera operazione di sostituzione della vetrina nella maniera più rapida e sicura possibile, consentendo così all’attività commerciale di poter riprendere rapidamente le quotidiane attività di lavoro. La risorsa sicura ed affidabile nella posa di vetrine per negozi è R&T, azienda con sede in provincia di Milano che da oltre 30 anni è presente nel settore ed ha raggiunto eccellenti livelli di affidabilità, rapidità e qualità del servizio. A questo link trovi una descrizione del loro servizio.

R&T è una solida realtà del settore, ed ha sviluppato nel corso degli anni diversi rapporti di collaborazione con note società italiane di contract grazie alla precisione degli interventi effettuati, in particolar modo per quel che riguarda interventi relativi a vetrine di grosse dimensioni (notoriamente più difficili da gestire e posizionare). Grazie all’ausilio di moderni mezzi adatti allo scopo (tra questi anche un’autogru con ventosa per vetrine che pesano fino a 500 kg e due piattaforme aeree che possono raggiungere i 9 mt d’altezza), R&T è in grado di garantire risultati perfetti a prescindere da quali siano le dimensioni ed il peso della vetrina in questione, garantendo sempre risultati eccellenti ma soprattutto rapidi, per poter tornare alle quotidiane attività di lavoro nel minore tempo possibile. Grande affidabilità, precisione e rapidità di esecuzione dunque, per questa azienda che è ormai un punto di riferimento in tutto il Nord Italia per quel che riguarda la posa di vetrine per negozi.

La tua nuova cucina… da Pedrazzini Arreda

La cucina rappresenta sicuramente uno degli spazi più complessi degli ambienti in cui viviamo, dato che al suo interno vengono svolte la maggior parte delle attività che si susseguono nel corso della giornata. È qui che riceviamo gli amici per un caffè, è qui che ospitiamo amici e parenti per una cena gustosa, è qui che nasce la sperimentazione di piatti e pietanze sempre nuove. Proprio perché si tratta di un ambiente assolutamente vissuto nel corso della giornata, è bene che sia il più confortevole e ospitale possibile senza dimenticare l’aspetto funzionale: una cucina deve innanzitutto essere pratica da utilizzare, ed il più possibile personalizzata affinché chi la utilizza nella quotidianità possa completamente sentirsi a proprio agio. Per rinnovare la tua cucina, la scelta migliore che tu possa fare è Pedrazzini Arreda, che da oltre 60 anni progetta, realizza e commercializza bellissime cucine a Milano, interamente personalizzabili per andare incontro ai tuoi gusti o esigenze.

Questa importante azienda potrà occuparsi anche del ritiro e dello smaltimento  della tua vecchia cucina, per far spazio a quella nuova. Ogni soluzione è inoltre interamente personalizzabile, per far si che la tua nuova cucina possa veramente rappresentarti e farti sentire perfettamente a tuo agio. Gli abilissimi interior designer potranno anche mostrarti un’anteprima assolutamente reale di quella che sarà la tua nuova cucina all’interno di casa tua grazie a sofisticati programmi di elaborazione tridimensionale. Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, il che è per te ulteriore garanzia di qualità e affidabilità. Sarai seguito in tutte le fasi del processo di evoluzione della tua nuova cucina, dalle fasi di progetto a quelle di messa in opera per mezzo degli abili montatori e falegnami che si occuperanno dell’installazione. Per qualsiasi tipo di informazione puoi contattare il recapito telefonico 0298491249 o recarti direttamente presso lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese (MI).

Diminuisce il gender gap nel settore tech, ma la strada è ancora lunga

Negli ultimi due anni, per il 49% delle donne italiane che operano nel settore tech il gender gap all’interno dell’azienda per cui lavorano risulta diminuito. La diffusione dello smart working ha avuto un effetto positivo, e il 45% delle italiane sostiene che l’uguaglianza di genere sia migliorata all’interno dei team lavorando da remoto. Si tratta di un passo positivo verso l’inclusività nel settore, ma i margini di miglioramento sono ancora tanti. Dal report Woman in Tech di Kaspersky emergono quindi segnali positivi circa la progressione dell’uguaglianza di genere, tanto per il 71% delle donne italiane intervistate la propria opinione viene rispettata fin dal primo giorno di lavoro.

Il 31% lamenta la mancanza di quote rosa nell’industria tecnologica

Sempre secondo l’indagine, il 71% delle donne attive nel settore tech dichiara che nel momento in cui ha sottoposto la propria candidatura per il primo ruolo nel settore le variabili che hanno inciso maggiormente sull’assunzione includevano solo competenze ed esperienza. Nonostante un miglioramento a livello globale in merito alla rappresentanza di genere, in Italia il 31% delle donne afferma però che la mancanza di quote rosa nell’industria tecnologica non le invoglia ad avvicinarsi al settore. Anche se queste percentuali possono sembrare basse sottolineano il divario tra l’attuale miglioramento e il raggiungimento della totale uguaglianza. Infatti, il 40% delle donne sostiene che la carriera degli uomini nel settore tecnologico progredisce più velocemente. E il 37% afferma che la riduzione del gender gap favorirebbe la loro carriera.

I diversi Paesi progrediscono a ritmi diversi

L’indagine di Kaspersky mostra come i diversi Paesi stiano progredendo a ritmi diversi. In Europa, ad esempio, l’equilibrio tra i generi sembra essere addirittura peggiorato negli ultimi due anni, mentre in Nord America il passaggio all’home working lo ha migliorato. In America Latina, invece, l’istruzione sta guidando l’empowerment tra le giovani donne nel tech, e nell’Asia Pacifica le donne spesso intraprendono carriere di successo.

L’industria tecnologica è istituzionalmente misogina

Molte aziende in tutto il mondo stanno iniziando a introdurre quote rosa che garantiscano una rappresentanza più equa nella forza lavoro. Tuttavia, le quote non sono l’unico modo per ottenere dei miglioramenti.

“Esiste un famoso detto che dice: ‘non si può essere ciò che non si può vedere’ – commenta la dottoressa Ronda Zelezny, co-fondatrice e direttrice di Panoply Digital e membro di Ada’s List -. Negli ultimi anni ci sono stati sempre più appelli volti ad aumentare il numero di donne nel settore IT, ma questo è un modo relativamente rapido per affrontare il problema. La verità è che l’industria tecnologica ha dimostrato di essere istituzionalmente misogina. Questo vuol dire che le quote sono insufficienti per affrontare lo squilibrio di genere o per aiutare la progressione delle donne in ruoli IT di alto livello”.

L’impatto del Covid sul paniere Istat: nel 2021 entrano gel e mascherine

Il Covid cambia il paniere Istat, e nell’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo quest’anno fanno il loro ingresso anche le mascherine chirurgiche, le mascherine FFP2, e il gel igienizzante mani. Sono questi alcuni dei prodotti che per effetto della pandemia da Covid-19 entrano nel paniere Istat 2021. Ma oltre ai dispositivi per la protezione dal contagio, fanno il loro ingresso nel paniere 2021 anche integratori alimentari, casco per veicoli a due ruote, ricarica elettrica per auto, monopattino elettrico sharing, servizio di posta elettronica certificata e dispositivo anti abbandono.

Nessuno prodotto esce dal paniere 2021

Le novità del paniere Istat 2021 “riflettono la costante evoluzione dei comportamenti di spesa delle famiglie – spiega l’Istituto di statistica – ma anche l’impatto di eventi, come la pandemia tuttora in corso, che condizionano le scelte d’acquisto e la struttura della spesa per consumi”.

Tra i prodotti che rappresentano consumi consolidati, tra gli apparecchi per la lavorazione degli alimenti, entrano nel paniere, tra gli altri, la macchina impastatrice, e tra gli utensili da cucina non elettrici e gli articoli domestici non elettrici, la bottiglia termica. Nessuno prodotto però esce dal paniere 2021, “poiché tutti quelli già presenti non mostrano segnali di obsolescenza tali da motivarne l’esclusione”, aggiunge l’Istat.

1.731 prodotti elementari raggruppati in 1.014 prodotti

All’interno del paniere del 2021 utilizzato per il calcolo degli indici Nic per l’intera collettività nazionale, e Foi per le famiglie di operai e impiegati, figurano complessivamente 1.731 prodotti elementari (erano 1.681 nel 2020), raggruppati in 1.014 prodotti, a loro volta raccolti in 418 aggregati, riporta Askanews. Per il calcolo dell’indice Ipca (armonizzato a livello europeo) si utilizza invece un paniere di 1.751 prodotti elementari (erano 1.700 nel 2020), raggruppati in 1.033 prodotti e 422 aggregati.

Più spese per alimenti, casa e salute, meno per ristoranti, trasporti, ricreazione

Nella struttura di ponderazione del paniere Nic per il 2021, che risulta appunto fortemente condizionata dalla pandemia, l’Istat segnala anche l’aumento del peso delle divisioni di spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche, che aumenta del +3,0% rispetto al 2020, così come abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+1,3%) e servizi sanitari e spese per la salute (+0,9%). Al contrario, nel 2021 scende del -3,0% il peso di servizi ricettivi e di ristorazione, del -2,4 % quello dei trasporti, e del -0,8% quello per ricreazione, spettacoli e cultura.

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Nel 2020 raddoppiano gli attacchi a siti e infrastrutture sensibili

L’emergenza Covid-19 ha costituito un’occasione per strutturare e dirigere attacchi informatici ad ampio spettro, volti a sfruttare per scopi illeciti la situazione di maggiore vulnerabilità sociale e industriale. Dal gennaio 2019 a dicembre 2020 gli attacchi informatici sono infatti quasi raddoppiati, così come sono aumentate le persone identificate e indagate. In base ai dati della Polizia Postale riferiti all’attività del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture (CNAIPIC) nel 2020 gli attacchi informatici a infrastrutture e siti sensibili sono stati 507, mentre nel 2019 erano 239, gli arresti sono saliti a 21 (erano 3 nel 2019) e le persone denunciate 79, contro le 52 dell’anno precedente.

In aumento le campagne APT

Secondo gli analisti l’emergenza pandemica ha inciso sia sull’incremento degli attacchi diretti alle grandi infrastrutture erogatrici di servizi essenziali (approvvigionamento idrico ed energetico, PA, sanità, comunicazione, trasporti, e finanza sistemica) sia su quelli diretti a singoli enti, imprese o cittadini. Le tipologie di eventi cyber che hanno maggiormente impegnato gli operatori del Centro sono rappresentate dagli attacchi a mezzo malware, soprattutto di tipo ransomware, attacchi DDoS con finalità estorsiva, accessi abusivi con l’intento di carpire dati sensibili, campagne di phishing, e in ultimo, campagne APT (Advanced Persistent Threats). Queste risultano particolarmente insidiose poiché ricollegabili ad attori malevoli dotati di notevole expertise tecnica e rilevanti risorse.

La cyber-estorsione colpisce la sanità

Nello specifico, alcune delle più rilevanti infrastrutture sanitarie impegnate nel trattamento dei pazienti affetti da Covid sono state oggetto di campagne di cyber-estorsione volte alla veicolazione all’interno dei sistemi ospedalieri di sofisticati ransomware, concepiti allo scopo di rendere inservibili, mediante cifratura, i dati sanitari contenuti al loro interno. Questo, a fronte di richieste di pagamento del prezzo estorsivo, per lo più in cryptovalute (bitcoin), onde ottenere il ripristino dell’operatività. Il sistema sanitario e della ricerca è stato inoltre bersaglio di diversi attacchi APT, con lo scopo della esfiltrazione di informazioni riservate riguardanti lo stato di avanzamento della pandemia e l’elaborazione di misure di contrasto, specie riguardo l’approntamento di vaccini e terapie anti-Covid.

Si moltiplicano i casi di phishing ai danni di enti e imprese

Si sono moltiplicati poi i casi di phishing ai danni di enti e imprese, veicolati attraverso messaggi di posta elettronica. Dietro apparenti comunicazioni di Ministeri, organizzazioni sanitarie ed altri enti, relative all’andamento del contagio o alla pubblicazione di misure di contrasto, le email nascondevano sofisticati virus informatici in grado di assumere il controllo dei sistemi attaccati (come, ad esempio, il virus RAT). Come riferisce Askanews, l’obiettivo era quello di appropriarsi di dati personali e sensibili, rubare password di accesso a domini riservati, e attivare intercettazioni audio-video illegali.

La pandemia fa riscoprire l’importanza del verde urbano

Durante il lockdown e le successive restrizioni la frequentazione degli spazi verdi urbani è stata limitata, ma se ne è riscoperta l’importanza. Uno studio europeo a cui ha partecipato l’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), ha comparato la frequentazione e la percezione dei cittadini riguardo gli spazi verdi urbani in cinque Paesi europei (Italia, Croazia, Lituania, Slovenia e Spagna) e in Israele tra il 1 aprile e il 3 maggio 2020. E Italia e Spagna, due tra i Paesi più colpiti dalla pandemia e con le misure di contenimento più stringenti, hanno registrato la più alta percentuale (64%) di coloro che hanno smesso di frequentare aree verdi.

Italia, Israele e Spagna limitati a visitare aree a breve distanza da casa

Chi durante il lockdown non ha smesso di frequentare le aree verdi aveva un motivo essenziale, come portare fuori il cane o fare esercizio fisico. le restrizioni sanitarie hanno portato a una maggiore diversificazione della tipologia di spazi verdi frequentati. Se Croati, Lituani e Sloveni non hanno cambiato sostanzialmente le loro abitudini in Italia, Israele e Spagna si è preferito visitare giardini e viali alberati piuttosto che parchi urbani, limitandosi a visitare aree a breve distanza da casa. “In altri Paesi è aumentato leggermente l’uso dell’auto per raggiungere aree fuori città  -spiega Francesca Ugolini, ricercatrice del Cnr-Ibe e prima autrice dello studio – facendo riflettere sulla dicotomia tra necessità di verde e uso, nel proprio contesto, di mezzi poco ecologici”.

L’impossibilità di osservare la natura aumenta il senso di privazione

“Chi non è mai uscito durante il lockdown, come in Italia, Israele e Spagna, ha sentito molto la mancanza di spazi verdi e solo la vista di un ampio panorama dalla finestra ha contribuito a ridurre il senso di privazione”, continua Ugolini. I cittadini intervistati hanno lamentato principalmente l’impossibilità di stare all’aria aperta e incontrare altre persone nelle aree verdi, e soprattutto in Italia e in Israele anche l’impossibilità di osservare la natura. Queste percezioni sottolineano l’importante funzione sociale, ambientale e culturale delle aree verdi oltre che la sensibilità ambientale di chi ha risposto, riporta Italpress.

La pianificazione urbana dovrebbe integrare spazi verdi facilmente accessibili

L’indagine ha mostrato quindi come il tema del verde stia molto a cuore ai cittadini, e dimostra la consapevolezza dell’importanza di rispettare e proteggere la natura e garantire l’accessibilità di uno spazio verde in ambiente urbano. Molti suggerimenti raccolti hanno riguardato aspetti pratici della governance, in particolare, una pianificazione urbana che integri nel tessuto urbano spazi verdi facilmente accessibili, di varia tipologia e una gestione che garantisca la qualità degli stessi sia in termini di scelta delle specie e sia di manutenzione. Oltre a questo, altri suggerimenti hanno sollecitato mobilità verde e più inclusione dei cittadini e delle loro opinioni nei processi decisionali.

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Adolescenti e mascherina, per 60% dei ragazzi indossarla non provoca disagi

Indossare la mascherina è diventata una necessità e una nuova consuetudine, come calzare le scarpe o indossare il cappotto prima di uscire di casa. Di certo, però, anche se ormai siamo abituati, il nuovo “outfit” di prevenzione non è il massimo della comodità né il top del fashion, oltre a rendere un po’ più difficile la comunicazione. Al 60% degli adolescenti, però, sembra che indossare la mascherina non provochi nessun particolare disagio, solo per il 26% può essere motivo di fastidio. La stragrande maggioranza dei ragazzi mostra di voler andare oltre l’aspetto fisico, senza preoccuparsi che la mascherina possa rovinare l’outfit. Guardare gli occhi dell’interlocutore è sufficiente per loro, perché difficilmente gli occhi possono mentire. L’importante è non rinunciare alla vita sociale.

Fatica a respirare, occhiali che si appannano, impossibile sorridere

Radioimmaginaria, il network europeo degli adolescenti dagli 11 ai 17 anni, con più di 300 speaker provenienti da 50 città in 8 Paesi, ha realizzato un sondaggio online per capire come l’uso della mascherina abbia influenzato i rapporti sociali degli adolescenti e quali metodi hanno trovato per comunicare a distanza. Il sondaggio è stato rivolto a oltre 300 ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 24 anni. Da quanto emerge dall’indagine per il 48,9% degli intervistati la fonte di maggiore stress nell’indossare la mascherina è la fatica a respirare, seguita dagli occhiali che si appannano (26,2%) e dall’impossibilità di sorridere (9,4%). Ma c’è anche un 6,1% secondo cui la mascherina provoca i brufoli.

Guardare gli occhi dell’interlocutore e analizzarne atteggiamento e comportamento

La stragrande maggioranza dei ragazzi interpellati riesce comunque a capire le emozioni e i sentimenti dell’interlocutore anche se indossa la mascherina. Ma quali stratagemmi usano per capirlo? Una parte degli intervistati sostiene di guardare gli occhi dell’interlocutore, mentre un’altra analizza l’atteggiamento e il comportamento dell’altro. Sono pochi quelli che fanno ricorso agli account social dell’interlocutore per verificare “che faccia abbia”.

Gli adolescenti non vogliono rinunciare alla socialità

Quali altri metodi usano gli adolescenti per comunicare tra loro, superando i limiti che impone la mascherina? Una buona parte degli intervistati dichiara di “giocare” sul tono della voce, e un’altra sui gesti, riporta Italpress. In ogni caso, gli adolescenti del sondaggio, nonostante il periodo particolarmente difficile come quello che stiamo vivendo, non vogliono rinunciare alla loro socialità. Anche se questo significa dover indossare la mascherina e parlarsi a distanza.

TV, sempre più interattiva, tech e personalizzata

Altro che “inchiodati” a guardare la Tv: questo oggetto, l’elettrodomestico per eccellenza, definito anche il nuovo focolare della casa, cambia volto. E da strumento passivo diventa attivo, attivissimo. Il cambiamento è dovuto, neanche a dirlo, alla tecnologia, che ha rivoluzionato sia apparecchi sia modalità di fruizione. Basti pensare che in una manciata di anni lo spettatore, o il fruitore, è diventato il “regista” della propria programmazione, scegliendo cosa, i tempi e i dispositivi su cui vedere i contenuti. “Il prime time, e non solo quello, oggi funziona anche grazie ai social network, sui quali i programmi vengono commentati, il cosiddetto ‘second screen’ e il telespettatore diventa parte integrante, giudice di un talent musicale o decisivo per un reality show” si legge una nota di Ansa che riprende il Trend Radar di Samsung, analisi che esplora il ruolo della televisione per gli italiani.

Tre dispositivi insieme

Il report evidenzia che circa 1 italiano su 2 utilizza quotidianamente più di tre dispositivi elettronici in contemporanea, principalmente si tratta dello smartphone (88%), del notebook (72%) e del televisore (65%). Dalle app di messaggistica istantanea (81%) alla navigazione sui social network (76%), dalla visione di film e contenuti multimediali (70%) all’interazione con le trasmissioni in diretta (67%), fino alla shopping online (67%): questi sono i principali usi quotidiani della tecnologia. Per il 62% degli intervistati, il principale vantaggio è poter fare più cose contemporaneamente. In un mondo multiscreen, per il 69% degli intervistati è normale guardare la TV mentre si guarda contemporaneamente il proprio smartphone, mentre un 67% commenta via chat e un altro 60% cerca sul device informazioni su ciò che sta guardando.

Un apparecchio sempre molto amato

Passano gli anni, ma gli italiani continuano ad amare la TV: il 70% la reputa un media che coinvolge e rende protagonisti, e il 60% la guarda principalmente quando è comodamente a casa. Ma una larga fetta di italiani la predilige per seguire film e serie tv (81%), mentre il 74% lo sport e il 61% i reality e talent show. Ma c’è anche un 53% che la utilizza per i videogame e un altro 48% che la utilizza per navigare in rete. In più, gli spettatori amano essere coinvolti nei live, con la possibilità di votare in tempo reale gli shop che si stanno guardando.

Smart, la Tv che vuoi

Ovviamente lo streaming fa strage di appassionati: il 79% degli intervistati preferisce visionare i contenuti su piattaforme di streaming, altri prediligono le app di videogiochi (62%) e più della metà sceglie di fare mirroring dallo smartphone al televisore, trasferendo i contenuti visualizzati sullo smartphone direttamente sullo schermo più grande del TV tramite Smart View (51%). Infine, il 44% sceglie l’applicazione Multi View per vedere due contenuti contemporaneamente.

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L’organizzazione del lavoro in Italia. Orari, luoghi, grado di autonomia

Com’è organizzato il lavoro in Italia? Come sono definiti gli orari e i luoghi, e qual è il grado di autonomia dei lavoratori? L’indagine sulle Forze di Lavoro dell’Istat ogni anno approfondisce un aspetto del lavoro, o alcune caratteristiche dei lavoratori. E il modulo ad hoc inserito nel questionario standard del 2019 raccoglie informazioni proprio sull’organizzazione e gli orari di lavoro degli occupati. L’obiettivo è valutare in che misura il lavoratore possa esercitare una certa autonomia in base alle proprie preferenze e necessità. Secondo i risultati della rilevazione oltre sette occupati su 10 (16,6 milioni di lavoratori) non hanno la possibilità di decidere l’orario di inizio o della fine della propria giornata lavorativa. Il 16,4% ha invece piena autonomia nella scelta, e un ulteriore 12,0%, pur dichiarandosi autonomo, è soggetto ad alcune limitazioni.

Le categorie più forti hanno maggiori margini di flessibilità oraria

Per i lavoratori dipendenti l’orario è definito dal datore di lavoro, mentre i vincoli che incontrano i lavoratori autonomi sono riferiti alle esigenze dei clienti o dalle norme. Gli uomini, i lavoratori dai 50 anni in su, e quelli con titolo di studio elevato (le categorie tradizionalmente più forti nel mercato del lavoro) hanno maggiori margini di flessibilità oraria. Più spesso degli altri lavoratori possono infatti decidere l’orario della giornata lavorativa, e più facilmente possono accedere a permessi e ferie, anche con breve preavviso. Più costrittive sono invece le condizioni lavorative di stranieri, giovani, donne e di chi ha un basso titolo di studio.

La flessibilità è richiesta dalle aziende

Accanto alla flessibilità richiesta dai lavoratori per esigenze personali vi è quella del datore di lavoro in ragione di esigenze produttive. A un quinto dei dipendenti viene richiesta una modifica dell’orario lavorativo almeno una volta a settimana, e a un ulteriore 22,6% almeno una volta al mese. Tali richieste sono più frequentemente rivolte agli occupati laureati, di sesso maschile o con cittadinanza italiana. Agli stranieri, alle donne e alle persone con bassa istruzione raramente viene chiesto di modificare il proprio orario di lavoro.

Lavoro da casa, più diffuso nel settore dei servizi

Tra i lavoratori autonomi, inclusi i dependent contractor, il 45,0% deve inoltre rivedere il proprio programma di lavoro almeno una volta a settimana per richieste di clienti o per variazioni della quantità di lavoro, e un ulteriore 18,5% lo deve fare almeno una volta al mese. Per quanto riguarda il lavoro da casa, che nel 2019 ha coinvolto circa 1,3 milioni di occupati, (5,7%) risulta più diffuso nel settore dei servizi, anche se con forti differenze tra i comparti. Lo adottano più di frequente il settore dell’informazione e comunicazione, insieme a quello dei servizi alle imprese. Inoltre, nel settore istruzione, l’abitazione rappresenta molto spesso il luogo di lavoro secondario. Il lavoro da casa è invece pressoché inesistente per gli occupati negli alberghi e ristorazione, trasporti e magazzinaggio, sanità e assistenza sociale, e servizi alle famiglie.

Durante il lockdown le famiglie hanno risparmiato in media 480 euro

Un’occasione per mettere mano alle spese domestiche e fare ordine tra i conti di casa. Il lockdown è stato anche questo, tanto che il 48,2% delle famiglie italiane, pari a 21 milioni di nuclei, tra marzo e giugno ha risparmiato in media 480 euro su alcune delle principali voci di spesa, come utenze, assicurazioni e prodotti finanziari. Si tratta dei risultati di un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat, che interrogando un campione rappresentativo della popolazione nazionale ha evidenziato come a essere stati ridotti con maggior frequenza sono i costi sostenuti per l’RC auto (14,4% del campione) e la bolletta della telefonia mobile (10,2%), mentre 4.500.000 famiglie hanno ridotto la bolletta elettrica, e il 9,2% quella del gas.

Riduzione delle tariffe e diminuzione del costo delle materie prime

A determinare questi risparmi sono state diverse cause. In alcuni casi, come per l’RC auto e moto, ha influito la riduzione delle tariffe applicate dalle compagnie, in altri, come per le utenze elettriche, ha inciso la diminuzione del costo delle materie prime, mentre in altri ancora il risparmio è stato determinato da un atteggiamento più attivo dell’utente. Con maggior tempo a disposizione è stato possibile confrontare le offerte presenti sul mercato trovando quella più adatta alle proprie necessità. Molte famiglie, il 9,1%, hanno invece dichiarato di aver risparmiato sulla carta di credito.

C’è chi ha risparmiato e chi no

Se a livello nazionale il 48,2% degli intervistati ha dichiarato di essere riuscito a risparmiare riducendo le spese di casa, la percentuale varia su base territoriale raggiungendo il valore più alto tra le famiglie residenti nelle regioni del Centro Italia (52,8%). Per quanto riguarda coloro che hanno ridotto le spese, a fronte di un risparmio medio di 480 euro, il 64% è riuscito a risparmiare meno di 300 euro, e il 18% tra 300 e 500 euro. Sono invece 22.700.000 le famiglie che hanno dichiarato di non essere riuscite a risparmiare. A livello territoriale la percentuale di chi non ha risparmiato è più alta tra i residenti nelle regioni del Nord Ovest (55,7%), al Sud e nelle Isole (51,7%).

Le spese che vorremmo ridurre

Se si confrontano i dati della rilevazione di luglio con quelli della medesima rilevazione condotta a gennaio 2020 la classifica delle spese sulle quali gli italiani vorrebbero risparmiare rimane invariata, ma le percentuali sono in calo.

La volontà di risparmio, ad esempio, è passata dal 64% al 61% per le bollette della luce, dal 60% al 57% per l’RC auto e dal 59% al 51% per la bolletta del gas. Unico valore in lieve aumento è quello relativo alle tariffe internet casa, voce di spesa sulla quale vogliono risparmiare il 35% delle famiglie, che a gennaio 2020 erano il 34%.

Imprese familiari, solo un terzo va oltre la terza generazione

Le imprese familiari sono ancora la base del tessuto imprenditoriale italiano – rappresentando i 2/3 delle imprese nazionali e contribuendo per il 60% alla produzione del PIL – ma solo il 30% di queste arriva alla terza generazione. Però, allo stesso tempo, in casi di criticità e di recessione questo tipo di azienda si dimostra  più attenta ai ricavi e agli investimenti a lungo termine. Sono alcuni dei dati che emergono dal Family Business Study 2019 condotto da Russell Reynolds Associates, società internazionale di consulenza manageriale ed executive search. Lo studio mette a confronto i Consigli di Amministrazione delle imprese familiari con quelli delle imprese non familiari, in Italia e in altri 3 Paesi europei: Francia, Germania e Spagna. Per ogni Paese sono state analizzate 40 società quotate, 20 familiari e 20 non familiari. Sono considerate imprese familiari quelle in cui i membri della famiglia risultano essere azionisti di riferimento, o coinvolti nel management e almeno alla seconda generazione.

Tutto in famiglia

Lo studio rivela che le imprese familiari italiane sono caratterizzate – e non è un gioco di parole – da una forte “familiarità”. Mantenendo invariato il numero dei membri del CdA rispetto alle imprese non familiari, il 28% dei membri del consiglio risulta infatti essere appartenente alla famiglia. Un dato in linea con quello di Francia e Spagna (26%); solo in Germania cala la presenza di membri della famiglia nel consiglio di amministrazione. Ne consegue che in Italia la famiglia tende ad esercitare un alto livello di controllo sull’azienda. Rispetto agli altri Paesi considerati dallo studio, le imprese familiari italiane risultano deficitarie sul piano della internazionalizzazione del proprio CdA: solo il 7% dei consiglieri è straniero, contro il 13% è nelle imprese non familiari. Il divario con gli altri paesi è netto: 30% in Francia, 18% in Germania e 17% in Spagna, a testimonianza di una maggior apertura internazionale delle imprese familiari di questi paesi.

Uomini ai vertici

Prendendo in esame i board delle imprese familiari, si denota una maggior digitalizzazione media dei consiglieri negli altri Paesi rispetto all’1% dell’Italia (Francia 11%), insieme a una maggiore presenza di membri del Consiglio con precedenti esperienze di CEO (Italia 36%, Spagna 43%, Francia 47%), e una maggiore esperienza di contabilità e finanza (Italia 7%, 16% Germania, 20% Francia). In Italia (così come in Spagna) il ruolo del presidente sembra essere appannaggio quasi esclusivo della compagine familiare. Un altro aspetto tipicamente italiano è che ai vertici non ci siano praticamente manager femminili: solo il 5% dei presidenti è donna (contro il 20% della Spagna).

Il 20% delle micro imprese trasloca le vetrine online

Nel corso dell’emergenza coronavirus il 20% delle microimprese italiane ha traslocato le vetrine online. Da quanto emerge dal report di GoDaddy (registrar americano di domini Internet) “Trasformazione digitale durante il lockdown: le micro imprese italiane, un’analisi sulle micro imprese e i loro comportamenti online”, durante il lockdown però solo il 41% delle micro aziende del nostro Paese aveva un sito web rilevabile tramite i motori di ricerca. Tuttavia, sottolinea lo studio, le micro imprese hanno dimostrato capacità di reazione per sopravvivere alla crisi dovuta all’emergenza sanitaria, e quasi un quinto delle “saracinesche” ha infatti attivato servizi di vendita online o di delivery, soprattutto nel settore della ristorazione.

Il 41% riesce a utilizzare un sito vetrina in maniera funzionale

La ricerca di canali alternativi è avvenuta nonostante il basso livello di digitalizzazione delle micro imprese attive nei settori di commercio al dettaglio, ristorazione e studi professionali. “Per queste micro imprese – si legge nello studio – il primo passo per la digitalizzazione è rappresentato dall’apertura di un sito web: tuttavia, solo il 41% riesce a utilizzare un sito ‘vetrina’ in maniera funzionale e a renderlo rilevabile tramite i motori di ricerca”, riporta Adnkronos. “Di queste, – aggiunge lo studio – solo il 27% riesce ad attrarre volumi di traffico rilevanti sul proprio sito web, registrando più di 500 visite al mese”.

Il 18% ha attivato servizi per vendere online

Secondo il Pmi Digital Index 2020 di GoDaddy l’indice di digitalizzazione delle Pmi italiane si attesta a 56/100, un punteggio migliorato di due punti rispetto all’anno scorso, riferisce il Corriere della Sera. Si assiste quindi a una lenta trasformazione digitale delle piccole realtà, complice il periodo di lockdown che ha dato una grande spinta alla vendita online e che ha portato le micro imprese a cercare canali digitali alternativi per garantire la continuità e la sopravvivenza dell’attività economica. Per quanto riguarda gli strumenti di vendita online (digital sales), solo il 29% delle micro imprese aveva già attivato servizi per vendere online prima del lockdown, ma il 18% del totale lo ha fatto durante questo periodo, e ha raccolto ordini tramite WhatsApp (23%), un canale ecommerce (14%) o social media (9%).

Il 19% ha attivato servizi di delivery

Per quanto riguarda il delivery, una micro azienda su 5 (19%) ha attivato servizi di delivery tramite sito web o ordinazioni telefoniche. Durante i mesi di emergenza, però, scarsa rilevanza è stata data dalle micro imprese ai servizi informativi: solo il 6% ha introdotto ad esempio servizi di newsletter per rimanere in contatto con i propri clienti. Sulla performance, invece, l’analisi di GoDaddy mostra che “solo pochi casi virtuosi (10%) hanno attivato investimenti significativi durante il periodo di lockdown e incrementato il traffico verso il proprio sito – commenta Gianluca Stamerra, Regional Director di GoDaddy per Italia, Spagna e Francia -. Allo stesso tempo, il fatto che il 63% delle piccole aziende con sito rilevabile riesca a generare meno di 500 visite mensili dimostra che esiste un enorme potenziale di miglioramento”.